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Campioni internazionali

Delpo é tornato. più forte

A Roma per fermarlo c’è voluto un Djokovic capace di cancellare due match-point, nella partita più bella del torneo. Ma la notte degli Internazionali BNL d’Italia ha detto che Juan Martin Del Potro è tornato, di nuovo. E con un rovescio così può puntare molto in alto

21 maggio 2019

Ai tanti che c’erano ancora, quelli che in barba alla notte fredda e umida del Foro Italico hanno resistito sulle tribune del Centrale fino all’una di notte, Juan Martin Del Potro ha fatto un regalo. Come spesso accade quando dall’altra parte della rete trova Novak Djokovic, il gigante di Tandil ha tirato fuori l’artiglieria pesante (foto) e ha contribuito a dipingere la partita più bella del torneo: 3 ore e 1 minuto di botte ed emozioni, per lasciare di nuovo tutti a bocca aperta e gridare al mondo del tennis che non solo è tornato un’altra volta, ma che sembra addirittura più forte di prima.

ALTRO CHE ADDIO

E pazienza se quella partita e il posto in semifinale se li è presi Djokovic, cancellando due match-point di fila nel tie-break del secondo set (forse gli unici peccati romani di “Delpo”), quello è solo un dettaglio. Ciò che conta, per l’argentino, sono le tante indicazioni positive raccolte sulla terra della Capitale. Preziosissime perché tutt’altro che scontate, a maggior ragione quando l’ultima diagnosi - rottura della rotula del ginocchio a metà ottobre a Shanghai - aveva di nuovo fatto ipotizzare un addio definitivo.

Era stato lui a confessare come fosse “difficile immaginare un nuovo recupero”, invece ci ha messo molto meno del previsto e al terzo – terzo! – torneo dopo il rientro ha fatto a sportellate per tre ore col numero 1 del mondo. Come una rondine non fa primavera, è vero anche che un torneo giocato bene non fa rinascita, ma quando la specialità della casa è fare a pugni con gli infortuni e metterli sempre al tappeto, basta poco per (ri)guadagnarsi la fiducia del pubblico e mettere in guardia gli avversari.

ROVESCIO COME NUOVO

Chi ha visto, ha capito. Ha capito che “Delpo” c’è, è vivo e lotta armato di un rovescio che non si vedeva da anni. Sarà che la pausa per il ginocchio l’ha aiutato a far riposare anche i polsi maledetti, ma a Roma ha mostrato una sicurezza dal lato sinistro che pareva ormai un lontano ricordo. Invece, a finire nel dimenticatoio sono i tempi in cui la terra la snobbava per non affaticare troppo proprio quei polsi, e pure quelli in cui dal lato del rovescio colpiva quasi esclusivamente con la soluzione in 'slice', più conservativa. A Roma ha giocato come se si fosse dimenticato di tutte le operazioni, spingendo forte, senza paura e raccogliendone i (tanti) frutti, col lungolinea in primis. In sintesi, ha ritrovato un’arma che lo rende ancora più pericoloso, e promette di avvicinarlo ancora un po’ a quei migliori ai quali ha dimostrato di saper e poter appartenere.

A PARIGI CON FIDUCIA

Fra pochi mesi il suo trionfo allo Us Open compie 10 anni, e da allora - anche per colpa degli infortuni - è rimasto l’unico, ma forse non l’ultimo. Nel 2018 l’argentino ha già dimostrato di poter competere anche per i titoli degli Slam, tornando in finale a New York e in semifinale a Parigi, dove dodici mesi dopo arriva con la convinzione di poter andare lontano. L’assenza per infortunio di Kevin Anderson gli ha regalato l’ottava testa di serie, e quindi la possibilità di un tabellone - sulla carta - un tantino più morbido. Ora il resto spetta a lui. Ma il meglio potrebbe arrivare nei mesi successivi: magari non a Wimbledon, perché l’erba resta la superficie più difficile per il suo tennis, più facilmente a New York. Per fondo, clima e trascorsi, le condizioni ideali per l’argentino sono quelle della Grande Mela, là dove dieci anni fa spezzò l’egemonia di un Federer che a Flushing Meadows pareva imbattibile, e che invece dopo quella batosta non avrebbe più vinto.

LE CHANCE NEI PROSSIMI MESI

Da considerare anche la situazione degli altri: Djokovic non sembra sui livelli della seconda metà del 2018 (ma va visto a Parigi: a occhio e croce potrebbe aver tarato la forma solo ed esclusivamente sugli Slam), Nadal sul duro colleziona più ritiri che partite, i giovani non sono ancora ai ritmi dei grandi, e Federer potrebbe pagare – in termini di energie e condizione – la scelta di tornare ad affrontare la stagione sul rosso. Ergo, nei prossimi mesi potrebbe anche aprirsi qualche posto per gli altri, con Del Potro in pole position. E chissà che i ripetuti stop degli anni scorsi non possano un giorno trasformarsi in un vantaggio, e aiutarlo a protrarre la propria carriera ancora per tanti anni. L’augurio, in ogni caso, è che stavolta non debba assentarsi a più riprese, e possa rimanere fino alla fine del film. Decidendo lui il finale.