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Campioni internazionali

Una finale che... Konta

La britannica, n.42 del mondo oggi ma n.4 a fine 2017, ha battuto in rimonta l'olandese Bertens e approda per la prima volta all'ultimo atto degli Internazionali BNL d'Italia. Johanna la giramondo ha finalmente trovato il feeling giusto sulla terra romana

di Tiziana Tricarico | 18 maggio 2019

“Gimme hope Jo’anna”cantava Eddy Grant più di 30 anni fa, quando la Konta non era nemmeno nata. E quella speranza la britannica nata a Sydney l’ha soprattutto data a se stessa dopo aver perso un primo set di misura. Ha continuato a crederci e per la prima volta si è qualificata per l’ultimo atto degli Internazionali d’Italia al Foro Italico. In semifinale la Konta, numero 42 del ranking mondiale, che ha festeggiato 28 anni venerdì, ha battuto in rimonta per 5-7 7-5 6-2, dopo poco più di due ore e tre quarti di partita, l’olandese Kiki Bertens, numero 4 del ranking e sesta testa di serie, la giocatrice più in forma del momento, fresca vincitrice del trofeo di Madrid.

Rimonta prepotente

Johanna ha assorbito bene un primo set combattuto e perso di misura. Nella seconda frazione Kiki ha aumentato il ritmo degli scambi ma la britannica non si è lasciata intimidire: nell’undicesimo gioco la Bertens ha concesso il break con un doppio fallo, la Konta ha ringraziato e poco dopo ha pareggiato il conto dei set.
Kiki ha incassato male il colpo e nel terzo gioco del set decisivo ha regalato un altro break, ancora con un doppio fallo. Johanna ha continuato a spostare in lungo e in largo l’olandese, dimostrando ancora una volta di saper usate la testa (come nel caso della palla per il contro-break cancellata nel sesto gioco). Konta ha palesato un po’ di braccino sui primi tre match-point (consecutivi) ma sul quarto la risposta della Bertens in rete ha chiuso la questione. 
”Sono davvero felice di essere in finale, la seconda così importante della mia carriera dopo Miami” - ha detto Jo - "e non ho mai avuto dubbi di potermi esprimere al meglio anche sulla terra: del resto su questa superficie ho vinto molto agli inizi della mia carriera. Sapevo anche che Kiki in questo momento sta giocando alla grande: ho cercato di concentrarmi su ogni singolo punto trovando sempre soluzioni diverse". Una stagione iniziata senza infamia e senza lode che si è accesa sul “rosso” di Rabat: ”Non ho mai messo in discussione il lavoro che stavo facendo con il mio team: ho sempre creduto che i risultati sarebbero arrivati”.

 

Cittadina del mondo

Una voce fuori dal coro quella di Johanna, che gioca un tennis diverso e parecchio divertente Il suo problema è sempre stato quello della tenuta mentale. Cresciuta nel mito di Steffi Graf, è nata a Sydney da genitori ungheresi ma dal 2006 vive ad Easbourne (è diventata cittadina britannica nel 2012 - poiché possiede più di un passaporto, dice di sentirsi un po' una Jason Bourne al femminile!), nell’ottobre del 2016 ha fatto il suo ingresso in top ten - forte anche di una semifinale Slam conquistata agli Australian Open e del primo trofeo Wta vinto a Stanford - diventando la quarta britannica a riuscire nell'impresa dopo Virginia Wade, Sue Barker, Jo Durie e ... 32 anni di digiuno.

Gli esordi nel tour

Ha vinto il suo primo titolo nel circuito ITF a maggio del 2008 a Mostar, superando in finale l'austriaca Janina Toljan. Ha giocato per la prima volta in un main draw Wta - dopo aver superato le qualificazioni - a Copenaghen nel 2011, perdendo al primo turno da Lucie Safarova.
Ha partecipato per la prima volta ad un torneo dello Slam grazie alla wild-card ottenuta a Wimbledon nel 2012 dove fu sconfitta al primo turno per 10-8 al terzo da Christina McHale. Proprio sui prati londinesi nel 2017 è diventata la prima britannica a raggiungere le semifinali dai tempi di Virginia Wade (1978) prima di lasciare strada all’intramontabile Venus Williams.
Raggiunto il numero 4 del ranking (best) Johanna a fine stagione decise di cambiare per puntare a vincere uno Slam, licenziando il coach Wim Fissette, passando a Michael Joyce (un 2018 assolutamente da dimenticare) ed “accasandosi” infine con il francese Dimitri Zavialoff, ex-coach di Stan Wawrinka, che finalmente le ha fatto capire che usando gli angoli può esprimere un tennis brillante anche sul “rosso”. A Rabat ha fatto le prove generali arrivando in finale (stoppata in finale da un’altra protagonista degli Internazionali, Maria Sakkari): a Roma ha raggiunto di nuovo l’ultimo atto, e su un palcoscenico ben più prestigioso.