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Campioni internazionali

Kuerten e quel Roland Garros... d'oro

22 anni fa Gustavo Kuerten, da n.66 del mondo, stupiva il suo Brasile (e il mondo) conquistando il Roland Garros. Quel successo lo fece diventare un idolo per molti. E adesso, a Roma, ha vinto la racchetta d’Oro

di Alessandro Mastroluca | 19 maggio 2019

8 giugno 1997: Gustavo Kuerten, vestito nei colori del Brasile, fece innamorare il mondo. Un torneo indimenticabile, quel suo Roland Garros. Adesso, a Roma, gli consegnano la racchetta d’Oro, premio riservato ai più grandi del passato e consegnato storicamente durante gli Internazionali BNL d’Italia. In quel torneo, a Parigi, Guga riuscì a rimontare da sotto 3-0 nel set decisivo in un match di impatto simbolico intenso: ribaltò il terzo turno contro Thomas Muster e vinse la sua prima partita in carriera al quinto set. Al ventesimo torneo in carriera, Kuerten ottenne per la prima volta tre successi di fila. Era tutto scritto nelle stelle, si capiva già da lì.

Immaginazione al potere

Nella Parigi dell'immaginazione al potere, negli ottavi riacciuffa anche la partita contro un perfetto esempio di regolarità e costanza, quell'Andrei Medvedev che due anni dopo sarebbe arrivato a un set dal trionfo. Cede il primo set, cancella tre palle break sul 4-4 nel quinto e chiude 7-5 al quarto match point. È il secondo brasiliano dopo Thomas Koch nel 1968 a spingersi così avanti al Roland Garros. Affronta a quel punto il campione in carica, Yevgeny Kafelnikov, una delle sole due teste di serie ancora in tabellone: mai ne erano arrivate così poche ai quarti a Parigi nell'era Open. Sente la grande occasione, Kuerten, che non smette di crederci nemmeno quando si ritrova a un set dall'eliminazione. Vince otto game di fila, prima di chiudere 6-4 al quinto con tre vincenti consecutivi.
Mia nonna studiava gli avversari e poi mi dava indicazioni su come dovevo affrontarli

Un sorriso unico

Dietro il sorriso che conquista, il ventenne nasconde un carattere forgiato dal dolore e un'intelligenza tattica aiutata dai consigli della nonna. “Ha studiato ogni giocatore - rivelò di lei - e mi dice come devo giocare contro questo o quell'avversario”.
Nemmeno la nonna, però, avrebbe potuto immaginare che Guga, numero 66 del mondo, avrebbe giocato da favorito la sua prima semifinale in uno Slam. Eppure, l'exploit di Filip Dewulf, numero 122 al mondo, che batte Magnus Norman a due giorni dal successo dello svedese su Pete Sampras, gli regala un sogno di quelli che non fanno svegliare.

“Forse Dio...”

Kuerten si fa crescere la barba, vorrebbe portarla lunga come Alexi Lalas, il calciatore chitarrista americano che ha lasciato un segno anche a Padova, e diventa l'icona di un popolo. Per la semifinale, i tifosi riempiono lo stadio di bandiere e delle maglie della nazionale di calcio, che negli stessi giorni era in campo per il torneo amichevole pre-mondiale rimasto nella storia per un incredibile punizione di Roberto Carlos. Kuerten perde solo un set, il secondo, dal 3-1, ma il destino è dalla sua. Il nastro rende imprendibile la sua volée di rovescio e lo porta al match point. “Forse Dio è del Brasile”, commenta dopo il 6-1 3-6 6-1 7-6. È il primo “verdeoro” in finale in uno Slam.
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Classifica più bassa

Il resto è storia. Lascia nove game a Bruguera. Al 49mo match in carriera nel circuito maggiore, diventa il terzo giocatore non testa di serie a trionfare a Parigi dopo Marcel Bernard nel 1946 e Mats Wilander nel 1982. Nessuno aveva mai alzato la coppa dei moschettieri con una classifica così bassa.