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Campioni internazionali

Tra i giganti spunta Diego, 'El Peque' 

L’argentino Schwartzman si ritaglia un posto tra i giganti del tennis mondiale nelle semifinali degli Internazionali BNL d’Italia. Una storia di riscatto grazie a una mamma… d’oro

di Stefano Izzo | 16 giugno 2019

Si chiama Diego ed è argentino. Non gioca a calcio, e dal punto di vista squisitamente tecnico facciamo fatica a definirlo fuoriclasse della racchetta. Non ruba l’occhio, diciamo, col suo gioco solido da gran faticatore dietro la linea di fondo. Diego Schwartman, però, ha rubato il cuore dei tanti appassionati che avevano sfidato il caldo sulla Grand Stand Arena soprattutto per ammirare Key Nishikori. E invece Dieguito, che con i suoi 170 cm di altezza è uno dei giocatori meno corazzati del circuito, una pallina alla volta e goccia dopo goccia di sudore se li è portati praticamente tutti dalla sua parte. Era già dalla sua l’attaccante della Lazio, Joaquin Correa, in tribuna per incitare il connazionale. El Tucu laziale era lì a fare il tifo per El Peque in campo, tutt’altro che rassegnato ad una vita da mediano. “Olè, Olè, Olè, Ole, Diego, Diego”, cantava la gente in tribuna dopo l’ennesimo inno al sacrificio del furetto argentino.

Gli occhi a mandorla di Key Nishikori erano ridotti a due fessure, più dalla frustrazione che dalla fatica. Alcuni connazionali hanno abbandonato le tribune ancor prima dell’inesorabile epilogo. Un 6-4 6-2 stretto parente di una sentenza durissima, che poteva essere ancor più impietosa se Schwartzman sul 5-0 nel primo parziale non avesse tirato via il piede dall’acceleratore.

Il 26enne di Buenos Aires, arrivato a Roma col pettorale numero 24 dell’Atp, ha iniziato la sua avventura al Foro contro un altro nipponico, il qualificato Yoshihito Nishioka. Nella sua rete è finito anche lo spagnolo Albert Ramos Vinolas e poi il nostro Matteo Berrettini. Contro il bombardiere azzurro, ha preso le misure alla Grand Stand, da oggi l’arena di Diego. Nessuno gli ha rimproverato di aver spezzato il volo dell’idolo di casa. Anzi ne hanno apprezzato lo spirito di abnegazione, la garra tutta argentina, la capacità di spingersi con la determinazione lì dove lo strapotere fisico non potrà mai condurti.

D’altronde Schwartzman la palestra del sacrificio l’ha avuta dentro casa sin da “pequeno”. Mamma Silvana, una volta caduta in disgrazia l’azienda di famiglia che produceva bigiotteria, si è messa in proprio, producendo braccialetti da vendere nei tornei dove era impegnato il figlio per riuscire a finanziarsi le trasferte al fianco del piccolo Diego.

Dopo gli ultimi mesi vissuti tra pochi alti e molti bassi, El Peque argentino è ora arrivato alla sua prima semifinale in un Master 1000, e senza perdere neanche un set. Sembra tornato sui livelli di una fa, quando si era spinto fino ad un passo dalla Top 10 (a giugno era numero 11).

In semifinale agli IBI19 avrà l’ostacolo più duro, il numero 1 Novak Djokovic. o un derby incredibile con Juan Martin Del Potro.  E chissà che la bella favola del “basso” arrivato così in alto, non possa arricchirsi di un altro incredibile capitolo.

 

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