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Campioni internazionali

Cristian Garin vede rosso... e sgomma

Ha testa e mentalità vincente: nel 2019 quando è andato al terzo ha vinto 8 volte su 9 (compresi tre tie-break). Battendo Berrettini a Monaco di Baviera il cileno si è portato via una fuoriserie e il 2° titolo ATP. “Ma questo è solo l’inizio”

di Gabriele Riva | foto Getty Images | 07 maggio 2019

Ha più soprannomi che titoli, ma ancora per poco. E comunque la forbice si è ristretta parecchio. Cristian Garin per alcuni è Tatan, per altri Gago, ma lo chiamano anche ‘El Tanque’, il carro armato. A Monaco di Baviera ha vinto il suo secondo trofeo ATP dopo aver conquistato quello di Houston, non più tardi di qualche settimana fa (il 14 aprile). Adesso ha saputo disinnescare i centimetri di Alexander Zverev - annullandogli due match point - e, dal suo metro e 85, pure i colpi potenti di Matteo Berrettini in una finale che oltre ai 524.340 dollari di montepremi gli ha regalato anche una BMW Z4 Roadster grigio opaco che, al netto degli allestimenti, a listino è compresa tra i 44 e 70 mila euro.

Fisico da torello

Il carro-armato cileno, figlio di quella Santiago del Cile che per l’Italia profuma ancora di Davis nonostante siano passati più di quarant’anni (1976), era una grandissima promessa da under. Si parlava di nuovo Nadal, di nuovo profeta del rosso, non soltanto per la vittoria al Roland Garros junior 2013 (in finale su Alexander Zverev, che aveva appena vinto il Bonfiglio a Milano) ma perché il fisico da torello e la solidità mentale facevano intravedere un nuovo beniamino per i cileni orfani di Fernando ‘Mano de Piedra’ Gonzalez, pure lui di Santiago e n.5 Atp nel 2007.

Due cileni Top 200

Cristian, che proprio ‘mano de seta’ non è, sta cominciando solo adesso a consolare una nazione con soli due giocatori nei primi 200 (oltre a Garin, l’altro è Nicolas Jarry, 23 anni e n.72). Lo sta facendo nonostante un avvio di stagione non esaltante, subito ‘curato’ però dall’avvento della terra rossa, superficie che per un bizzarro scherzo del destino lui non definisce ‘preferita’, subordinandola al cemento e al ‘duro’ in generale. Il futuro potrebbe anche dargli ragione, ma per ora i risultati dicono che è il ‘duro’ a non amare lui.

Il coach? El Gringo

Ha cominciato a giocare a 5 anni, da piccolo niño cresciuto a Santiago da papà Sergio e mamma Anna, entrambi ingegneri. Guardava il tennis, da bimbo, ed è cresciuto con negli occhi la classe di Roger Federer, il talento di Carlos Moya e il genio di Marat Safin. Da lì ha miscelato gesti e memorie che ne hanno formato il capitale di partenza, un materiale umano sul quale sta lavorando, insieme a Paul Capdeville e al preparatore atletico Martiniano Ortiz, coach Andres Schneiter, detto ‘El Gringo’. Uno che, da argentino in Argentina (si allenano insieme a Buenos Aires), ha lavorato già con specialisti del ‘rosso’ come Nicolàs Massù Franco Squillari, Mariano Puerta e Agustín Calleri.

Il 50% dei punti

Tutto campo e palestra, come possono testimoniare gli 89 mila follower che lo seguono sul suo account ufficiale Instagram (@garincris), si rilassa guardando l’NBA, Russel Westbrook e gli Oklahoma City Thunder. L’ascesa nel ranking giovanile e poi in quello ATP, l’ingresso nei Top 100 è dell’ottobre 2018, gli hanno evitato il futuro da business man che si prefigurava prima di capire che il tennis gli avrebbe dato da vivere. Nonostante qualche sofferenza di troppo con la seconda di servizio, aspetto sul quale è ancora attaccabile e dove gli avversari, fin qui in carriera, gli hanno strappato il 50% dei punti.

Nella sua testa questo è soltanto l’inizio: “Ovviamente devo ancora migliorare molto - ha detto dopo la vittoria in Baviera -: è soltanto il primo anno in cui gioco solo eventi del circuito maggiore, quindi di strada da fare ce n’è ancora molta, intanto però questo secondo successo rappresenta già una bella ricompensa a tutti gli sforzi fatti fin qui, specialmente negli ultimi mesi. Io combatto sempre, punto dopo punto. Ho lavorato molto anche su questo aspetto e sull’essere un vero combattente”.

Il mago del ‘terzo’

“Anche per questo motivo adesso vinco molti più match di prima”, ha spiegato. E in effetti quando le partite sono in bilico lui riesce a dare qualcosa in più. Esattamente come contro Berrettini, Garin quest’anno ha vinto 8 ‘terzi’ set sui 9 giocati, compresi tre tie-break decisivi. “Voglio vincere altri tornei e voglio vincerne di più importanti”. Cristian Garin, rigorosamente senz’acca, sgomma. Sia in partenza che sul rettilineo del traguardo.
Io combatto sempre, punto dopo punto. Ora voglio vincere altri tornei e voglio vincerne di più importanti
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