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Campioni Next Gen

I punti forti degli 8 Next Gen alla... telemetria

Da Sinner a Tiafoe, da Ruud a Humbert, passando per De Minaur, Kecmanovic, Ymer e Davidovich-Fokina. L'analisi dei dati degli 8 protagonisti alle Next Gen Atp Finals di Milano ci dicono che...

di Gabriele Ferrara | 04 novembre 2019

La terza edizione delle Next Gen Finals è dietro l’angolo. L’evento milanese vedrà protagonisti alcuni dei giocatori che saranno protagonisti delle grandi sfide dei prossimi due o tre lustri, a cominciare da Jannik Sinner. Ma non solo. Vediamo che cosa dicono i dati su ognuno di loro. Analizziamo, come si farebbe in Formula 1, la loro telemetria

Insieme a Matteo Berrettini Jannik Sinner è il protagonista del momento, ma l’impressione è che rimarrà sulla cresta dell’onda per tantissimi anni. L’approccio mentale al gioco è quello dei predestinati, così come la velocità con cui la palla esce dalle sue corde.

Il suo team si sta concentrando molto sull’efficacia del suo servizio, già di ottimo livello specialmente quando utilizzato per aprirsi il campo, mentre si parla meno della fase di ribattuta. Nonostante sia particolarmente impressionante dalla parte sinistra, infatti, Sinner accusa qualche problema con la risposta di rovescio sulla seconda in kick.

Come si è visto anche nella sfida di New York contro Wawrinka, in questi casi fatica a trovare profondità e a non perdere campo all’inizio dello scambio, non superando la metà campo nel 35,5% dei casi (oltre il 20% in più rispetto alle altre situazioni).

Inoltre, in tale contesto vince il 38% dei punti, mentre arriva al 63% quando il servizio che deve fronteggiare atterra sulla “T” (dati ATP). Intanto però si è già guadagnato il rispetto del circuito maggiore e lo status di giocatore più atteso dal pubblico milanese.

Alex De Minaur

Finalista nel 2018, quest’anno l’australiano ha conquistato ben tre titoli ATP, superando un periodo di difficoltà emotiva e fisica – dovuta a un infortunio all’inguine - tra Indian Wells e Wimbledon, periodo nel quale ha vinto solamente tre match. In questi mesi non solo ha imparato ad essere meno intransigente con se stesso e ad avere pazienza, ma anche ad ottenere il massimo dal proprio servizio.

Pur essendo un contrattaccante di altissimo livello, infatti, Alex è riuscito ad aggiungere tanti punti diretti con la battuta, come evidenziato dal fatto che sia ventesimo per return rating, un indicatore statistico che combina la percentuale di punti vinti con la prima e la seconda di servizio, la media di ace e doppi falli commessi in un incontro, la percentuale di prime palle in campo e il numero di game vinti al servizio.

Secondo i dati ATP, rispetto al 2018 De Minaur ha registrato un incremento del 4% per quanto riguarda i punti vinti con la prima (dal 70 al 74%) e i game conquistati alla battuta (dall’80% all’84%).

La dimostrazione del grande lavoro svolto l’ha data ad Atlanta, in cui ha vinto il torneo senza mai perdere il servizio.


Il 2019 di Frances Tiafoe è stato più complicato del previsto. Dopo i quarti di finale di Melbourne e il best ranking al numero 29 ATP nel febbraio successivo, lo statunitense non ha conseguito risultati di rilievo, vincendo più di due partite nello stesso torneo solamente a Miami, dove si è spinto fino ai quarti.

Ciò che colpisce è la sua involuzione nel suo rendimento nei momenti importanti, come si evince dal suo calo nell’under pressure rating, che combina la percentuale di incontri vinti al set decisivo, il numero di tiebreak conquistati e l’efficienza nel salvare e convertire le palle break. Se nel 2018 è arrivato ventisettesimo posto, quest’anno è scivolato addirittura al settanduesimo, con una diminuzione del 30% nella percentuale di incontri vinti al set decisivo (dati ATP).

Prima di entrare nei top 100, Tiafoe aveva lavorato moltissimo nella gestione mentale dei momenti clou delle sfide, migliorando per esempio l’efficienza della sua seconda di servizio. Ritrovare la strada maestra sarà fondamentale già a partire da Milano, dove avrà meno occasioni del solito per vincere le partite.

Ugo Humbert

Il francese è stata una delle scoperte più interessanti della stagione, con l’ottavo di finale raggiunto a Wimbledon che lo ha fatto conoscere al grande pubblico.

La sua facilità nell’imprimere velocità alla palla e nel trovare accelerazioni con tutti i fondamentali lo rende uno dei giocatori della nuova generazione più divertenti e godibili da vedere.

Curiosamente, pur essendo mancino, il suo servizio scende di qualità quando gioca da sinistra, dove ottiene solamente il 69,6% dei punti quando utilizza lo slice esterno, arrivando al 74,2% quando opta per la soluzione centrale.

La maggior efficacia con il servizio piatto e con poca rotazione la si evince ancora meglio analizzando i dati riguardanti la sua prima di servizio da destra, dal quale ricava il 79,2% dei punti se gioca esterno, scendendo al 72,4% quando la “T” (dati ATP).

Una parte della sua futura crescita sarà legata alla capacità di ottenere più punti con il servizio in slice, che potrebbe aiutarlo molto nella gestione degli scambi brevi e nella qualità dei colpi immediatamente successivi.

Tra i migliori otto under 21 dell’anno c’è anche Casper Ruud, che ultimamente si è fatto notare per i suoi litigi su Twitter con Nick Kyrgios, ma che nel corso della stagione ha mostrato notevoli progressi.

Ne sa qualcosa Matteo Berrettini, eliminato in tre set e contro il quale il ventenne di Oslo ha impressionato sotto moltissimi punti di vista, compresa la capacità di rispondere con grande continuità ed efficacia.

Non a caso, se si considerano i giocatori presenti a Milano, è il migliore per efficienza in ribattuta (diciannovesimo posto complessivo secondo l’ATP), con un rendimento ancor più impressionante se si guarda la percentuale di palle break convertite (44,5%, praticamente uguale a quella di Daniil Medvedev, il 2% in più rispetto a Roger Federer).

Deve lavorare sull’efficienza negli scambi brevi per diventare competitivo sulle superfici più rapide, ma la capacità di cogliere le occasioni è degna dei grandi campioni.

A volte per emergere è necessario saper cogliere le occasioni che la sorte presenta. Il 2019 ad alti livelli di Miomir Kecmanovic è iniziato proprio così, quando ha raggiunto i quarti di finale a Indian Wells entrando in tabellone come lucky loser dopo aver perso all’ultimo turno di qualificazioni.

Da lì ha giocato e vinto diverse partite, perdendo in finale ad Antalya contro Lorenzo Sonego e affacciandosi alle porte dei top 50 (adesso è numero 60 del mondo).

Dotato di colpi piatti e incisivi, il serbo è un giocatore molto solido, con pochi punti deboli chiari. Inoltre, quest’anno è migliorato moltissimo al servizio. In particolare, si è distinto per il rendimento con la seconda di servizio, con soli nove giocatori che fanno meglio di lui in questo contesto.

Più precisamente, secondo l’ATP Kecmanovic vince il 55,1% dei punti, come Dominic Thiem e meglio di bombardieri fenomenali come Reilly Opelka e Matteo Berrettini.

Non è considerato uno dei più forti tra gli under 21, ma sembra essere disposto a tutto per sovvertire questa tesi.

Arrivato al numero 73 del mondo grazie a un ruolino di marcia notevolissimo nel circuito Challenger (quattro titoli e due finali perse), lo svedese di origini etiope ha dato una svolta alla sua carriera soprattutto dal punto di vista mentale.

Come ha ammesso recentemente, la consapevolezza di non giocare solamente per se stesso, ma anche per chi si è dedicato moltissimo al suo avvenire, lo ha rasserenato e responsabilizzato allo stesso tempo.

Questo nuovo status mentale gli ha permesso di concentrarsi maggiormente su ciò che sa fare bene rispetto alle situazioni di gioco che gli sono più ostiche, in modo da aver chiaro cosa fare nei momenti importanti.

L’aumento del 18% nella conversione delle palle break a disposizione ne è la prova schiacciante.

Alejandro Davidovich Fokina

Arrivato a Milano grazie al forfait di Denis Shapovalov, il ventenne spagnolo Davidovich-Fokina è arrivato fino al numero 82 del ranking mondiale vincendo due Challenger, raggiungendo altre due finali e issandosi fino alla semifinale dell’ATP 250 dell’Estoril, in cui ha superato anche un giocatore del calibro di Gael Monfils mettendo a segno moltissime palle corte.

Secondo l’ATP, quando è al servizio riesce a vincere tantissimi punti quando utilizza la soluzione piatta (81,8% da destra e 80% da sinistra), mentre fatica di più quando prova lo slice (70,6% da destra, addirittura 52,9% da sinistra).

Ridurre questo scarto sarà essenziale per essere competitivo sul duro, ma intanto può vantare una resilienza negli scambi prolungata degna della scuola spagnola da cui proviene.

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