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Campioni Next Gen

Ecco i fratelli Ymer. E la Svezia rialza la testa

Otto anni fa l'ultimo Top 10. Poi una discesa che pareva inarrestabile, senza nemmeno un giocatore tra i primi 100 al mondo. Oggi però la Svezia torna a sperare grazie a due fratelli di origini etiopi, in grado di giocare un tennis brillante e incisivo.

di Alessandro Nizegorodcew | 16 ottobre 2019

C’era una volta il tennis svedese. La ‘Golden Era’, aperta negli anni Sessanta da Jan Erik Lundqvist, esaltata da Bjorn Borg e portata avanti con successo da Wilander, Nystrom, Edberg e molti altri si interrompe, dopo innumerevoli successi individuali e ben sette vittorie in Coppa Davis, nel mese di novembre del 2011. Esattamente 2900 giorni or sono, infatti, la Svezia vive l’ultima settimana nella Top 10 Atp grazie a Robin Soderling, l’unico uomo al mondo, oltre a Djokovic, a sconfiggere Rafael Nadal sulla terra di Parigi. Salutato il gotha del tennis, il popolo scandinavo precipita in un vortice di delusioni e promesse mancate, cancellando di fatto la propria presenza nel tennis che conta per tante stagioni. A distanza di 8 anni, però, torna la speranza.

C'è anche un Rafael

Una speranza che parte da molto lontano. Wondwosen Ymer è un mezzofondista etiope di buon livello specializzato nei 10.000 metri. Nel 1987, con il Paese natìo perennemente in guerra, decide che è tempo di cambiare vita. La meta è la Svezia e più precisamente Skara, paesino di 20.000 abitanti a 150 chilometri da Goteborg. Qui, dopo il matrimonio con Kelemework, nascono Elias (1996), Mikael (1998) e Rafael (2006). Il sogno di Wondwosen è che i figli (qui una gallery) ripercorrano le sue orme, correndo e raggiungendo il gotha dell’atletica leggera. Ma a 4 anni Elias prende in mano la sua prima racchetta da tennis e così inizia la storia da romanzo della famiglia Ymer. Poco dopo sarà la volta di Mikael e quindi di Rafael.

Elias, 23 anni, è giunto a ridosso della Top 100 a metà della scorsa stagione, non riuscendo però a varcare la soglia. La sensazione è che il potente ‘colored’ svedese avrà la possibilità di vivere una carriera di livello buono, seppur non eccelso. Ma le grandi aspettative vanno riposte in Mikael, di due anni più piccolo, che nelle ultime settimane sta dominando il circuito challenger a suon di successi. In questo periodo in Francia il tennis del circuito minore è molto competitivo, tant’è vero che Ymer, per trionfare nei tornei di Orleans e Mouilleron-le-Captif ha sconfitto giocatori del calibro di Tsonga, Vesely e Bedene.

Venti set vinti, due persi, e una clamorosa rimonta nella ‘Race to Milano’ che vede ora Mikael al nono posto e pronto a prendersi uno degli ultimi spot utili per le Next Gen Atp Finals. E Rafael? Il ‘cucciolo’ della famiglia Ymer si sta disimpegnando con buoni risultati nel circuito Tennis Europe under 14 e, in questi giorni, osserva i fratelli maggiori, con il solito tifo scalmanato, dagli spalti del torneo di casa.

Si può tornare a sognare

Il torneo di Stoccolma rappresenta da anni un punto di riferimento inossidabile del circuito Atp. Dal 1969 a oggi i giocatori svedesi hanno sollevato il trofeo al cielo ben 10 volte, con 25 finali complessive. L’ultimo a esaltare il pubblico di casa è stato Thomas Johansson, vincitore nel 2004 dopo una stupenda finale vinta al tie-break del terzo set contro Andre Agassi. Quell’Agassi idolo incontrastato dei fratelli Ymer, cresciuti nel mito del kid di Las Vegas da quando avevano rispettivamente 5 e 3 anni.

Il futuro del tennis svedese è oggi interamente nelle mani loro (e forse anche di Rafael). E il pubblico, in attesa dei nuovi 'salvatori della patria', è pronto a sostenerli. Senza dimenticare, nel femminile, Rebecca Peterson, appena entrata nella Top-50 Wta. Nel maschile, dopo i fratelli Ymer, al momento, c’è il vuoto: Markus Eriksson, terzo svedese nel ranking Atp, è oggi oltre il numero 300 al mondo, mentre il primo teenager (Simon Yitbarek, altro ‘colored’) è alla piazza numero 806. Il tennis brillante di Mikael Ymer, che oltre a un rovescio sublime pare avere i razzi al posto dei piedi, è l’arma migliore per ridare entusiasmo al tennis svedese, sperando di trainare i giovani, a suon di risultati, a riempire nuovamente i campi di Stoccolma e della Svezia intera, come accadde negli anni ’70 e ’80.

“Ispirare i giovani è una priorità assoluta – ha raccontato recentemente Mikael – e il solo pensiero di vedere in campo un ragazzo grazie alle mie imprese sportive mi riempie di gioia. In Svezia si comincia a parlare un po’ di me, ma non sono qui per portare sulle spalle tutto il mio Paese. Sono solamente un ragazzo di 21 anni che cerca di migliorare giorno dopo giorno. Milano? Non sono così lontano dalla qualificazione, anzi, e spero proprio di poter partecipare a un evento così importante”. Elias, Mikael e Rafael, in tempi e modi diversi, dovranno riportare in alto il tennis svedese cercando di non farsi destabilizzare dall’etichetta del predestinato. A meno che l’eletto svedese non sia invece un ragazzino del 2003 che risponde al nome di Leo Borg, figlio di un certo Bjorn.

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