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Campioni Next Gen

Wimbledon junior, gli Usa sognano le finali

Semifinali junior in diretta su Supertennis. Il figlio d'arte Martin Damm sfida l'amico Mochizuki. Emma Navarro, testa di serie numero 1, è la favorita nel tabellone femminile. La sedicenne Alexa Noel incontra la francese Parry che ha battuto Vera Lapko al Roland Garros

di Alessandro Mastroluca | 12 luglio 2019

Martin Damm è praticamente cresciuto a Wimbledon. È il grande favorito per il titolo nel torneo junior, arrivato alle semifinali. Aveva dieci mesi quando è venuto la prima volta. Ci è tornato ogni estate con il padre, che si chiama come lui e ha vinto 40 titoli in doppio compreso lo Us Open 2006. L'anno scorso Martin junior è diventato il più giovane vincitore dei campionati Usa under 16 e giocato il suo primo Slam junior a New York. Merito, dice, del lavoro con il mental coach della USTA Larry Lauer.

 

Semifinalista al Roland Garros junior quest'anno, ha eliminato nei quarti Carlos Alcaraz Garfia, spagnolo di cui si parla come di una futura stella del tennis, rimontando da 2-4 nel secondo set. Ha un servizio tra i più potenti del circuito junior, ma tende a non dare troppa importanza alla velocità della prima. “Non presto troppa attenzione alla velocità della prima quando gioco. Certo, gli do' un'occhiata se tiro un ace al centro più forte che posso, ma succede al massimo due o tre volte a partita. Cerco di variare, a volte appositamente servo più piano, con più spin”.

Mochizuki e l'erba, amore a prima vista

Damm, testa di serie numero 4, sfida la numero 8 Shintaro Mochizuki, giapponese anche lui arrivato in semifinale al Roland Garros. Si sono incontrati nei tornei una volta sola, quest'anno, nella finale del Grade 1 in Costa Rica. Ma si vedono tutti i giorni, si allenano insieme alla IMG Academy a Bradenton, in Florida.

 

Mochizuki si è allenato per la prima volta sull'erba tre settimane fa a Nottingham. È stato amore a prima vista: ha vinto il torneo senza perdere un set. Al suo primo Wimbledon, ha battuto due britannici negli ultimi due turni: Arthur Fery negli ottavi e Anton Matusevich nei quarti. È leggero, non altissimo, ma colpisce piatto, ha una palla veloce e scende a rete con continuità. La mano, nel gioco di volo, non è niente male. Avviato al tennis a tre anni dal padre tassista, ha vinto l'Eddie Herr International e l'Orange Bowl under 14. Negli ultimi due anni ha guadagnato fiducia e imparato a concentrarsi su se stesso anche quando gioca davanti a un pubblico più numeroso.

 

Mayot, leone di Francia

Anche Harold Mayot ha imparato velocemente ad adattarsi all'erba, che non è esattamente la sua superficie preferita. L'anno scorso le sue prime esperienze si erano concluse con due eliminazioni al secondo turno a Wimbledon e Roehampton. Quest'anno ha raggiunto la semifinale a Wimbledon senza perdere un set. Segno di una capacità di reazione non banale. Ha vissuto malissimo, infatti, la sconfitta al secondo turno al Roland Garros, in casa, di fronte ad amici e familiari. Però la settimana dopo è andato a vincere il secondo titolo in un Grade 1 in carriera, a Offenbach. Mayot, che lavora con un mental coach da sei mesi, ha raggiunto la prima semifinale a Wimbledon senza perdere un set. Diciassettenne di Metz, numero 19 della classifica junior, come racconta al sito dell'ITF ha cinque tatuaggi, compreso un leone sulla schiena e una scritta sul petto: “forgive but not forget”, “perdona ma non dimenticare”. Affronta per un posto in finale Carlos Gimeno Valero, giovane orgoglio di una Spagna che per la prima volta nell'era Open ha portato due giocatori in semifinale nel singolare maschile “fra i grandi”.

 

Navarro, regina delle rimonte

Anche nelle semifinali femminili, gli Stati Uniti si trovano in posizione di vantaggio per conquistare i Championships, con Emma Navarro, prima testa di serie, e Alexa Noel, numero 10, che potrebbero dar vita a una finale tutta made in Usa. Navarro, finalista al Roland Garros, è arrivata in semifinale a Wimbledon vincendo tre partite consecutive in rimonta dopo aver perso il primo set. Prossima matricola alla Duke University, affronterà la fresca vincitrice del Grade 1 di Roehampton, l'ucraina Daria Snigur. Si incontrano per il terzo Slam di fila: Snigur ha vinto in Australia al terzo turno, Navarro ai quarti del Roland Garros

 

La prima volta di Snigur e Noel

Snigur, che ha centrato la semifinale all'Australian Open e i quarti al Roland Garros, ha già vinto tre titoli ITF. Si allena a Kiev con l'ex top 20 Larisa Savchenko e trova più facile giocare nei tornei pro, perché non conosce le avversarie, non sono sue amiche. Snigur, che ha finito la scuola e vorrebbe studiare psicologia dello sport all'università, ha deciso che Wimbledon sarà il suo ultimo torneo junior.

 

Wimbledon è la svolta, invece, per la sedicenne Alexa Noel, che deve ancora perdere un set. Ha un tennis non convenzionale, usa molto lo slice e scende spesso a rete, fa in modo che siano le avversarie ad adattarsi al suo stile e non viceversa. Il suo gioco, ha detto, ha una certa affinità con quello di Ashleigh Barty, come riporta Colette Lewis che gestisce il documentato blog ZooTennis.

 

 

Parry, Wimbledon poi il circuito pro

In semifinale incontra la sua prima testa di serie nel torneo, la numero 4 Diane Parry che ha sconfitto nel 2017 alla Yucatan Cup; l'ultimo confronto diretto, però, l'anno scorso alle Olimpiadi Giovanili, l'ha vinto la francese. Parry, mai oltre i quarti a Wimbledon junior, si è fatta notare al primo turno dell'ultimo Roland Garros con la vittoria in due set sulla bielorussa Vera Lapko, numero 102 del ranking WTA. Parry gioca un rovescio a una mano elegante, inusuale, molto vario. Vive a due passi dal Roland Garros ma giocare sull'erba le piace. Ha le idee chiare, vuole vincere uno Slam junior e poi dedicarsi di più al circuito pro. Il futuro la attende.