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Campioni Next Gen

Kecmanovic, piccoli Djokovic crescono

Il Next Gen serbo, 20 anni il prossimo 31 agosto, ha raggiunto sull’erba di Antalya la sua prima finale Atp: “Devi insistere sempre di più per spingerti oltre i limiti. E le parole di Nole mi hanno aiutato molto”

di Vincenzo Martucci | 29 giugno 2019

KECMANOVIC, IL FUTURO DELLA SERBIA - Piccoli Djokovic crescono. Da Laslo Djere (30 del mondo) a Dusan Lajovic (33) a Filip Krajinovic (51). Giocatori affidabili, solidi, grandi lavoratori, buone “spalle” per il numero 1 del mondo, in prospettiva Coppa Davis, ma non fenomeni. Il futuro della Serbia si chiama Miomir Kecmanovic, 20 anni il 31 agosto, che ha appena conquistato il diritto di giocare la prima finale Atp, sull’erba di Antalya, dove ha messo in fila Munar, Humbert, Troicki e Thompson. E il futuro della piccolina, orgogliosa, nazione è un futuro scritto, annunciato, preparato negli anni. Perché il ragazzo di Belgrado è stato protagonista da subito, dall’Orange Bowl 2015 che strappò in finale a Stefanos Tsitsipas e bissò nel 2016 (contro Yibing Wu) agli Us Open juniores sempre 2016 che perse sotto il traguardo contro Felix Auger-Aliassime (quando chiuse la stagione da numero 1 del mondo di categoria), dalla prima finale Futures, a Orange Park 2016, persa contro Denis Shapovalov, al primo successo del circuito Itf a Sunrise, Florida, nel 2017, subito bissato ad Antalya, quand’ancora si disputava sulla terra (battendo l’italiano Alessandro Petrone), e triplicato ad Havré, alle due affermazioni Challenger, nel 2017, a Suzhou e l’anno scorso a Shenzhen.

A 13 anni è volato da Bollettieri in Florida

“Misha”, di famiglia benestante, con papà Dragutin e mamma Maja entrambe chirurghi, è stato ingaggiato dalla multinazionale del management sportivo, Img, già a 13 anni, e si è formato sul cemento della Florida, da Nick Bollettieri, con coach José Lambert. “Non credo che i miei genitori siano stati troppo felici della mia scelta di andare così lontano da così piccolo, ma sapevano che era la migliore opportunità che avevo per diventare un buon tennista. Se non fossi andato via non ce l’avrei mai fatta, anche se lasciare tutta la mia vita, così, all’improvviso, e rivedere la mia famiglia soltanto due anni dopo è stata dura”.

L’uno-due servizio-dritto e tanto carattere

Intanto, il ragazzo ha anche studiato con profitto, ed è diventato presto uomo, imparando dalle sconfitte a non soffrire per l’esplosione fra i pro che non è stata veloce come quella dei rivali delle gare juniores. “Ognuno ha i suoi tempi, io guardo solo di ostacolo in ostacolo, giorno dopo giorno, anno dopo anno, e cerco di dare il meglio, di giocare senza pressione e poi vedere il risultato”. Potente nell’uno-due servizio-dritto, resistente e determinato, ha ancora il suo tallone d’Achille nella tattica, cioè nell’adattarsi alle caratteristiche dell’avversario. Ma certamente, col successo di sabato in Turchia in tre tie-break contro il gran battitore Thompson, ha confermato grandi doti di carattere e combattività.

Il modello Djokovic

Nella sua testa c’è solo un punto di riferimento: il concittadino Novak Djokovic. “Adoro come gioca, mi piace il suo stile, ammiro la sua forza mentale, il fatto che quando tutto è contro di lui trova sempre quell’energia extra per vincere e dimostrare che è il migliore”. Lo ama da quand’ha dieci anni, quando gli ha visto vincere la Coppa Davis contro la Francia a Belgrado, poi ci ha palleggiato spesso, abbeverandosi coi suoi suggerimenti. “Ci sono delle volte in cui non ti va di fare niente, non vorresti allenarti, non vorresti andare in palestra, vorresti addirittura smettere di giocare. E invece no, devi continuare, ed insistere sempre di più per spingerti oltre i limiti. Di certo, le parole di Nole mi hanno aiutato molto”. Lo imita anche nella personalità, tanto che, al nuovo Masters 1000 di Miami emigrato nell’Hard Rock Stadium, Kecmanovic si è improvvisato brillante intervistatore di colleghi Vip, da Roger Federer al quale ha chiesto quale fosse il preferito fra i suoi quattro figli, a Kei Nishikori al quale ha invece domandato quale fosse l’anime (il cartone animato giapponese) che amasse di più, allo stesso Djokovic al quale ha espresso il desiderio di farsi regalare uno dei suoi tanti Slam.

“Ammiro la forza mentale di Nole, il fatto che quando tutto è contro di lui trova sempre quell’energia extra per vincere e dimostrare che è il migliore”

Il colpaccio di Indian Wells

Misha aveva preso coraggio dopo il colpaccio di Indian Wells dove, ripescato come lucky loser dalle qualificazioni, è arrivato ai quarti prima di arrendersi a Raonic. Dimostrando di saper ridere di sé: “Non ho mai comprato un biglietto della lotteria, ma dopo questa botta di fortuna credo proprio che lo farò”. Poi, fino ad Antalya non ha avuto grandi acuti. Così sono i ragazzi della Next Gen: esplodono all’improvviso e, da numero 82 del mondo, fanno un salto di qualità che gli cambia la vita.