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Campioni Next Gen

Il diario di Jannik Sinner: Wimbledon, il mio primo 12-10

Il diciassettenne azzurro, n.210 del mondo, ha giocato ieri la sua prima partita ufficile sui prati londinesi. Ha perso in tre set, due ore e 38 minuti di gioco contro l’australiano Bolt, n.143. Il suo racconto, l’amarezza per la sconfitta, la consapevolezza di poter già competere a questi livelli

di Jannik Sinner con Enzo Anderloni | 25 giugno 2019

Peccato. E’ stata una bella esperienza questa delle qualificazioni di Wimbledon. Avrei preferito vincere, ieri, ma ora andiamo avanti. Il livello ce l’ho, devo solo imparare a gestire meglio certe situazioni.

Contro il mio avversario del primo turno, l’australiano Alex Bolt ero partito bene: facevo gioco, spingevo, comandavo io. Sono arrivato fino a 6-2 2-0; poi, un piccolo passaggio a vuoto. Mi ha ripreso ed è stato un testa a testa.

Lui è un mancino che gioca bene sia di diritto che di rovescio, senza evidenti punti deboli in questo senso. Viene aventi bene per giocare al volo, serve bene. Era evidente che sull'erba si trovava a suo agio. Dall'inizio del secondo set ha cominciato a variare molto di più il servizio, non mi ha più dato punti di riferimento. Siamo andati avanti tenendo la battuta, poi un paio di errori sul 5-6 mi sono costati il set.

Al terzo nessuno voleva mollare. Non le ho contate ma ho avuto parecchie palle break. Mi dicono nove in tutto. In molti casi è stato bravo lui nell'annullarle, qualcuna potevo gestirla meglio io. Però è stato un match molto equilibrato. E lui ha giocato una gran risposta sul secondo match-point.

Non capita spesso di giocarsi un set fino a 12-10. Nel circuito è impossibile. E’ quasi come giocarne due. Ma anche se la partita è durata quasi due ore e 40 minuti non mi sono mai sentito stanco. L’adrenalina era a mille e avrei potuto andare avanti ancora a lungo.

Aver perso mi rode. Però mi sentivo pronto e ho avuto la conferma di poter competere tranquillamente a questo livello.

Alla fine l’esperienza sull’erba, per me la prima, è stata positiva. A s’Hertogenbosch ho superato le ‘quali’ battendo Lacko e Fabbiano, n.139 e 104 del mondo. Poi ho giocato alla pari con il Cileno Jarry che è 60 del mondo. E al turno successivo ha battuto Sasha Zverev.

Ad Halle ho perso 6-4 al terzo con il portoghese Sousa, n.71 del mondo. Anche lì ce la siamo giocata alla pari. Mi sono allenato bene per farmi sempre trovare pronto. Tornerò a Wimbledon l’anno prossimo più pronto ancora.

Intanto ho fatto la valigia e sono pronto a riprendere l’aereo insieme ad Andrea. Lasciamo tutto l’appartamento a Stefano Napolitano e a Cristian Brandi che lo segue. Stefano ha passato il primo turno, battendo il tedesco Bachinger che era la testa di serie n.15. Ora ha il giapponese Sugita, un osso duro. Dai, Stefano!

Io riparto per Bordighera. Poi andrò qualche giorno a casa dai miei, in Alto Adige. Un po’ di riposo prima di tornare ad allenarmi per i primi tornei di luglio. Non so da dove ripartiremo: devo parlarne con Riccardo, il mio coach.

Però Wimbledon ha il suo fascino. Come dicevo all’inizio è stata una bella esperienza. Lo slogan sull’ app ufficiale è: “In pursuit of greatness”, “alla ricerca della grandezza”. Mi piace. Suona bene