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Campioni Next Gen

Il diario di Jannik Sinner: Wimbledon, oggi tocca a me

Il diciassettenne azzurro, n.210 del mondo, ci racconta la sua prima esperienza delle qualificazioni ai Championships. Al primo turno, quarto match dalle 11.00 sul campo n.2, affronterà l’australiano Bolt, n.143

di Jannik Sinner con E. Anderloni | 24 giugno 2019

Oggi è il giorno. Tocca me. Si gioca tutto il primo turno maschile delle qualificazioni di Wimbledon. Io sono in programma come quarto match dalle 11.00, ultimo di giornata sul campo 2, contro Alex Bolt, un’australiano di 26 anni, quasi 10 più di me, mancino, n.143 del mondo. Uno che batte forte.

Sono pronto. Siamo arrivati a Londra tre giorni fa, io e Andrea Volpini, l’allenatore del team di Riccardo Piatti che mi segue. Abbiamo preso un appartamento nella zona Ovest di Londra, abbastanza comodo per i trasporti verso i campi da tennis di Roehampton, dove si giocano le 'quali'. Niente di sfarzoso né di panoramico. Dalle finestre si vede un tratto d’autostrada da una parte e un concessionario auto dall’altra.

Per il verde dei campi bisogna arrivare a Roehampton dove ci sono i 16 courts su cui si disputa il torneo che ha un tabellone da 128 come quello principale dei Championships. I primi 16 si qualificheranno per il torneo vero. Dunque si dovranno passare tre turni, vincere tre partite.
C’è gente tosta, a partire dalla testa di serie n.1 . il francese Corentin Moutet, uno giovane e forte. Ma ho visto i nomi di tanti veterani forti sull’erba: il francese Mahut, l’ucraino Stakhovsky che a Wimbledon ha battuto Federer una volta o il ceco Rosol che un anno ha eliminato Nadal. O il tedesco Dustin Brown, quello con i dread, che sull’erba fa numeri pazzeschi. E’ pure dalla mia parte di tabellone.

Comunque sono pronto. Mi sono allenato bene. Venerdì per andare al circolo abbiamo usato Uber, da sabato funziona la transportation anche per noi delle ‘quali’. L’altroieri ho giocato al mattino con l’americano Michael Mmoh e nel pomeriggio con un giapponese, Yosuke Watanuki. Ieri con Viktor Galovic, che è croato ma vive da tanto tempo in Italia, e poi con Alexei Popyrin, l’australiano che ha vinto il Bonfiglio due anni fa e adesso è n.99 del mondo. Veniva anche ad allenarsi da noi a Bordighera.

Siamo organizzati bene qui. Abbiamo una routine molto semplice. Ci alziamo, facciamo colazione. Siamo andati a far la spesa venerdì per poterla fare tutti insime in casa: frutta, yoghurt, pane e marmellata. Anche due uova. Non sono per la colazione all’inglese ma due uova me le cucino volentieri. Poi si prepara il borsone e via.
L’atmosfera al club è davvero bella. I campi sono leggermente più lenti rispetto ad Halle, l’erba leggermente più alta.

Ieri sera, come d’abitudine, ci siamo guardati un film su Netflix. La scelta toccava a Stefano Napolitano, che abita con noi (Stefano oggi gioca col tedesco Bachinger). Ha deciso per un documentario-intervista di David Letterman su Jay-z, il famoso rapper e produttore musicale, nonché marito di Beyoncé. Uno sempre primo in classifica, che ha vinto mille premi.

A proposito di classifica: io oggi sono 210 del mondo. Ma oggi non è questo genere di numeri che conta. Sono qui e sono felice di giocare. Sono pronto.