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JEFF BOROWIAK, IL CAMPIONE ROCK DEGLI ANNI '70

In campo era un talento capace di battere Borg e Connors, di vincere 5 tornei e di arrivare al n

di Enzo Anderloni | 11 marzo 2017

In campo era un talento capace di battere Borg e Connors, di vincere 5 tornei e di arrivare al n.20 Atp: fuori era un figlio dei fiori, suonava il flauto e viveva “on the road”. Il mentore? Il danese Ulrich, padre del batterista dei Metallica

di Alessandro Mastroluca

Era la stella della squadra unversitaria migliore di sempre. Era un figlio dei fiori che però pensava più alla musica e, diceva, si era tagliato i capelli l’ultima volta “nel 1472, ma che importa?”. È la parabola di Jeff Borowiak, ex n.1 a UCLA con Connors n.3, che ha contribuito a cambiare la storia del rock.
A Philadelphia gioca un match finito a notte inoltrata davanti a una manciata di spettatori. In tribuna c’è anche Wilt Chamberlain, l’eroe dei 100 punti in una sola partita NBA segnati nella “città del cioccolato”. È qui che Borowiak conosce Torben Ulrich, danese con 98 partite in Davis, che suona il clarinetto in una jazz band di New Orleans. Ulrich ha sempre con sé i dischi di Miles Davis o di John Coltrane e passa le ore libere nei tornei, fino all’alba, insieme al giovane Jeff, virtuoso più del flauto che della racchetta.

“Atleti troppo conservatori”
Ulrich è l’amico ideale per il giovane Borowiak, che porta i capelli lunghi sopra le spalle e non manca mai di avere con sé uno stereo. “Tutti gli atleti, in tutti gli sport, sono così conservatori - diceva in un’intervista a Sports Illustrated -. Io non ho la stessa formazione, io ho provato tutte le droghe possibili e non solo”. Il successo sportivo, questo è chiaro, non è mai stato la sua priorità.
Dopo una promettente carriera junior, finale all’Orange Bowl 1967 e titolo NCAA nel 1970, l’anno successivo raggiunge gli ottavi a Wimbledon e la finale WCT a Colonia. Per i primi due titoli ATP deve aspettare il 1974, a Oslo sul tedesco Karl Meiler e a Charlotte su Dick Stockton. Tornerà in finale solo nel 1976, ad Atlanta, batte Borg ma perde da Nastase.

L’irruzione e il colpo di stato
Ma la pagina più “borowiakiana” di quell’anno la vive a febbraio. Sta giocando la semifinale a Lagos (Nigeria) contro Arthur Ashe, che tanto si è battuto per portare il tennis nell’Africa nera. Fa un caldo asfissiante quel lunedì 16 febbraio: manca poco a mezzogiorno. All’inizio del secondo set, cinque uomini fanno irruzione in campo. Poco dopo verrà annunciato l’assassinio del generale Mohammed.
È iniziato il colpo di Stato. Ashe, Borowiak e Okker troveranno rifugio nella residenza privata dell’ambasciatore USA e quella semifinale la termineranno all’inizio di aprile, nel corso di un altro torneo WCT a Caracas (Borowiak perderà).
Il 1977 rimane la sua stagione migliore. È l’anno in cui raggiunge il suo best ranking (n.20) e vince gli ultimi tre dei suoi cinque titoli in carriera: Dayton (su Buster Mottram), Gstaad (su Jean-Francoise Caujolle) e Montreal (su Jaime Fillol). Presto la sua carriera, che l’ha visto battere due volte Borg, sconfiggere Fraser e Connors, Clerc, Solomon e un giovane Edberg, prende una strada decisamente diversa.
Chiude con la vita tennistica, con le racchette tenute insieme anche con lo spago, e si dedica ai giri per l’Europa in pullmino o in moto. Si dedica alla meditazione che, spiega, non sa mai quando inizia o quando finisce. Si converte al buddhismo e continua a suonare, flauto e anche pianoforte. La passione per la musica lo spinge anche a finanziare la prima band del figlio di Torben Ulrich, Lars. Si chiamano ancora i Lars Rocket, il mondo li conoscerà come i Metallica.