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OLIVIER ROCHUS, PICCOLO MA GRANDE

Insieme al fratello Christophe, battendoci nel 2000 in Coppa Davis , il belga ci condannò alla retrocessione

di Enzo Anderloni | 25 febbraio 2017

Insieme al fratello Christophe, battendoci nel 2000 in Coppa Davis , il belga ci condannò alla retrocessione. Era alto solo un metro e 68 ma giocava benissimo e raggiuse il n. 24 del mondo. Da junior aveva vinto il doppio a Wimbledon insieme a un certo Roger Federer…

di Alessandro Mastroluca – Foto Getty Images

“Nella storia del tennis, non c'è stato nessun giocatore alto meno di un metro e settanta forte come Olivier Rochus”. Parola di Julien Hoferlin, l'ex capitano di Davis belga, per sei anni coach alla LTA britannica, morto di cancro nel 2016. Non era certo un tennista banale Rochus, che insieme al fratello Christophe affossò l'Italia in Coppa Davis a Venezia nel 2000, una sconfitta che costò la prima retrocessione della nostra storia.
“Congratulazioni per la tua splendida carriera, quanto mi hai fatto divertire” scriverà via Twitter Kim Clijsters nel giorno del suo ritiro dal tennis. Eppure, il palmares di Olivier recita: due titoli in singolare (Palermo e Monaco), un Roland Garros in doppio in coppia con Malisse e un best ranking di numero 24 del mondo. Una carriera, la sua, lanciata da un altro titolo in doppio che assumerà valore solo a posteriori, di luce riflessa, il doppio junior a Wimbledon in coppia con un certo Roger Federer. Una storia di piccola grande vendetta personale per chi si ritrova adulto con ancora cucito addosso non il sogno di essere numero 1 del mondo ma di diventare alto.

"Adoravo i grandi match"

Fan di Pete Sampras, Olivier Rochus ha cesellato un tennis che bastasse alle sue mani e ai suoi centimetri. Due fondamentali solidi e fluidi a rimbalzo, che gli permettevano di trasformare le situazioni difensive in opportunità offensive, esaltato dalla rapidità negli spostamenti e da un evoluto senso del tempo sulla palla. Ha tratteggiato anche un servizio efficace e una lettura complessa delle sottigliezze del gioco, anche attraverso una conoscenza non occasionale della storia del tennis. “Non riesco a giocare contro Olivier, mi fa giocare strano, mi rimanda tutto con effetti diversi e perdo la pazienza” disse una volta Marat Safin, già n.1 del mondo, che ci ha perso tre volte, spazientito da un ventaglio quasi infinito di soluzioni e variazioni. “Adoravo i grandi match” ha spiegato il belga minuto, “mi piaceva la tensione, l'adrenalina, sentirmi 5-5 al terzo davanti a 10-15mila spettatori. A dispetto della mia altezza, ho avuto una bella e lunga carriera e non penso che ci siano tanti tennisti in grado di dire lo stesso”.

Il fratello Christophe

Non ha vinto titoli ATP invece il fratello Christophe, polivalente e svelto di testa e di lingua oltre che di braccio. “E' un ragazzo dal carattere particolare, non semplice, ma intelligente, franco e fin troppo onesto” raccontava l'allora capitano di Coppa Davis Réginald Willems. Cresciuto nel mito di Stefan Edberg, perse due finali nel circuito maggiore (Valencia 2003 e Rotterdam 2006) e vinse cinque Challenger. “Non ho mai sognato” diceva, “quello che ho ottenuto ha sorpreso anche me. Forse un gioco che manda qualcuno un po' in confusione”. Toccò un best ranking di numero 38 nel 2008 e, dopo un anno difficile, uscì dai top 100, ma rientrò ripartendo dai Challenger. Perché? “Soldi” risponde, “chiunque dica il contrario è ipocrita”. Anche Christophe, insomma, tiene famiglia. Infatti ha anche investito in Borsa e nell'immobiliare”.

Conclusa la carriera si è innamorato del golf, della Spagna e del padel. “E' una disciplina divertente, che tutti possono provare, è conviviale e la tecnica si impara presto” ha detto. “Per me è di sicuro lo sport del ventunesimo secolo”.