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A TU PER TU CON PAOLO LORENZI, LO SPOSO… N.1

Nell'anno del best ranking (n

di Enzo Anderloni | 15 dicembre 2016

Nell'anno del best ranking (n.35) e del primo titolo Atp (Kitzbuehel), il n.1 d'Italia si racconta davanti a un calice di rosso: tra la voglia di migliorarsi ancora e il matrimonio con Elisa, la donna della vita, dietro l'angolo. Questa sera alle 21.00 lo speciale su SuperTennis

da Siena, Giovanni Di Natale - foto A. Costantini

Un calice di vino rosso, un paio di amici, la fidanzata e un buon pranzo. Basta poco per essere felici. È questa la bellezza e la magia di Paolo Lorenzi. Il segreto del numero 1 d’Italia (n.40 Atp) è tutto nel suo essere normale. Felice nella semplicità di una passione. Sia il tennis o il vino rosso, la Fiorentina o le sneakers. Felice nel vivere le strade e la magia della sua Siena, roccaforte di ricordi ed emozioni, che sa di serenità e famiglia. Girare la città con lui è un privilegio. Andare in campagna, tra vigneti e cantine, una fortuna. Lorenzi è di compagnia, nel senso più ampio del termine. Riempie i silenzi, cancella distanze e formalità. Un calice di buon Chianti, in questo senso, è un valido alleato. Se poi a produrlo sono gli amici di infanzia è anche meglio. “Il rosso mi piace - spiega Paolo -, è il mio preferito. Quando sono a casa non manca mai, Chianti e affettati toscani e io sto bene”.

La donna della vita
Di solito ci pensa Elisa, la donna della vita, a regalargli questi vizi. Angelo silenzioso e sorgente di felicità nella vita di Paolo, è lei l’ago dell’equilibrio. Sempre un passo indietro, ma meravigliosamente presente. L’avvocatessa ha il cuore e la passione della contrada dell’Istrice (guai a parlarle del cappotto subito dalla rivale Lupa quest’anno) e l’intelligenza delle grandi donne. “Per me è fondamentale - spiega Paolo cercando dolcemente il suo sguardo -, è l’unica che riesca a farmi sorridere nei giorni bui. La mia serenità è figlia del suo sacrificio. Non la ringrazierò mai abbastanza”. La sposerà sabato prossimo, a Siena, nella chiesa di San Raimondo al Refugio a pochi passi dalla casa che abitano insieme da un paio di anni nella contrada del Nicchio. “Sarà una grande festa”, senza rigide formalità, in pieno stile Lorenzi. Questo è l’unico appuntamento sulla agenda di Paolo. Non esistono vincoli nella sua vita, solo scelte.
“Non programmo niente con più di 24 ore di anticipo, non prenoto neppure i ristoranti. Mi piace vivere alla giornata e pensare che domani tutto potrebbe essere diverso. Il tennis, in questo, è perfetto. E così sono sempre pronto a tutto”. Il numero 1 d’Italia è il ritratto della genuinità, un po’ Peter Pan un po’ Topolino, spensierato e gioioso nell’essere leader e razionale. Un uomo che cresce con la consapevolezza di quanto sia importante ricercare la felicità. Era così anche da bambino. Con l’amico Pietro Griccioli sfrecciava in bicicletta sui saliscendi delle colline senesi, sognando una carriera nel tennis fatta di titoli e gloria. Vedeva i trentacinquenni come “vecchi” e mai avrebbe pensato di giocare così a lungo. Oggi, a 35 anni, ripercorre quelle stesse strade in jeep, con un filo di barba, una carriera al top e una telecamera a riprenderlo. Difficile non riderci sopra mentre si brinda all’amicizia e al futuro. Il tempo e l’età oggi hanno una dimensione diversa.

Racchette ovunque
Estroverso come mamma Marina e riflessivo come papà Marco, Lorenzi ha ricevuto dal fratello maggiore Bruno il fuoco sacro della competizione. “Era più grande di me, per convincerlo a giocare insieme dovevo essere bravo almeno quanto lui e così ero costretto a esercitarmi più del normale”. Un fuoco che non si è mai spento, né sopito. Anche in questi giorni che profumano di fiori d’arancio gli allenamenti sono comunque al primo posto. C’è una stagione da preparare al Centro Tecnico Fit di Tirrenia, con la stessa routine e lo stesso impegno di sempre. Matrimonio o meno. Elisa osserva con rassegnazione e un sorriso, in fondo scegliendo Paolo sposerà lui e il tennis. “Abbiamo racchette ovunque in casa - spiega Elisa -, si rifiuta di tenerle in cantina”. Per disegnare il suo destino Lorenzi ha creduto in se stesso e nel suo sogno oltre ogni misura, anche quando a 26 anni era lontano dalla top 100, supportato “da una famiglia che ha alimentato in ogni istante la mia convinzione”. Un sogno che ora, che è n.40 del mondo, è un presente e un futuro. L’obiettivo non cambia. “Migliorare di una posizione rispetto alla stagione precedente - ripete Paolo come fosse un mantra -. Se pensi soltanto a mantenere il tuo status è sicuro che farai un passo indietro, perché gli altri lavorano duro per fare meglio di te”. E allora obiettivo 39 a fine 2017 (anche se il best ranking è stato di n.35). Una sola posizione, un traguardo realistico che fa tutta la differenza del mondo. È la ricerca della perfezione. Nel gesto e nella performance.

Le sensazioni del campo
“Dobbiamo migliorare molto sul servizio. Il rendimento è troppo altalenante, devo salire con la percentuale delle prime, le poche volte che ho servito sopra il 60% non ho mai perso. Questo fa capire quanto possa crescere ancora”. Lo sa lui, lo sanno il preparatore Stefano Giovannini e il coach Claudio Galoppini, il gigante buono incontrato “al momento giusto”, che lo ha portato dalla posizione 208 alla 35. Non c’è giorno in cui Paolo non scenda in campo per allenarsi. A qualsiasi ora, anche all’alba se necessario. Il 2016 ha regalato il primo titolo Atp, a Kitzbuehel, dopo i 18 challenger in bacheca, ma non si è mai sazi di vittorie. “È stata una grandissima emozione. Nel 2017 devo cercare di vincerne due, o un Atp 500. Sempre per la regola dell’uno in più”. Un traguardo che diventa immediatamente punto di partenza. Ecco il mondo Lorenzi. Poi ci sono i top player e quella voglia di confrontarsi con i più grandi. “Vorrei batterli, è ovvio. Ma sono consapevole che prima bisogna riuscire almeno a metterli in difficoltà. Con Murray a New York in parte ci sono riuscito, ma mi rendevo conto che in molti momenti avrei potuto giocare diversamente e meglio”. Sensazioni del campo. Quando fibre e tendini sono spinti al massimo, è allora che Paolo Lorenzi ascolta il suo tennis e analizza, immagazzinando dati e ricordi. “Non ho mai rivisto una mia partita. Preferisco ascoltare le sensazioni sul campo. In ogni match si può imparare tanto, non solo quando si perde, anche quando si vince. Il tennis è fatto di percezioni e per questo non ho mai cambiato racchetta o incordatura”. Eppure di prove ne ha fatte. Telai, corde, impugnature. Tanti test, nessun cambiamento concreto. “Si cambia per migliorare e io non ho mai trovato una evoluzione che potesse assicurarmi risultati migliori mantenendo le mie caratteristiche. Ho paura di essere snaturato”. Un rischio troppo grande. Per tutti. Il calice ora è vuoto. È tempo di tornare in campo. È sempre ricerca della felicità.