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MCENROE, ENQVIST, MUSTER E LECONTE: I VOLTI UMANI DEL TENNIS

È Thomas Enqvist, subentrato all'ultimo per l'assenza di Forget, il vincitore della tappa italiana del Champions Tour

di Enzo Anderloni | 26 novembre 2016

È Thomas Enqvist, subentrato all'ultimo per l'assenza di Forget, il vincitore della tappa italiana del Champions Tour. A Bari McEnroe cede in finale ma continua a infiammare il pubblico. E Leconte vince la maratona con Muster

da Bari, Riccardo Bisti - foto A. Costantini

Non è difficile trovare la parola che descrive, meglio di ogni altra, il senso e il significato de “La Grande Sfida”: umanità, profonda umanità. Chiamatelo pure tennis “vintage”, o magari snobbateli perché non hanno più lo scatto e i riflessi di qualche anno fa, ma i campioni che hanno partecipato alla tappa italiana dell'ATP Champions Tour non hanno perso un briciolo di classe. Sappiamo cosa rappresenta John McEnroe, persino nella cultura pop, ma anche Thomas Muster, Thomas Enqvist ed Henri Leconte hanno regalato splendide pagine al nostro sport preferito. E certe caratteristiche non si perdono con il tempo. Ad esempio, il talento cristallino di John McEnroe non è stato intaccato dal tempo.

A 57 anni, è ancora in grado di tirare il suo incredibile servizio spalle alla rete, o giocare volèe clamorose per difficoltà e spettacolarità. La gente lo ha capito e continua ad amarlo alla follia. E' andata così anche nella quinta edizione de “La Grande Sfida”, ideata e fortemente voluta da Ernesto De Filippis. Nata come esibizione per giocatrici in attività, negli ultimi tre anni si è trasformata in una tappa dell'ATP Champions Tour, il circuito delle Leggende. A dispetto dell'inevitabile sapore da esibizione, l'agonismo non è mai mancato. E' andata così anche al Palaflorio di Bari, dove Thomas Enqvist si è aggiudicato il torneo battendo John McEnroe in finale, con il punteggio di 6-2 7-6. La vittoria dello svedese era preventivabile, tenendo conto della sua giovane età. Il belloccio di Stoccolma, infatti, ha 42 anni contro i 49 di Muster, i 53 di Leconte e i 57 dell'inarrivabile Mac.

“Reclutato” all'ultimo momento per l'infortunio patito da Guy Forget, lo svedese ha avuto bisogno di alzare il suo livello per tenere a bada un McEnroe scatenato. Perso il primo set, l'americano ha iniziato a regalare gioielli tennistici, uno dopo l'altro. McEnroe è arrivato a tanto così dal portare la sfida al super tie-break, ma i 15 anni di differenza sono emersi tutti ed Enqvist ha scippato a McEnroe il titolo conquistato dodici mesi fa, a Modena. Ma ciò che conta, in un evento come questo, sono le emozioni e l'umanità.

I campioni di oggi sanno offrire un tennis straordinario, però sono costretti a uno stile di vita riservato e rigoroso, senza concedersi alla gente e ai piaceri della vita, se non entro i limiti stabiliti dal rigoroso professionismo di oggi. I campioni di ieri, invece, sanno ancora offrire grandi emozioni ma, allo stesso tempo, sono avvicinabili. Al Palaflorio c'erano persone che aspettavano da decenni una foto o un autografo con John McEnroe. E tutti, dal primo all'ultimo, sono riusciti a coronare il loro sogno. Abbiamo visto scene di giubilo, persino occhi lucidi, per aver potuto salutare campioni che hanno colorato infanzie e gioventù di migliaia di appassionati.

Henri Leconte ha spadroneggiato nella cena ufficiale, fedele a un talento da showman che gli avrebbe consentito – senza dubbio! - di entrare nel mondo dello spettacolo. Thomas Enqvist è rimasto fedele alla sua personalità, seria e nordica, ma si è concesso qualche mangiata di troppo nei ristoranti di Bari, affascinato dalle bontà della cucina pugliese. Thomas Muster ha sorpreso. Da giocatore lo avevano soprannominato “animale”; o addirittura “robot” per la sua capacità di allenarsi duramente e restare sempre concentrato. Nel Senior Tour, invece, ha mostrato sorprendenti doti da intrattenitore. Scherzi, gag, scenette…incredibile, per chi lo aveva visto allenarsi su una sedia a rotelle dopo il grave incidente patito a Miami nel 1989. E poi, vabbé, c'è chi lo ha visto fumarsi una sigaretta in santa pace, alle 2 di notte, fuori dall'ingresso dell'hotel.

Per certi versi, Muster-Leconte (la finale per il terzo posto) è stato il match più divertente del weekend. Insomma, la Grande Sfida è riuscita laddove molti tornei professionistici falliscono: soddisfare gli spettatori. Al termine delle due giornate, abbiamo visto sorrisi e volti soddisfatti. La gente si è divertita, ha capito lo spirito (agonistico, ma anche giocoso) dell'esibizione, e ne ha certificato la perfetta riuscita. Che poi abbia vinto Enqvist e non McEnroe, onestamente, non è stato un problema. La Grande Sfida va oltre: è l'emblema dell'amore per il tennis. Un amore vero, umano e senza tempo.