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OGGI IVAN LENDL VALE… DOPPIO

La mamma di Andy Murray dice che il coach del figlio non è musone come sembra

di Enzo Anderloni | 24 novembre 2016

La mamma di Andy Murray dice che il coach del figlio non è musone come sembra. In realtà è sorridente e racconta pure le barzellette. Eppure al momento del successo a Londra è stato l'unico del box a restare inchiodato alla sedia. Ivan Lendl è… due in uno?

di Piero Valesio, direttore SuperTennis

A ben vedere Ivan Lendl è uno dei misteri più imperscrutabili del tennis moderno. E fors'anche dello sport nella sua totalità. Nessuno più di lui incarna la figura di un Giano bifronte; nessuno più di lui suggerisce l'idea di essere il doppio di se stesso, Schnitzler ci avrebbe scritto un saggio e ovviamente la compianta buonanima di Kubrick ci avrebbe girato un film. Chi è davvero Ivan Lendl? Judy Murray, madre dei figli che sono di fatto i reggenti del tennis contemporaneo, dice di lui: “Pensavo fosse un musone, uno poco incline ai sorrisi: invece è un allegrone, uno che in campo fa battute e mette di buonumore”. A parte il fatto che risulta oggettivamente un po' complicato immaginare Ivan-strappa-sopracciglia che mentre sottopone Andy a un incessante lavoro sul lungolinea improvvisamente inizia a raccontare una barzelletta (“C'erano un tedesco, un americano e un italiano…”) tale scenario fa a cazzotti con l'ultima immagine del Masters: con il corner di Murray che schizza in piedi per festeggiare il successo del suo poulain e Ivan che resta ancorato al seggiolino manco ci fosse avvitato. Impossibilità di esprimere emozioni o desiderio di nasconderle? Affiora sempre il senso del doppio. Che non vuol dire doppiezza sia chiaro; ma piuttosto significa eterno tentativo di conciliare due anime. Lui ferreo in campo che pare nascondere le sue morbidezze; lui assediato dai tic quando era un giocatore (perché di tic veri e propri si trattava più che di una ritualità ante litteram che doveva condurlo a una perfetta esecuzione del servizio) che insegna a un allievo che la solidità interiore (non solo fisica) è alla base di ogni successo e riesce pure nell'intento. Lui, nato nell'Est Europa comunista che diventa un perfetto conservatore americano.

Si potrebbe azzardare un'ipotesi: la creatività che Ivan non è mai riuscito a esprimere in campo è diventata una griffe della sua vita. Questo suo ondeggiare fra elasticità e rigidità, fra sorriso e broncio, fra metodo e barzellette lo eleva al ruolo di simbolo forse più di una vittoria a Wimbledon, obiettivo che il nostro non ha mai raggiunto. Prima, da giocatore, era l'alter ego di McEnroe; figura interessante finché si vuole ma pur sempre alter ego. Ora pur nascondendo le sue emozioni quando Murray vince il Masters, è diventato una figura primaria. Doppia ma primaria. Del resto tutto ciò che è doppio è affascinante. Con buona pace di tutti quelli che ritenevano fosse uno noioso.