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SIR ANDY MURRAY A LONDRA SFIDA I MAGNIFICI 7

Murray dopo Parigi Bercy diventa il 26° giocatore a raggiungere la vetta Atp e lo fa proprio prima di tornare a Londra

di Enzo Anderloni | 09 novembre 2016

Murray dopo Parigi Bercy diventa il 26° giocatore a raggiungere la vetta Atp e lo fa proprio prima di tornare a Londra. Dove si giocano le Finals tra gli 8 migliori dell'anno. E dove lo scettro del ranking torna subito in gioco

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

Il numero uno del mondo, un traguardo che vale molto più che una carriera e trending topic del momento, sarà di nuovo in discussione durante queste Atp World Tour Finals. Novak Djokovic potrà infatti tentare di riacchiappare già a Londra il trono che è stato suo per 223 settimane. Ciò che non è più in discussione, ammesso che ancora lo fosse, è Andy Murray da Dunblane. Con il suo 14esimo titolo Masters 1000 conquistato nel quartiere di Bercy, l'ottavo titolo di quest'annata indimenticabile, ha suggellato il suo arrivo in vetta al mondo. Passiamo in rassegna i protagonisti dell'ultimo torneo dell'anno, partendo proprio dal nuovo “king in town”, per usare le parole con cui l'ha salutato Roger Federer.

1. Andy Murray (11.185 punti)
Il tempo è ciclico: lo dicevano, a ragione, i greci. Poco meno di quattro mesi fa, Andy Murray lasciava Londra da campione di Wimbledon. Ci torna, oggi, chiudendo un ciclo che tra Londra e Londra l'ha visto vincere in quattro continenti diversi. Ci torna, oggi, come il più forte tennista del pianeta: il 26esimo numero uno della storia del ranking ATP. Proprio come in un ciclo, oltre al luogo coincide anche il personaggio non protagonista, Milos Raonic, testimone suo malgrado di un percorso irripetibile che cementa il nome di Andy Murray nell'Olimpo dello sport mondiale. La capitale di un ex impero in crisi d'identità può tornare a salutare un sovrano capace, lui sì, di guidare il mondo conosciuto sotto la Union Jack. Poco importa che questo regno duri un secolo o una settimana: la storia dello sport britannico poche volte (nessuna?) ha conosciuto un personaggio capace di incarnare successo e qualità tecniche, atletiche, umane come questo 29enne scozzese. Le ATP World Tour Finals di questa settimana saranno l'ennesimo banco di prova per un uomo che non si è mai tirato indietro, qualsiasi fosse il compito paratogli innanzi. Ma dopo tre Slam, una Coppa Davis, due medaglie d'oro olimpiche e il primato del ranking, non ha più niente da dimostrare a nessuno: chi ancora riesce a sprecare fiato per delegittimarlo, o è in mala fede o è stolto.
Sventurato il popolo che ha bisogno di eroi, diceva Brecht: e infatti, nazione più sventurata della Gran Bretagna tennistica, prima di lui, non era facile trovarla. Ma fortunato è il popolo che trova un eroe come Andrew Murray.

2. Novak Djokovic (10.780 punti)
Un'ipotesi a prima vista strampalata, ma a un secondo sguardo piuttosto credibile, è quella che vede Novak Djokovic sollevato e rinvigorito da quanto appena accaduto. Dopo la vittoria al Roland Garros, il serbo si è fermato. Non aveva scelta: quello cui aveva sottoposto la sua mente e il suo fisico per raggiungere il fine ultimo non era sostenibile. Né il riposo, né la gratificazione, né un guru potevano bastare per rimettere la spietatezza in quella macchina perfetta che si era vista all'opera negli ultimi anni. Il trono del ranking è un onore che comporta molti oneri, esserne privi significa sentirsi più leggeri e soprattutto ritrovare qualcuno da inseguire, dopo anni di corsa di testa. Smuoverà le sue motivazioni. Se il ciclo di Andy ha avuto Londra come punto di partenza e di arrivo, quello del recupero di Nole potrebbe aver avuto come origine e conclusione proprio Parigi.

3. Stan Wawrinka (5.115 punti)
E' il solito enigma. Dopo la strepitosa vittoria a New York, ottenuta nonostante qualche demone della sua mente avesse tentato di sgambettarlo, ha vinto pochissime partite. Ha preso due bastonate dalla famiglia Zverev (il giovane Sascha a San Pietroburgo, il redivivo Mischa a Basilea) e a Parigi è uscito al primo incontro per mano di un altro tedesco, Jan Lennard Struff. Sarà sollevato dal fatto che a Londra non troverà nessun tedesco, dato che tre delle sue quattro sconfitte autunnali portano la firma della Germania. E per la prima volta, sarà solo lui l'unico a difendere i colori della Svizzera a Londra.

4. Milos Raonic (5.050 punti)
Il motivo per cui Murray ha festeggiato il suo primato mondiale negli spogliatoi, e non dopo un match point, è il piccolo strappo al quadricipite destro patito da quello che doveva essere il suo avversario in semifinale, Milos Raonic. Il canadese di origine montenegrina proprio non riesce a tornare in condizione senza infortunarsi: non è al meglio e sarebbe una sorpresa vederlo arrivare in fondo.

5. Kei Nishikori (4.705 punti)
A Parigi si è fatto mettere sotto dal pubblico, da Jo-Wilfried Tsonga e dal peso di due match point non sfruttati in una partita che sembrava già vinta. Se non lamenta fastidi fisici, sarà comunque uno dei più pericolosi sul veloce di Londra, dove partecipa alle Finals per la terza volta. L'assenza di Federer e Nadal e lo stato di forma alquanto volatile del gruppo degli inseguitori potrebbero concedergli spazio e opportunità.

6. Gael Monfils (3.625 punti)
Non per togliere qualcosa all'ottima stagione di Gael Monfils, ma la sua posizione in classifica testimonia quanto questa stagione sia stata di transizione, almeno per quanto riguarda la seconda metà della Top10. Con i 3.600 punti con cui Gael quest'anno ottiene il sesto posto alla vigilia delle Finals, nel 2014 non sarebbe nemmeno arrivato tra i primi dieci. Nel 2015, Tomas Berdych aveva avuto bisogno di esattamente 1.000 punti in più (4620) di Gael per presentarsi a Londra da sesto del mondo. Il francese ha toccato picchi assoluti durante l'estate e in particolare agli US Open, ma dovrà ritrovarsi per fare un bel debutto alla O2 Arena.

7. Marin Cilic (3.450 punti)
Ha conquistato il suo pass per Londra a Parigi, dove ha sconfitto David Goffin e Novak Djokovic prima di perdere contro pronostico in semifinale, contro John Isner. Questo croato nato in Bosnia ha sempre gradito il tennis al coperto, tanto che otto dei suoi sedici titoli in carriera sono arrivati indoor. Pur essendo imprevedibile, negli ultimi tre mesi ha dimostrato di saper battere Nishikori, Murray e Djokovic, oltre a tutti gli altri. Se arriva a Londra con pochi acciacchi, è il più pericoloso dopo il duo di testa.

8. Dominic Thiem (3.215 punti)
E' l'ottavo al Masters ma sarebbe il nono in classifica, in quanto sfrutta il forfait di Nadal. Su Dominic, il più giovane del lotto per distacco, basti dire una cosa: arriva a Londra dopo aver giocato 27 tornei in questo 2016. Per comprendere la cifra, sappiate che quelli che ne hanno giocati di più dopo di lui sono Cilic e Wawrinka con… 21. L'austriaco ha la lingua per terra già da qualche mese, e rischia di rimediare una sonora lezione. Per il pupillo di Bresnik sarà un debutto impegnativo.

Se la gamba di Raonic non regge la riserva è Tomas Berdych
La stagione quasi inspiegabile di Tomas Berdych si è dotata di una possibile coda imprevista: Londra. Lo strappo rimediato da Milos Raonic a Parigi, lo stesso che ha spedito Murray sulla vetta del mondo, potrebbe permettere al 31enne tennista ceco di entrare per la settima volta nel ristretto campo di partecipazione delle Finals. La sua esperienza e il suo gioco lo renderebbero un potenziale contendente, ma il suo stato di forma è un assoluto punto di domanda.