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QUANDO LE CLASSIFICHE MONDIALI LE FACEVANO I GIORNALISTI

Per quasi 100 anni dalla prima edizione di Wimbledon il tennis non ha avuto classifiche ufficiali e oggettive: l’’Atp introduce il computer e le sue logiche solo nel 1973

di Enzo Anderloni | 29 ottobre 2016

Per quasi 100 anni dalla prima edizione di Wimbledon il tennis non ha avuto classifiche ufficiali e oggettive: l’’Atp introduce il computer e le sue logiche solo nel 1973. Eppure già nel 1913 un esperto del Daily Telegraph assicurava che il n.1 del mondo quell’anno era stato…

di Alessandro Mastorluca

“Chiamatela la favola dei due australiani. Sarebbe piaciuta a Charles Dickens, per le due città coinvolte, Londra e Parigi, e perché i due protagonisti qui hanno attraversato i momenti peggiori e i momenti migliori”. Così Bud Collins celebrava la rivalità fra Rod Laver e Ken Rosewall. Cinquant'anni fa, in quel 1966 che diventa il culmine della contrapposizione, Rocket vince 15 tornei pro, compresi il Forest Hills Pro, lo U.S. Pro e il Wembley Pro, tutti in finale su Rosewall, che invece lo batte in finale al Madison Square Garden Pro e al French Pro, in due delle sue nove affermazioni stagionali. A fine anno, lo statistico del tennis australiano Joseph McCauley assegna a Rod Laver lo status di numero 1 del mondo.
Cauley è uno degli esperti che compila le classifiche del tennis mondiale fino al 1973, quando l'ATP introduce il ranking computerizzato. Fino ad allora le uniche classifiche che circolavano erano infatti quelle manuali, redatte da un piccolo gruppo di giornalisti, soprattutto inglesi, “abbastanza intelligenti da capire che, nonostante non ci fosse nessun giocatore britannico di qualche valore, il tennis era comunque uno sport decisamente dandy da seguire” scrive Frank Deford nel suo libro Over Time: My Life As a Sportswriter. “Se non c'erano loro a seguire un torneo, allora il torneo non contava”.

Arthur Wallis Myers, il primo… classificatore
Inizia tutto da Arthur Wallis Myers, prima firma del Daily Telegraph, alla fine del 1913. Wallis Myers assegna il posto di numero 1 a Tony Wilding, con cui aveva vinto un torneo in doppio a Barcellona nel 1906, che in quell'anno ha trionfato a Wimbledon, agli World Hard Court Championships e agli World Covered Court Championships. Al numero 2, a pari merito, inserisce Norman Brookes, che però si è ritirato prima della finale dei Victorian Championships, allora il torneo più importante d'Australia, e il vincitore degli Us Championships Maurice McLoughlin.
All'epoca, sottolinea Sydney Wood nel suo libro di memorie The Wimbledon final that never was, “esistevano i ranking nazionali per i dilettanti, determinati da comitati nominati da ciascuna federazione, e la classifica annuale dei top-10 decisa da una successione di auto-nominatisi giornalisti di Londra le cui valutazioni a volte apparivano basate su favoritismi di fatto”.

Il ventennio di Lance Tingay
Dal 1952 al 1972, il solo riferimento per la definizione dei top-10 e delle teste di serie negli Slam è il ranking manuale di Lance Tingay, il decano del Telegraph, entrato nella Hall of Fame nel 1982. Ma i primi segni delle due grandi rivoluzioni, l'era Open e il ranking computerizzato, cominciano a vedersi già nel 1959. Per la prima volta, infatti, L'Equipe unisce nella stessa classifica dilettanti e pro. E Jack Kramer introduce un sistema a punti per definire il miglior professionista, che emerge dalle prestazioni in 14 tornei considerati più importanti di altri. Una sorta di circuito, che poi non sarà ripetuto, ma si può considerare il precursore del Gran Prix che lo stesso Kramer proporrà nel 1969. Per uno sport così, serviva un metodo meno ottocentesco per definire le classifiche.