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QUELLE RACCHETTE AD ASSETTO VARIABILE

Con l’introduzione dei materiali e delle tecnologie più evolute si sono moltiplicati i brevetti per migliorare le prestazioni, smorzare le vibrazioni, tarare la racchetta anche durante l’azione o addirittura renderla ...

di Enzo Anderloni | 21 ottobre 2016

Con l’introduzione dei materiali e delle tecnologie più evolute si sono moltiplicati i brevetti per migliorare le prestazioni, smorzare le vibrazioni, tarare la racchetta anche durante l’azione o addirittura renderla smontabile. Qualcuno ha avuto grande fortuna, qualche altro no…

di Raffaello Barbalonga

Abbiamo parlato spesso dell’importanza di tutto ciò che ruota intorno alla nuda struttura di un telaio. I grommets, i bumpers, i sistemi antivibranti, i sistemi per incrementare la stabilità, la potenza, il controllo, eccetera eccetera. Negli ultimi quarant’anni, lo sviluppo dei materiali ha coinvolto la varietà dei componenti sintetici e i tutti i particolari che interagiscono col semplice stampo della racchetta, hanno compiuto una evoluzione importante.
Se pensiamo a ciò di cui era costituita una racchetta di legno, come unici elementi possiamo individuare il fusto, l’impugnatura e il buttcap. Nient’altro. Il cosiddetto tennis moderno ha concretamente frammentato la racchetta in una cospicua serie di elementi diversi.
Con l’introduzione del metallo i telai videro comparire il ring grommets, cioè l’anello di plastica che girando intorno alla testa del telaio comprende tutti i fori passacorde. Inoltre, per via dell’introduzione del cuore aperto, il ponte del telaio divenne elemento di attenzione. Saldato, incastrato, avvitato agli steli, esso fu uno dei primi particolari differenzianti delle racchette degli anni ‘70/‘80.

La terza razza nel cuore
La graphite cambiò ulteriormente i giochi e permise di sviluppare, esternamente e internamente, sofisticati sistemi dalle molteplici funzioni.
Nel 1980 Wilson con la mitica “Ultra”, lancia il PWS, ovvero il famoso “perimeter weight system”, un sistema che prevede masse di peso addizionale a ore 3 e 9, per aumentare la stabilità del telaio sui colpi decentrati. Nel 1982 un’altra perla: un sistema che va a interessare il cuore aperto. Un ponticello che si innalza fino al ponte superiore e va a ridisegnare il logo della W al centro del telaio: è la favolosa Wilson Javelin. In questo modo, secondo i tecnici di Chicago, si influenza sia la stabilità che la rigidità della racchetta.
In Europa si sviluppa un concetto simile attraverso Le Coq Sportif. La terza razza centrale della racchetta del neo vincitore del Roland Garros, Yannick Noah, serve, secondo i tecnici francesi ad aumentare rigidità, stabilità e ad assorbire persino le vibrazioni!
Nel 1982, Kneissl lancia un’idea geniale per modificare l’assetto di una racchetta: “Super Pro Vario” è un telaio sofisticato e futuristico che permette di alterare il bilanciamento attraverso una rotella dentata posizionata sul buttcap. Grattandola con l’unghia di un dito, si attiva lo scorrimento una zavorra interna al telaio che va a modificare le specifiche dinamiche dell’attrezzo. In questo modo, per la prima volta troviamo un vero e proprio sistema tecnologico interno al telaio.

Variare la tensione con la chiave
Nel 1985 Fischer e MacGregor sviluppano una soluzione per variare la tensione corde. Con “Superform Tuning “, attraverso una chiave che gira una serratura sul buttcap, un braccio interno al cuore aperto del telaio tira le prime 4 corde centrali, permettendo al giocatore (in una ipotesi davvero azzardata) di scegliere direttamente in campo un settaggio di incordatura piuttosto che un altro. Stesso concetto per la Longstring di Bergelin, che attraverso il suo più evoluto sistema è invece capace di movimentare tutte le corde. Sempre nel 1985 Armin Dassler, porta via agli odiati cugini di Adidas il giovane Boris Becker, al quale viene affiancata una racchetta accorciabile, la Puma BB Winner. Derivata direttamente dalla Puma G. Vilas aveva la possibilità di togliere 3 segmenti di manico, riducendo la lunghezza del fusto e modificandone quindi le caratteristiche dinamiche. L’evoluzione di questo telaio diventa la BB Super, che in realtà fu l’effettiva racchetta di Becker fin dalla sua prima vittoria a Wimbledon Essa migliora notevolmente la precedente tecnologia. Questa volta, la racchetta per allungarsi o accorciarsi non ricorre allo stratagemma di addizionare o sottrarre parti del manico. Questa volta, attraverso una vite e una monetina, senza dover togliere il cuoio, l'impugnatura scorre fluida sul manico.

Bilanciamento regolabile
Nel 1987 Donnay sviluppa uno dei telai più performanti degli anni ‘80, la Pro Cynetic. Se la versione base, contrassegnata col numero 1, diventa la compagna di molti campioni, tra cui anche il giovane Sampras, l’evoluzione, Pro Cynetic 12 ripropone un cambiamento del bilanciamento e del peso, inserendo delle apposite masse che, a slitta, si incastrano sulla cornice del piatto corde. Soluzione molto simile anche per Yamaha che nel 1988 presenta le SX 97, meravigliosi telai con slitte sul bumper per ospitare strisce di plastica atte a modificare le specifiche dinamiche.
Sempre nel 1987, Dunlop con le Max Competition Plus, affronta la problematica del bilanciamento e dello swingweight coniugando le intuizioni del PWS di Wilson con quelle di Donnay e Yamaha: una serie di capsule potevano ospitare piccole sferette di piombo per stabilizzare il piatto, aumentare il peso e avanzare il bilanciamento. Pro Kennex propone nello stesso periodo, con “Ceramic Ace”, l’APW System. Insieme alla racchetta viene venduta una busta contenente pesetti da 1 grammo da inserire in fase di incordatura. Curiosa la loro forma che, esteticamente parlando, va ad anticipare il famoso “Woofer System” di Babolat.
Sono anni in cui il tripudio degli accessori è dilagante, aziende come Rossignol o Miller “farciscono” le racchette di tantissimi piccoli dettagli, al punto che le mille indicazioni scritte o disegnate, diventano l’essenza dell’immagine grafica dei telai.

Le racchette… componibili
Dalla fine degli anni ’80 a tutti gli anni ‘90 quasi ogni azienda ha in catalogo racchette che presentano sistemi accessori sempre più complessi (Tretorn arriverà a inserire all’interno del telaio “Speedgun” un accelerometro per misurare la velocità del colpo!), fino a progettare direttamente racchette componibili. L’australiana Fin unisce le parti dei telai attraverso ammortizzatori integrati, Jen.ro e Snauwaert scompongono le racchette e le rendono assemblabili, l’italiana Technort crea un perno isolato da un sistema ammortizzante che all’interno del telaio avvita tutti i componenti esterni e contemporaneamente li isola dal grip.
Verso la metà degli anni ‘90 la rivoluzione del “Kinetic System” operata da Roland Sommer contribuisce considerevolmente a limitare il problema del tennis elbow ridando speranza ai tennisti di tutto il mondo. Il sistema oltre a ridurre la portata di vibrazioni a bassa frequenza, rappresenta un validissimo elemento di variazione dinamica dell’assetto. Lo spostamento delle microsfere di piombo facilità infatti l’accumulo di energia cinetica dell’attrezzo in fase di swing.
Lo sviluppo di queste e tantissime altre tecnologie ha contribuito a generare un tennis sempre più rapido e contemporaneamente sicuro per la salute degli atleti. L’incremento esponenziale di rigidità, specialmente nelle racchette amatoriali, non ha generato disastri proprio per l’evoluzione dei sistemi correlati, sempre più sofisticati ed efficienti.

Cortex e Kinetic, gli anti-vibrazioni
Il “Cortex System” di Babolat, “V-Sensor” di Völkl, il rinnovato “kinetic” che diventa “Quad” per Pro Kennex, il sistema “Natural Tennis” di Dunlop sono un esempio di come la tutela dell’atleta sia studiata in base alle performance di telai sempre più rigidi e potenziali. Nel caso di Babolat e di Völkl un sistema vibrassorbente viene inserito in posizioni strategiche (un collarino sopra il grip o un intero manico rivestito di una mescola antivibrante con un damper terminale di differenti densità). Per Pro Kennex il sistema “Q-Kinetic”, posizionato a ore 2,4,8,10 nel piatto, oltre a incrementare l’inerzia e assorbimento delle vibrazioni, sviluppa una ottima stabilità nell’impatto. Dunlop invece inserisce un sistema integrato di rame che “cattura” le vibrazioni e le scarica dentro un canale di silicone.
Dall’altra parte della ricerca troviamo Wilson (X2 Ergo), Head (Adaptive String Pattern) o Dunlop (I-dapt) sul concetto sempre presente del telaio che si adatta al giocatore. In questi casi abbiamo per Wilson l’esempio di un grip che, inserendo delle apposite piastrine sagomate, permette la creazione di una impugnatura ergonomica per chi gioca a due mani. Per Head, l’opzione consiste nello scegliere con l’acquisto di un solo telaio, due tipologie di pattern, fitto o aperto, in relazione al ring grommets che si inserisce in fase di incordatura. Per Dunlop invece troviamo un vero telaio scomponibile con un collare vibrassorbente che unisce le parti e che può essere di tre differenti densità, per dare all’impatto un feeling specifico alle esigenze del giocatore.
Insomma, la ricerca non si è fermata, anzi siamo forse in una fase di rinnovamento molto interessante, che restituisce la giusta importanza all’attrezzatura. Abbiamo visto molte soluzioni evolversi, alcune naufragare miseramente, altre rimanere attuali nel corso degli anni; sono tutte espressioni dello studio e della fantasia di uomini e aziende che credono nello sviluppo. Una strada faticosa ma sempre giusta.