-
Archivio News

HENRI COCHET, IL MAGO DI LIONE

Il più imprevedibile dei Moschettieri di Francia: non aveva servizio, non aveva rovescio, non tirava forte

di Enzo Anderloni | 08 ottobre 2016

Il più imprevedibile dei Moschettieri di Francia: non aveva servizio, non aveva rovescio, non tirava forte. Eppure vinse cinque volte il Roland Garros, due Wimbleodn e gli Us Upen. Oltre a quattro Insaltiere, compresa la volta in cui…

di Alessandro Mastroluca

“Se il tennis avesse le annate come i vini, il 1927 sarebbe da collezione”. Henri Cochet annuisce al sommelier che commenta così mentre gli riempie il calice. Pierre Gillou, diventato di fatto il patron del tennis francese, lo aveva richiamato in squadra per la lunga trasferta verso Wimbledon e Forest Hills, nonostante sia socio del Racing e Cochet abbia battuto più volte il suo prediletto Borotra.
Cochet, ha scritto Sydney Wood, “è l'unico vero mago nella storia del tennis. Big Bill Tilden, John McEnroe, Frank Sedgman e forse Yannick Noah sono gli unici giocatori che un po' mi ricordano le elettrizzanti improvvisazioni di Henri”. Tira piano, soprattutto il servizio, ma sotto rete le sue volée stilettano l'avversario con traiettorie all'apparenza dolci, nella sostanza letali. “Con l’eleganza giovanile con cui un vecchio aristocratico appunta un garofano al suo liso abito da cerimonia” scriveva Gianni Clerici sulla Gazzetta dello Sport, “egli colora il suo gioco di trovate che odorano di giovinezza, e a volte il roteare nervoso della sua racchetta ricorda il mulinello di una mazza d’avorio dal pomo ingiallito”.

Il figlio del custode che lavora in seteria
Figlio del custode del Tennis Lyon, impara a giocare nelle ore libere ma a sette anni già conosce i segreti e le sottigliezze del tennis. Batte il suo principale Couzon, sale al numero 1 della regione, ma la priorità rimane il lavoro in seteria. Durante il servizio militare può finalmente allenarsi come si deve: in due anni passa dalla seconda categoria al titolo di campione di Francia.
Quando si imbarca per Wimbledon, ha già vinto due volte il Roland Garros e conquistato l'argento olimpico a Parigi. Sui prati londinesi firma un'impresa che solo Tommy Robredo al Roland Garros del 2013 riuscirà ad eguagliare: vince tre partite di fila dopo aver perso i primi due set. Cochet, però, le infila dai quarti alla finale. Supera prima Hunter, poi Big Bill Tilden che è addirittura avanti 5-1 30-0 nel terzo prima di distrarsi e sbagliare due dritti cruciali. Cochet infila una striscia di 17 punti consecutivi, chiude 7-5 e inizia la risalita verso la finale, che seguirà un andamento simile: il mago cancella sette match point prima di battere Borotra, il “Basco Salterino”, che rinuncia a brindare con lo champagne stappato in spogliatoio dal giudice arbitro Hillyard.

Il segreto del mago
Tilden aspetta l'8 settembre per la rivincita, nel secondo singolare del Challenge Round di Davis, nello storico Germantown Cricket Club di Philadelphia. Cochet torna in campo nell'ultimo match, sul 2-2, contro “Little Bill” Johnston. René Lacoste sostituisce sulla sedia di capitano Gillou, decisamente troppo nervoso. Cochet arriva alla pausa in vantaggio di due set a uno, ma sul 5-2 nel quarto un po' si perde, si distrae. È l'amico Lacoste a fargli ritrovare la retta via, il compagno di tante battaglie convinto che sia “un regalo veder giocare Cochet [perché] non ha servizio, non ha rovescio, non picchia forte ma piazza la palla nei posti più inattesi. E poi, sembra sapere dove il suo avversario dirigerà il colpo”. Tilden, scriverà, “che non avrebbe potuto essere battuto da un singolo giocatore, fu battuto da una squadra”.

WikiCochet, la scheda
Nato il 14 dicembre 2001 a Lione, Henri Cochet ha vinto sette Slam in singolare: 5 Internazionali di Francia (1922, 1926, 1928, 1930, 1932), 2 Wimbledon (1929) e gli Us Championships 1928. Nella Hall of Fame dal 1976, considerato n.1 del mondo dal 1928 al 1930, è uno dei quattro Moschettieri che hanno conquistato sei Coppe Davis dal 1927 al 1932.