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ALEX METREVELI, UN SOVIETICO RAFFINATO A WIMBLEDON

Debuttò in Davis a 16 anni e fu il primo rappresentante dell'URSS comunista in finale a Londra, nell’anno del boicottaggio dei “pro”

di Enzo Anderloni | 01 ottobre 2016

Debuttò in Davis a 16 anni e fu il primo rappresentante dell'URSS comunista in finale a Londra, nell’anno del boicottaggio dei “pro”. Il pubblico fu dalla sua per il suo tennis di tocco e classe ma contro aveva un campione solido come il cecoslovacco Kodes…

di Alessandro Mastroluca

Nella sala del Cremlino non c'è nemmeno un ritratto di Stalin. Quel 15 febbraio del 1956 Nikita Kruscev marca la discontinuità nel XX Congresso del PCUS. Denuncia le violenze del regime e sostiene la necessità della “coesistenza pacifica” fra i due blocchi che governano il mondo. L'anno successivo, la coesistenza inizia a trasformarsi in qualcosa di più di un principio. “Perché non c'è nessun sovietico a Wimbledon?” gli chiedono a Londra durante un incontro diplomatico. “Cos'è Wimbledon?” risponde. Nell'estate del 1958 Andrei Potanen e Anna Dmitrieva, poi finalista battuta dall'americana Sally Moore, si iscrivono al torneo junior: sono i primi atleti sovietici a viaggiare nel blocco occidentale. La svolta, però, arriva nel 1970. Alex Metreveli e Olga Morozova perdono in finale di doppio misto da Rosemary Casals e Ilie Nastase. Due anni dopo, Metreveli raggiunge due semifinali Slam (Australian Open e Roland Garros) e il Foro Italico incorona Morozova come la prima sovietica in finale in un torneo del circuito maggiore.

Creatività al potere
Metreveli, cresciuto al club Dynamo di Tbilisi, 29 volte campione sovietico di singolare con un best ranking di numero 9 del mondo, ha debuttato in Davis a sedici anni, nel 1963. È un giocatore dallo stile creativo, che tanto piace ai tifosi: mette insieme affascinanti combinazioni e un senso della correttezza che non passa inosservato. Un decennio più in là, il rifiuto di Niki Pilic di rispettare la convocazione della nazionale jugoslava apre la più grave crisi nella storia del tennis moderno: uno sciopero. Il boicottaggio del 1973 a Wimbledon spalanca la strada a Metreveli che nei quarti batte Connors e in semifinale l'altro statunitense Alex "Sandy" Mayer, arrivato a Londra direttamente da Princeton, dove ha vinto i campionati NCAA.
Nell'altra semifinale si affrontano Jan Kodes e Roger Taylor. Entrambi, come il sovietico, giocano nel World Championship Tennis, il circuito del petroliere texano Lamar Hunt. Metreveli preferirebbe affrontare il mancino di Sheffield, l'unico dei tre ad aver giocato le WCT Finals a Dallas a maggio. Ma non viene accontentato. Quando Kodes arriva al campo per la finale, il ricordo dell'invasione sovietica di Praga è vicino, così come il 5-2 dei sovietici nella gara decisiva per l'oro olimpico di Sapporo 1972. Metreveli si sta già allenando sul campo 2, il futuro cimitero dei campioni. Kodes allora improvvisa un riscaldamento di una ventina di minuti con il titubante Vic Seixas.

La partita della vita
Metreveli, scrive Gianni Clerici, “aveva con sé il tenero cuore di tutta Londra: la sua aria di gentiluomo di campagna meridionale, la sua spontaneità, il gioco raffinato, basato sul tocco prima ancora che sulla potenza atletica, facevano vibrare le vecchie ladies e i loro cavalieri”. Kodes però domina il primo set 6-1. Il resto è storia. “Mi è successo qualcosa di strano quel giorno - ha detto Metreveli -. Era la partita più importante della mia carriera, una situazione psicologicamente difficile per me. Sentivo i muscoli duri, non riuscivo a muovermi velocemente e liberamente come avrei dovuto. Purtroppo quel giorno non sono riuscito a dimostrare il mio valore”.

Wiki Metreveli, la scheda
Alexander Metreveli è nato a Tbilisi (Georgia) il 2 novembre del 1944. Semifinalista agli Australian Open e al Roland Garros nel 1972, quartofinalita agli Us Open nel 1974, ha raggiunto la finale a Wimbledon nel 1973. Il suo best ranking è stato di n.9 del mondo, il 3 giugno del 1974.