-
Archivio News

BINAGHI: "CHE COSA FAREMO NEI PROSSIMI 4 ANNI"

Angelo Binaghi ci anticipa le grandi inziative del prossimo quadriennio a cominciare dalla inedito Masters mondiale under 21 che l’Atp lancerà nel 2017

di Enzo Anderloni | 22 settembre 2016

Angelo Binaghi ci anticipa le grandi inziative del prossimo quadriennio a cominciare dalla inedito Masters mondiale under 21 che l’Atp lancerà nel 2017. E poi: l’ingresso ufficiale del tennis nella scuola elementare, la rivoluzione digitale, il progetto della previdenza per i maestri e dell’assicurazione per i dirigenti di club. E nel settore tecnico partono i mini team un coach e un preparatore fisico ogni due over 18

di Enzo Anderloni – Foto A. Costantini

2008-2012: il quadriennio della nascita e crescita della tv; 2012-2016: il boom dei tesserati, dei tornei, del tennis amatoriale Fit-Tpra e i grandi risultati sportivi (Career Grand Slam, finale italiana Us Open 2015); il 2016-2020: per che cosa passerà alla storia?

Per il tennis nella scuola elementare e per il nuovo Master Atp under 21 in Italia, una grande manifestazione, inedita, che porteremo per i prossimi 5 anni in una città del Nord Italia. Dove vedremo in azione, dal vivo, prima degli altri, i faccia a faccia tra i campioni emergenti, che nelle stagioni successive saranno finali di Slam o confronti per determinare il n.1 del mondo.

A lei piacciono i numeri, i grafici. Tra quelli che illustrano gli andamenti dei settori Fit degli ultimi qual è il grafico che la emoziona di più? E quello di cui è meno soddisfatto?

Il grafico più entusiasmante è quello della crescita degli ascolti di SuperTennis. E poi quello delle partecipazioni ai tornei che misura la voglia di tennis più di qualunque altro indicatore. Mi soddisfa meno forse proprio quello degli agonisti che è cresciuto “solo” di circa il 100% in questi 15 anni (da poco più di 53.000 ad oltre 103.000). Vorrei che fossero di più perché sono la parte più nobile della nostra popolazione di tennisti.

Tra i progetti per il prossimo quadriennio ha parlato di previdenza per i maestri di tennis: che cosa ha in mente?

Stiamo già da tempo analizzando l’argomento, che vista la grande quantità di insegnanti, peraltro in continua crescita, rappresenta un costo non indifferente; potremo investire tutta o in parte la quota annuale di iscrizione all’albo per la previdenza dei maestri. In sostanza se riuscissimo a non far pagare la quota dell’albo a quegli istruttori che pensano al loro futuro e investono nella previdenza alternativa, secondo me sarebbe un bell’incentivo e svolgeremmo un compito sociale nobile che va oltre le nostre strette competenze di tipo sportivo.

Ha parlato anche di assicurazioni a tutela dei dirigenti sportivi che sono impegnati nella gestione dei circoli: che cosa si può fare concretamente?

A questo aspetto dobbiamo pensare prima ancora che alla previdenza per i maestri perché i dirigenti di circolo sono dirigenti dilettanti. Vanno tutelati perché dedicano del tempo gratis per il nostro sport ma lo fanno operando come veri e propri manager in un quadro normativo sempre più complesso. Dobbiamo insomma cercare di proteggerli da tutte le responsabilità che derivano dall’opera benemerita che svolgono. Responsabilità che negli ultimi anni sono diventate sempre più pesanti anche a causa delle nuove leggi emanate dallo Stato. Quindi dobbiamo studiare per loro un’assicurazione che li protegga in caso di richieste di risarcimenti e procedimenti giudiziari di natura civilistica che dovessero subire in ragione del loro ruolo. Non devono rischiare il proprio patrimonio personale a causa della loro vocazione sportiva. Purtroppo alcune delle leggi approvate negli ultimi anni hanno creato una situazione di maggior responsabilità e conseguente pericolo.

Tra le sue idee per il futuro c’è quella del movimento tennistico come di una nuova famiglia digitale, come se la immagina?

Siamo stati tra i primi a capire le potenzialità del digitale, della Rete. Prima abbiamo creato il sito Federtennis.it che è ormai un punto di riferimento per tutti, poi Supertennis.tv con lo streaming del canale televisivo. Siamo progrediti un passo alla volta con l’evoluzione della tecnologie, come è successo a tutte le grandi aziende o strutture. Ora si tratta di rivedere tutto modo più strutturato e omogeno alla luce della grande esplosione dei social network. Vogliamo ripensare tutto il nostro mondo digitale mettendo insieme la nostra grande forza editoriale e la capacità di informare con le firme più qualificate e specializzate con la fornitura di servizi essenziali al nostro movimento. Ormai siamo tutti abituati a cercare le notizie, a informarci con i video, a seguire le dirette sul web ma anche a comprare il biglietto del treno o dell’aereo, a prenotare un albergo con booking.com o un appartamento con Airbnb. Scegliamo alberghi e ristoranti leggendo i pareri di altri utenti su Tripadvisor. Mi piace immaginare un mondo digitale della Fit dove ci sia insieme tutto questo: l’informazione di un giornale specializzato, i servizi per iscriversi a un torneo pagando con la carta di credito, la possibilità di vedere anche dallo smartphone il tabellone di qualsiasi torneo, di conoscere gli orari delle partite nostre e altrui e poi magari di poterle seguire con il live scoring, come nei tornei Atp e Wta, anche a livello nazionale. Mi piace pensare che ognuno abbia il suo profilo di giocatore e dunque possa vedere quello del suo avversario, aggiornato con i risultati in tempo reale, per studiarlo. E che possa accedere allo stesso modo a un “tripadvisor” delle racchette e delle corde per poter scegliere quelle più adatte alle sue caratteristiche. E magari procurarsele direttamente on line. Il tutto condiviso e amplificato dall’integrazione con i social: da facebook, twitter, instagram, snapchat e i nuovi che verranno. Magari tutto questo non sarà possibile subito. Ma è in questa direzione che vogliamo andare”.

Viviamo il paradosso che in un Paese che anche quest’anno dovrà taglierà qualche miliardo con l’ennesima “spending review”, il tennis ha utili da investire e deve solo scegliere come. Che cosa ha fatto l’istituzione Fit nei confronti del suo mondo che l’istituzione Stato non è riuscito a fare nei confronti del Paese?

E’ riuscita a farlo crescere. In 15 anni ha moltiplicato il movimento per tre. La prima cosa che abbiamo fatto è stata quella di cacciare i ladri. La gente se ne è accorta ed è tornata la fiducia. Una fiducia piena che nello Stato italiano ancora non c’è. Poi abbiamo avuto delle idee per stimolare la crescita, come la riforma dei campionati o il canale SuperTennis. Terza cosa: abbiamo fatto fruttare gli asset che avevamo, le nostre industrie, come gli Internazionali BNL d’Italia. Lo Stato non ha avuto grandi idee, non ha creato importanti innovazioni per favorire la crescita e gli asset che aveva non hanno avuto una gestione tale da cambiare la vita del Paese. Per noi è andata molto meglio e credo che in questo ci abbia aiutato una gestione lunga che ci ha permesso prima di risanare, poi di ricostruire ed infine di innovare. La continuità è stata fondamentale. E i tre piani di azione positiva di cui parlavamo sono frutto della unità monolitica della nostra classe dirigente che ci ha permesso di focalizzarci sulla crescita e sulla gestione anziché sulla ricerca di consenso politico.

La Fit quest’anno dovrebbe chiudere con oltre 5.000.000 di euro di utile. Nel 2013 erano stati solo 179.000. Poi ogni anno gli utili sono cresciuti portando il patrimonio Fit dai quasi 16 milioni del 2013 agli oltre 25 attuali. Che cosa faremo con tutti questi soldi?

L’ho detto in assemblea ai delegati: ditecelo anche voi come spenderli. Dateci delle idee, come sono state la rivoluzione dei campionati, il canale SuperTennis o l’investimento nella scuola elementare, che possano generare un ritorno al tennis italiano in termini di numero di praticanti o di qualità del settore tecnico. Noi idee ne abbiamo ma se ne arrivassero altre, diverse, magari migliori, daremmo loro tutta la priorità possibile…

Nel prossimo quadriennio avremo un tetto sul Campo centrale del Foro Italico?

Quelli non sono soldi che dobbiamo e possiamo spendere noi, l’impianto è in concessione alla Coni Servizi. Spero che il presidente Malagò, come ha detto, acceleri su questa questione. Molto dipende anche dalla candidatura Olimpica. Ma anche indipendentemente da questa, conto che quel passo venga fatto perché è un intervento utile a tanti altri sport perché rende quell’impianto profittevole per tutto l’anno, non solo per il tennis e per una sola settimana.

Parliamo di giovani, il futuro. Vogliamo coinvolgere il millennials, i nativi digitali. Speriamo di farne giocare tanti. Però poi il tennis di qualità, costa. Una buona scuola agonistica da tre volte alla settimana costa più di 1.500 euro l’anno. Se poi guardiamo le academies, quelle in cui si coltivano sogni di professionismo (per esempio quelle spagnole) si parla di 25/35mila euro annui. Che cosa farà la Fit per allargare la base di quelli che ci provano davvero? Quanti ragazzi è in grado di aiutare?

Oggi noi osserviamo da vicino e aiutiamo più di 800 ragazzi under 16. Vengono convocati per allenamenti settimanali presso i nostri Centri tecnici di allenamento (CTA e CTP) che coprono tutto il territorio nazionale, li supportiamo nell’attività agonistica rimborsando loro le trasferte e condividiamo la programmazione con i loro maestri in modo che, nel caso non possano accompagnarli loro, si possa intervenire con i nostri tecnici. Poi seguiamo con contributi economici un centinaio di Over 16. Possiamo dire tranquillamente che sosteniamo tutti i giocatori meritevoli, sia che si allenino nelle nostre strutture sia che lo facciano nei loro club con i loro maestri. Per quelli che stanno già affrontando il circuito professionistico, Over 18, stiamo attivando un nuovo programma che prevede di creare gruppi di due giocatori ai quali forniremo un coach e un preparatore fisico per tutto l’anno. A parte Pellegrino, Summaria e Dalla Valle che si allenano a Tirrenia con i nostri tecnici del Centro, tutti gli altri elementi di punta si allenavano con i loro coach, che nel 99% dei casi sono maestri di club che hanno lavorato bene ma che non potevano portarli in giro per i tornei. Per cui negli ultimi due anni questi giocatori facevano la preparazione invernale con il loro coach e poi i nostri tecnici li accompagnavano per 18/ 20 settimane a far tornei. Un sistema che, ci siamo resi conto, non funziona. Il tecnico che allena un giocatore deve anche seguirlo nei tornei. Come fa ad allenarlo nel modo giusto se non lo vede quando gioca la partita vera? Così abbiamo deciso di cambiare sistema. Abbiamo detto ai loro coach che o li seguivano personalmente tutto l’anno (e noi li avremmo stipendiati per questo) oppure li prendevamo in carico noi, con nostri tecnici, a tempo pieno. A breve partiranno i primi team, come dicevamo, di due giocatori seguiti da un tecnico e da un preparatore fisico dedicati.

Secondo lei perché il rapporto numerico tra giocatori agonisti e giocatrici è sempre sbilanciato, una ragazza ogni 3 maschi? Tra l’altro dopo la generazione delle grandi imprese sembra esserci quasi una pausa di riflessione nel tennis femminile? Che cosa si può fare per modificare la tendenza?

Dobbiamo trovare un gruppo di donne che ci aiuti ad affrontare il problema. Vogliamo confrontarci con le migliori dirigenti che abbiamo per capire quali sono le cose che dobbiamo fare per crescere il settore femminile. Comunque il rapporto di 1 a 3 è lo stesso che avevamo 15 anni fa e quindi anche quello delle giocatrici è un bacino che si è moltiplicato, è cresciuto.

Tra i dirigenti sportivi del presente o del passato, o tra le figure politiche in senso lato, c’è qualcuno a cui si ispira o si è ispirato?

Aver visto per decenni mio padre fare il dirigente sportivo significa aver avuto un riferimento fondamentale. Nella politica attiva fui a suo tempo un fan di Mario Segni che fece una rivoluzione ma non riuscì poi a gestirla. Mandò a casa un sistema corrotto ed inefficiente ma non seppe gestire il post. Credo di poter dire che noi quella rivoluzione, la nostra, abbiamo saputo completarla. Siamo riusciti a fare nel tennis, quello che lui avrebbe voluto fare nel Paese.

Come vede Novak Djokovic “dirigente”, da nuovo presidente del board dei giocatori ATP? Che tipo di presidente è secondo lei?

Meglio di Federer e di Nadal, mi sembra che in quel ruolo possa essere più brillante.

Secondo lei quando usciranno di scena Federer e Nadal, la gente continuerà a seguire il tennis con lo stesso coinvolgimento?

Non lo so: questa è una bella domanda…

Il prossimo anno esordirà la Laver Cup, la nuova sfida a squadre che Federer si è inventato, con la sua società, riprendendo l’idea della Ryder Cup di Golf, Europa contro Resto del mondo. Che cosa ne pensa?

E’ l’ennesima conferma della clamorosa debolezza della Federazione Internazionale. Che non è in grado di gestire né di far migliorare manifestazioni di grande tradizione come la Coppa Davis e la Fed Cup. E che subisce l’ennesima iniziativa privata di questo tipo dimostrando di non essere in grado di svolgere alcun ruolo nella gestione del tennis mondiale.

Che cosa farebbe nei panni della dirigenza ITF per modificare questo stato di cose?

Se fossi nella ITF farei per prima cosa la mia classifica, che darebbe massima importanza e punteggio alla Coppa Davis e alla Fed Cup. E poi creerei il Campionato del Mondo, ogni fine anno. Un torneo più importante degli Slam.

Dopo tanti anni da presidente lei ha ancora dei sogni per il mondo del tennis, un punto di arrivo ideale?

Sì, il nuovo sviluppo digitale e la scuola sono due cose, da fare velocemente, che possono darci grandi risultati. Poi c’è la soglia dei 500mila tesserati che, anni fa, ci sarebbe stato da ridere solo a pensarla. Secondo me è un obiettivo che bisogna cercare di raggiungere nel prossimo quadriennio. Se lavoriamo bene ce la possiamo fare. Per me comunque l’ingresso nella scuola elementare è la cosa più importante. Non si tratta solo di numeri che cresceranno, non sono solo ragazzi che inizieranno a giocare a tennis e diventeranno la linfa vitale per le nostre Società. A scuola dovrà esserci una selezione ben fatta, in collegamento con il Settore Tecnico, che ci aiuti a coinvolgere ragazzi e ragazze con spiccate attitudini fisiche. Gente alta, forte, veloce, con grandi doti fisiche naturali che consenta al settore tecnico di lavorare su materiale umano migliore e di ottenere così migliori risultati.