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DEL POTRO, MAYER, CILIC: LA DAVIS VALE MOLTO DI PIÙ

L’impresa degli argentini che superano la Gran Bretagana a casa sua non vale niente per la classifica

di Enzo Anderloni | 21 settembre 2016

L’impresa degli argentini che superano la Gran Bretagana a casa sua non vale niente per la classifica. Del Potro che batte Murray resta fermo, Leonardo Mayer, decisivo per la finale, perde 14 posizioni. E’ quantomeno paradossale…

di Enzo Anderloni - Foto Getty Images

Secondo le nuove classifiche Atp, quelle che ogni lunedì sanciscono e aggiornano le gerarchie del tennis, l’argentino Leonardo Mayer, eroe di Coppa Davis nel weekend, perde 14 posizioni (scivolando da n.114 a n.128). E Juan Martin Del Potro, che batte il n.2 del mondo Andy Murray dopo 5 ore e 7 minuti di battaglia, resta fermo al n.64.

L’ennesima assurdità legata al fatto che l’Atp, ma soprattutto l’Itf, Federazione internazionale che gestisce la manifestazione, non hanno trovato la chiave giusta per dare alla manifestazione il suo giusto valore, anche in termini di punti da attribuire a chi gioca e vince.

Parliamoci chiaro: è evidente e condiviso da tutti che i quattro tornei del Grand Slam e la Coppa Davis sono le gare che lasciano un segno nella storia. Si diventa immortali se il proprio nome viene inciso per sempre su uno di questi eventi.

In particolare la Davis, inaugurata nel 1900 dalla sfida tra Stati Uniti e Isole Inglesi, è oggi la competizione sportiva annuale con il maggior numero di nazioni partecipanti: ben 135. Un fenomeno pazzesco di tradizione storica e coinvolgimento dei colori nazionali.

È semplicemente ridicolo che gli stessi tennisti che prendono fior di dollari e punti tutte le settimane del calendario Atp, anche in tornei magari meritevoli ma senza pedigree e magari con tabelloni di modesta caratura, possano infiammare il mondo (chi non si è sentito coinvolto seguendo in diretta Gran Bretagna-Argentina su SuperTennis?) e ricavarne briciole.

Leonardo Mayer potrebbe avere un busto marmoreo a Buenos Aires (per Juan Martin Del Potro ci vuole almeno una statua equestre…) e nello stesso tempo scivola giù nell’anonimato della classifica. Eppure i meccanismi per rimettere a posto le cose sarebbero semplici, se l’Itf decidesse di battere i pugni sul tavolo.

Chi potrebbe darle torto se chiedesse, per esempio, che le vittorie nei singolari dei match del World Group valessero come le partite negli Slam, a parità di fase del tabellone? Vai in finale agli Us Open? Prendi 1.200 punti. Perché non dovrebbe esserci lo stesso bottino in palio per Murray-Del Potro a Glasgow? È chiaro: questo cambierebbe il peso specifico della manifestazione negli orizzonti dei giocatori che puntano alla leadership assoluta. Ne condizionerebbe la programmazione.

Invece succede il contrario: i primi della classe si lamentano che giocano troppo e chiedono di concentrarsi solo sui tornei mandando spesso in nazionale le seconde scelte. Salvo farsi trovare pronti per le sfide stracittadine di fine anno tra la squadra dei Philippine Mavericks e quella dei Singapore Slammers. O addirittura inventarsi una Laver Cup, sfida annuale tra Europa e resto del Mondo, che si piazza in mezzo al calendario autunnale.

Un bel controsenso, come quello di vedere questa settimana Del Potro fermo in classifica e Mayer giù, giù, giù…

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 34 - 2016

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SuperTennis Magazine – Anno XII – n.34– 21 settembre 2016

In questo numero

Prima pagina: la davis vale molto di più Pag.3

Intervista – a tu per tu col presidente fit: “Per 5 anni in Italia il nuovo Masters Atp” Pag.4

Coppa davis: ora chi è Braveheart? Pag.8

New balls, please: Elogio alla stanchezza Pag.9

Focus: Norvegia, sogni di Davis con Ruud e Durasovic Pag.11

Terza pagina – Magnus Norman, adesso è davvero grande Pag.12

I numeri della settimana: Giannessi +98, che salto! Pag.14

Il tennis in tv: in diretta dal mondo Pag.16

Beach tennis: Agli Europei in spiaggia l’Italia fa cappotto Pag.17

Giovani: Elisabetta sta arrivando Pag.18

Circuito Fit-Tpra: Kia Tennis Trophy, destinazione Milano Pag.20

Personal coach: l’arte di spostarsi Pag.21

Racchette e dintorni: Le nuove Head Speed… suonano meglio Pag.22

La regola del gioco: Scusate il ritardo? Si aspetta o no? Pag.23