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10 ANNI FA SI RITIRAVA ANDRE AGASSI, CHE NOSTALGIA

Dieci anni fa Andre Agassi agli Us Open annunciava il proprio ritiro

di Enzo Anderloni | 17 settembre 2016

Dieci anni fa Andre Agassi agli Us Open annunciava il proprio ritiro. Ha cambiato il tennis per personalità, immagine e tecnica. Ecco 10 angolazioni sul protagonista di Open, la biografia sportiva più letta nel mondo

di Alessandro Mastroluca - Foto Getty Images

“Negli ultimi 21 anni, vi ho sempre trovati e vi porterò nel cuore per il resto della mia vita”. Ne sono passati dieci dal commovente atto finale di un campione e di una generazione che non torneranno più. “Il tabellone dice che oggi ho perso” diceva Andre Agassi davanti ai 23 mila dell'Arthur Ashe, “ma non dice quello che trovato”.

ISPIRAZIONE - Ha trovato, spiega, “fedeltà. Ho trovato generosità, le vostre spalle per sostenere i miei sogni. Ho trovato ispirazione”. Quella stessa ispirazione che caratterizza le attività filantropiche della Andre Agassi Foundation for Education.

PERFEZIONISMO - Di Agassi, resta un immagine di assoluto perfezionismo in campo. “Per vincere – ha spiegato – ti devi allenare bene, preparare bene, idratarti bene. E farlo un po' meglio del tuo avversario”. Ma non basta. “Qualunque sia il punteggio, il punto più importante è il prossimo”.

FRAGILE - Eppure, come scrisse Peter De Jonge sul New York Times nel 1995, “Agassi sembra motivato da un non sradicabile senso di insicurezza”.

SAMPRAS - Ma non esisterebbe Agassi senza Sampras, il suo opposto perfetto. Il miglior servizio contro la miglior risposta, il miglior dritto lungolinea contro il miglior rovescio incrociato, lo smash più devastante e il lob più chirurgico. “Nel tennis di Agassi” scrive ancora De Jonge, “è tutto compatto, compresso. Quando Sampras gioca bene, invece, è tutto fluido, silenzioso: è un'esperienza sensuale”.

VAN HALEN TRIBUTE - Nel quarto di finale dello Us Open del 2001 gli opposti si attraggono in una sublimazione simbolica totalizzante. “Pistol” Pete, il bravo ragazzo che serve con la lingua di fuori, si presenta in completo bianco. Andre Agassi, l'anima torbida del tennis a stelle e strisce, in completo nero. Il Van Halen Tribute è servito.

AH L'AMORE - Era già l'Agassi testimonial dei rasoi, con la testa lucida e a posto, del matrimonio salvifico con Steffi Graf. Un matrimonio d'amore, di segni premonitori, di fiori e bigliettini. Un amore adulto e romantico.

IL TOUPE - Eppure un tempo, Agassi si presentava con la chioma bionda quasi come Gesù, toupé or not toupé that is the question. Con i pantaloncini di jeans e le magliette fluo in anticipo sui tempi, nessuno incarnava al meglio lo slogan Canon, che non a caso l'aveva scelto come testimonial: l'immagine è tutto.

BOLLETTIERI - Ma dietro all'immagine c'è molto di più. C'è quella base di talento e carattere che in mezz'ora hanno convinto Nick Bollettieri. “Riporti indietro l'assegno” dirà al padre, Mike, la prima volta che lo vede, “Andre starà qui gratis”.

BREAKING BAD - Della crystal meth e della supposta copertura, dell'Andre in versione breaking bad, ormai tutto si sa. “Sfido chiunque a guardare al loro sé da giovani e dirmi se si riconoscono” ha detto un paio di anni fa. “Ho passato fasi difficili, ho imparato e scoperto me stesso lungo la strada. Ma era tutto autentico”.

OPEN - Ed è questo che rende Agassi così diverso dagli altri campioni della sua generazione e delle successive. Quel suo essere “Open”, quel suo volersi e sapersi raccontare, quand'è il momento raccontare. Questo suo mostrarsi autentico al pubblico. E il pubblico gli ha offerto le spalle per piangere e per costruire il suo sogno.