-
Archivio News

TROPHY POSITION, LA CHIAVE DEL SERVIZIO

È la posizione di caricamento ed è quella che determina il recupero e l'applicazione della forza in battuta attraverso l'uso in sequenza dei vari segmenti corporei: le gambe, il tronco, ...

di Enzo Anderloni | 05 settembre 2016

È la posizione di caricamento ed è quella che determina il recupero e l'applicazione della forza in battuta attraverso l'uso in sequenza dei vari segmenti corporei: le gambe, il tronco, le spalle e le due braccia, quello dominante e non

di Gennaro Volturo, I.S.F. R. Lombardi

Spesso, nell’analisi biomeccanica e tecnica del servizio moderno, buona parte dell’attenzione gravita sulla posizione di caricamento (definita da molti autori come “trophy position”) che rende conto dell’efficacia del movimento di preparazione. Infatti grazie a un’adeguata “trophy position” si determinano le condizioni affinché il tennista possa reclutare e applicare forza attraverso l’intervento sequenziale dei vari segmenti corporei. Si possono apprezzarne gli aspetti fondamentali analizzando cinque punti cardine.

1 Il piegamento degli arti inferiori
È importante ricordare come l’enfasi vada posta non tanto sull’entità del piegamento ma piuttosto sul tempo di contatto degli arti inferiori sul terreno che deve essere tale da garantire il trasferimento di energia alla parte superiore del corpo evitando che la torsione del tronco intervenga troppo presto. A tal riguardo si ricordi che, se il tennista iniziasse il movimento di accelerazione dell’attrezzo verso l’alto con i piedi già in fase aerea, non potrebbe utilizzare al meglio la propria massa corporea per applicare forza.

2 La torsione del tronco
La torsione del tronco è particolarmente significativa per rendere efficace il servizio, in quanto il tennista può reclutare energia elastica nei muscoli che hanno una quantità di massa maggiore e che, se correttamente attivati, possono favorire un incremento di velocità di circa il 25%. Come si nota nell’immagine 1, il grado di torsione delle spalle è maggiore rispetto a quello delle anche e il pre-stiramento della regione addominale è tale da comportare un’estensione dell’anca anteriore che spesso porta la stessa all’interno del campo al termine della fase di preparazione. In realtà tale azione è più evidente nei tennisti che adottano la tecnica del foot up (vedi immagine 2) e meno marcata nei tennisti che, come Federer, utilizzano la tecnica del foot back.

3 L'inclinazione delle spalle
Al termine della preparazione (vedi immagini 1 e 2) le spalle assumono una posizione obliqua rispetto al terreno e ciò fa sì che tutti i segmenti corporei siano allineati verso la direzione verticale coincidente con il punto ideale di impatto. Se le spalle fossero disposte parallelamente al terreno, sarebbe inevitabile una dispersione di energia in quanto il tennista produrrebbe quantità di moto quasi esclusivamente in direzione orizzontale attraverso il trasferimento del peso del corpo, come avviene sovente nei colpi a rimbalzo.

IMMAGINE 1 IMMAGINE 2 IMMAGINE 3

4 Azione dell’arto non dominante
Dopo aver effettuato il lancio di palla, è molto importante che l’arto non dominante prosegua il movimento in direzione verticale fino ad assumere, in coincidenza della “trophy position”, una posizione perpendicolare rispetto al terreno (vedi immagine 1) garantendo in tal modo stabilità degli arti inferiori e del tronco e aumentando il tempo di contrazione eccentrica dei muscoli deputati alla produzione di energia.
Diversi tennisti che utilizzano la tecnica del foot up (vedi immagine 2) assumono una posizione dell’arto non dominante più arretrata rispetto a quella perpendicolare al terreno appena citata, per fare in modo che il peso del corpo non graviti unicamente sulla gamba anteriore a seguito dell’avvicinamento dei piedi.

5 Il fulcro della forza
Per quanto concerne i segmenti dell’arto dominante è fondamentale che al termine della preparazione il fulcro della forza graviti sulla spalla piuttosto che sul gomito o sulla mano. Per raggiungere tale obiettivo è necessario che l’angolo di flessione del gomito non sia eccessivo (è stato registrato un angolo ideale di circa 90° tra avambraccio e braccio) ed è altrettanto importante che la mano sia rivolta lateralmente (piuttosto che verso l’alto o verso l'avanti) con una lieve deviazione in direzione del pollice (a tal riguardo l’attrezzo deve assumere un’angolazione obliqua rispetto al terreno).

Le considerazioni didattiche
Per determinare tutte le condizioni tecniche menzionate, è di grande importanza che il tennista esegua al meglio la prima fase del movimento di preparazione alla quale spesso non è riservata sufficiente attenzione in fase didattica. Nell’immagine 3 si può evidenziare come l’estensione dell’arto dominante (che, a eccezione del servizio eseguito con preparazione nulla, idealmente dovrebbe sempre precedere la flessione del gomito), il palmo della mano rivolto verso il basso e il timing asincrono tra l’azione di lancio dell’arto non dominante e l’azione di contrazione eccentrica dei muscoli dell’arto dominante, siano gli aspetti tecnici centrali su cui focalizzare l’attenzione. Tali punti chiave saranno analizzati nel dettaglio in articoli successivi.