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ORO E N.1: I TRENI PERSI DI ANGIE KERBER

Angelique Kerber in una settimana ha perso la medaglia olimpica a Rio e la finale a Cincinnati

di Enzo Anderloni | 24 agosto 2016

Angelique Kerber in una settimana ha perso la medaglia olimpica a Rio e la finale a Cincinnati. Vincendo in America sarebbe diventata numero 1 al mondo superando Serena Williams. Che ora continua a inseguire il record di Steffi Graf. Tra i maschi, Cilic fa sul serio?

di Andrea Nizzero - foto Getty Images

Quanto ci vuole per cambiare il tenore di una stagione? Quanto ci vuole per mutare la conversazione sul “miglior momento in carriera” quando si tratta di occasioni perdute? Purtroppo per Angie Kerber, nel suo caso è bastata una settimana. In otto giorni la giocatrice tedesca si è vista scivolare tra le dita una medaglia d'oro olimpica e il numero 1 del ranking mondiale. Monica Puig e Karolina Pliskova non vanno sottovalutate, sia mai, ma di certo non sono i nomi che possono chiudere una finale contro Angelique Kerber con un 6-1 - se quest'ultima gioca come sa, s'intende. A Rio e a Cincinnati, invece, è riuscito sia alla portoricana che alla ceca. È stata la pressione a fare lo sgambetto a Angie, per due weekend consecutivi, mentre cercava di prendere due treni che chissà se e quando ripasseranno.

“La prossima volta…”
La pressione, ovvero quella forma di tensione che si fa sentire quando sai di giocare per qualcosa di veramente grosso con il pronostico dalla tua parte. Quella che trionfando in Australia non aveva avvertito, poiché partiva sfavorita contro Serena, ma che si era probabilmente presentata a Wimbledon, dove la Williams per contro sembrava battibile. A buttare ulteriore sale sulla ferite di un’estate di secondi posti ci ha pensato una Pliskova indelicata: “Penso che ti meriti il numero 1… ma forse la prossima volta!”, è stato il commento della 23enne ceca durante la premiazione di Cincinnati, dopo aver negato alla tedesca la vittoria e di conseguenza la prima posizione mondiale. Il gusto amaro dell'occasione perduta è tutto nel sorriso sarcastico che Angie ha fatto seguire alla risatina (quasi) sadica della (quasi) Top 10 ceca.

Serena e Steffi, la rincorsa continua
Serena Williams ha probabilmente aperto una bottiglia di quelle buone, domenica sera. La numero 1 del mondo è rimasta tale, e ciò significa che un altro storico record di Steffi Graf verrà (quantomeno) eguagliato: le 186 settimane consecutive in vetta al ranking della tedesca. Al momento Serena è alla 184esima, e rimarrà prima fino al termine degli US Open. Per battere il record, però, Serena dovrà essere numero 1 il lunedì successivo all’ultimo Slam della stagione. Le servirà un ottimo torneo a Flushing Meadows e, viste le condizioni della sua spalla, non è detto che ciò accada. Angelique Kerber è la più vicina a Serena, ovviamente, ma anche Garbine Muguruza e Agnieszka Radwanska a New York avranno una chance. L’unico modo in cui l’attuale numero 1 può garantirsi al 100% la fatidica 187esima settimana in vetta è vincere il suo 23esimo Slam. Non sarà facile ed è giusto che non lo sia.

La dura vita della gemella
Karolina Pliskova non è rientrata tra le Top 10 con la vittoria in Ohio, la prima della sua carriera a livello Premier, ma non ci vorrà molto per rivederla lassù. Ci era già arrivata l’anno scorso, proprio durante l’estate statunitense, che però si concluse con una brutta sconfitta al primo turno degli US Open (da ottava testa di serie). Ora sembra essere più preparata a un palcoscenico abbagliante come quello di Flushing Meadows. Nel frattempo, chissà come se la passa la gemella Kristyna. Non dev’essere semplice vedere il tuo stesso DNA, letteralmente, oltre 100 posizioni più in alto di te. Kristyna, che nel 2010 vinceva Wimbledon junior, si è un po’ piantata. A dimostrazione che puoi anche avere il corredo genetico di un campione, ma non basta.

Vote for Vinci
A New Haven, nel campus della Yale University, non si sta solo disputando l’ultimo WTA Premier prima degli US Open. L’accesa campagna per le elezioni presidenziali statunitensi è diventata ancora più movimentata quando a Clinton e Trump si sono aggiunte tre candidate d’eccezione: Petra Kvitova, Aga Radwanska e Roberta Vinci. Le tre si sono sfidate in un tiratissimo dibattito moderato da Caroline Wozniacki. Dopo i primi sondaggi, pare non ci sia partita: la Vinci ha un vantaggio incolmabile. Del resto, alla domanda “qual è la prima cosa che farai se vieni eletta”, ha saputo rispondere meglio di chiunque: “Beh, a party for my friends!”. CLICCA SULLA FOTO A SINISTRA PER VEDERE IL VIDEO

Cilic fa sul serio?
Negli ultimi sei anni, solo cinque uomini sono riusciti a interrompere il dominio dei Fab Four sui Masters 1000. Dopo Robin Soderling, David Ferrer, Stan Wawrinka e Jo Wilfried Tsonga, in Ohio si è unito al club Marin Cilic. Il croato ha vinto a Cincinnati contro l’eroe tennistico di quest’estate, un Andy Murray stanco e appagato, battendolo in due set ma senza negarsi qualche brivido. Da questa settimana Marin inizierà a lavorare sul campo con Jonas Bjorkman, il leggendario doppista svedese ritiratosi qualche anno fa, con cui era in contatto telefonico già durante il torneo dell’Ohio. “L’idea per me era trovare qualcuno che potesse aiutarmi nella transizione da fondo campo alla rete”: il paragrafo “gioco di volo” del curriculum di Jonas, in passato al fianco anche dello stesso Murray, non ha niente da invidiare a nessuno. Se questo Cilic a sprazzi prendesse confidenza con la rete, e trovasse continuità con servizio e diritto, sarebbero guai per tutti. Perché gli US Open 2014 potranno anche non ripetersi mai più, ma in cuor suo Cilic sa di non aver vinto uno Slam per sbaglio.

Non desiderare il coach di altri
Un altro giocatore attivo sul “mercato” dei coach è Tomas Berdych, che ha praticamente fermato Goran Ivanisevic sull’uscio di casa Cilic. La leggenda croata ha interrotto a giugno la sua collaborazione con Marin, e Berdych non ha perso tempo. L’abitudine del ceco di correre dietro ai coach altrui (Vallverdu, cacciato a maggio dopo il 6-0 6-0 rimediato da Goffin a Roma, l’aveva “scippato” a Andy Murray) non deve piacere molto agli dei del tennis, che l’hanno messo KO con un’appendicite che gli farà saltare gli US Open.

Un’estate da ricordare
La corsa di Andy Murray si è finalmente fermata. D’accordo che come qualità atletiche è probabilmente superiore a chiunque nel circuito, ma anche uno come Andy dovrà avere un po’ di fiatone dopo aver messo in fila: vittoria agli Internazionali BNL d’Italia, finale al Roland Garros, vittorie al Queen’s, a Wimbledon, ai Giochi Olimpici, finale a Cincinnati. Dalla finale di Parigi aveva vinto 22 partite consecutive: impressionante, la miglior striscia vincente della sua carriera. “Di certo non mi aspettavo di arrivare in finale”, ha detto onestamente Andy dopo la sconfitta in Ohio, arrivata a una settimana esatta di distanza dal trionfo a Rio. Ora potrà concedersi un paio di giorni di riposo (addirittura!), prima di preparare Flushing Meadows: “Mentalmente sono in una buona posizione”. Dopo sette finali consecutive, con Kim e Sophia ad attenderlo, il buon umore Andy se l’è guadagnato.