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WILLIAM JOHNSTON, L'ALTRA METÀ DI “BIG BILL” TILDEN

Insieme al più famoso Tilden ha regalato agli Usa sette trionfi consecutivi in Coppa Davis, la striscia di imbattibilità più lunga di sempre

di Enzo Anderloni | 20 agosto 2016

Insieme al più famoso Tilden ha regalato agli Usa sette trionfi consecutivi in Coppa Davis, la striscia di imbattibilità più lunga di sempre. Da solo però è riuscito a vincere Wimbledon nel 1923. Ecco la storia di “Little Bill”, che naque a San Francisco e si avvicinò al tennis dopo il terremoto del 1906

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Uniti, nella buona e nella cattiva sorte. “Little Bill” Johnston non sarebbe esistito senza “Big Bill” Tilden. Insieme, hanno dominato il tennis negli anni del primo dopoguerra. Insieme, hanno regalato agli Usa sette trionfi consecutivi in Coppa Davis, la striscia di imbattibilità più lunga di sempre.
Senza “Big Bill”, però, Johnston non sarebbe rimasto per sempre “Piccolo” pur con un successo a Wimbledon in bacheca. È un ottimo giocatore, Johnston, ha un tennis “di portata limitata ma spinto alla massima efficienza in ogni dettaglio” si legge in un articolo dell'epoca del New York Times. Ha iniziato praticamente per caso, sui campi pubblici di San Francisco. Si è avvicinato perché aveva improvvisamente tanto tempo libero da riempire dopo il terremoto del 1906.

Luogotenente durante la Grande Guerra
Sviluppa presto un gioco solido e si dà un obiettivo importante. Battere McLoughlin, la “cometa della California” dal tennis già modernamente americano tutto servizio e dritto, e diventare campione nazionale. Ci riesce nel 1915 ma perde gli anni migliori per la guerra. Si arruola come luogotenente di Marina e torna dal conflitto con una salute cagionevole e una forte motivazione a recuperare il tempo perduto.

Perdeva anche tre chili a match
Nel 1919 si riprende il titolo nazionale, e batte in finale proprio “Big Bill” Tilden (con lui a destra nella foto). È il momento che cambia la storia della rivalità più intensa del tennis dei pionieri. Johnston è un generoso, che martella a suon di dritti in top-spin, con la presa western, considerato il migliore della sua epoca, e di ottime volée. È un Roddick ante-litteram, che in campo dà tutto, suda copiosamente e a volte è arrivato a perdere tre chili nel corso di una sola partita.

Il trionfo a Wimbledon
Nel 1920, Johnston assiste solo al primo dei tre trionfi a Wimbledon di Tilden. Alla sua prima partecipazione ai Championships, “Little Bill” ha battuto all'esordio il dottor John Mason Flavelle, un biologo sulla cinquantina, ma si è fermato al secondo turno contro l'irlandese Cecil Parke, che poi si dedicherà anche al rugby e al golf. Con Tilden, poi, sempre a Wimbledon, firmeranno il 5-0 nella semifinale di Davis sulla Gran Bretagna.
Dovrà aspettare tre anni, Little Bill, per il suo momento di gloria sull'erba dei Championships. Non perde un set fino al quarto di finale contro l'irlandese Cecil Campbell, che aveva eliminato Rene Lacoste dopo aver ceduto i primi due parziali. Il secondo set di quel match sarà anche l'unico che Johston cederà in tutto il torneo. In semifinale supera il sudafricano Brian Norton. In finale schianta Frank Hunter 6-0 6-3 6-1 nella prima finale tutta made in Usa nella storia dei Championships. Sarà anche la sua ultima partita sui prati di Wimbledon.

Il no ai Pro e l'infarto
Rifiuta sistematicamente di passare professionista. Per i giornali dell'epoca, gli avrebbero offerto anche 25 mila dollari per andare in tour con la Divina Suzanne Lenglen. Lascia il tennis nel 1927, dopo il trionfo in Davis della Francia dei Moschettieri sugli Usa. Apre poi un'agenzia di intermediazione e diventa presidente di un'azienda che produce componenti per auto. Sua moglie scoprirà il suo corpo, stroncato da un infarto subito dopo cena, il primo maggio del 1946. Aveva 51 anni. E per sempre sarebbe rimasto il Piccolo Bill.