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LA PSICOTERAPIA CHE MIGLIORA IL TUO TENNIS

La psicoterapia analitica consente ai tennisti di andare a migliorare molti aspetti per un giocatore ripercorrendo fasi di crescita e d'infanzia

di Enzo Anderloni | 19 settembre 2016

La psicoterapia analitica consente ai tennisti di andare a migliorare molti aspetti per un giocatore ripercorrendo fasi di crescita e d'infanzia. Ma anche rapporto conflittuali passati. Fino addirittura ad aumentare la percentuale al servizio

di Marcella Marcone - foto Getty Images

Come psicoanalista e psicoterapeuta per la preparazione psicologica dei tennisti adotto una tecnica di psicoterapia analitica finalizzata a sviluppare le loro potenzialità e a migliorare eventuali aspetti problematici legati alla loro pratica.
Questo tipo di lavoro è rivolto alla complessità della persona e non soltanto all'atleta: ritengo che una maggiore sintonia con la parte più nascosta di se stessi sia indispensabile per riuscire a raggiungere gli obiettivi prefissati. Anche quelli che riguardano la pratica del tennis, in cui è fondamentale riuscire a rendere in gara per quanto si vale.

Se il servizio si migliora con…
L'ottimizzazione delle proprie capacità avviene grazie all'allentarsi di una conflittualità profonda, spesso camuffata da situazioni tecnico/tattiche e quindi non riconosciuta, che nasce nel passato della propria storia ma che trova nel tennis una via di sbocco privilegiata. Esemplificativo il caso di una tennista che malgrado ore di cesti aveva percentuali al servizio molto basse. Percentuali che sono assai migliorate dopo aver approfondito molti aspetti conflittuali del rapporto con la madre relativo soprattutto ai suoi primi mesi di vita.

Le situazioni dell'infanzia
Il tennis è uno sport che permette di ripetere in modo semplice e poco mascherato molte situazioni vissute fin dalla più tenera infanzia, durante tutto il processo di crescita che porta il bambino a diventare un adulto.

Un gioco… di palla
Questo perché il tennis non è solo un gioco, ma un gioco particolare che si avvale di una palla, uno degli "strumenti" che più spesso ha accompagnato l'infanzia dei bambini di oggi e di ieri. Una palla che viene e che va, che spesso implica la presenza di un altro con cui giocare, che viene lanciata lontano man mano che il bambino cresce, sempre più lontano, con tiri sempre meno maldestri e più controllati, mirati a un obiettivo.

Uno sport… aggressivo
Il tennis inoltre mette in diretto feedback con la propria aggressività, intesa come spinta pulsionale neutra (cioè né buona né cattiva) alla sopravvivenza e all'affermazione di se stessi. Si tratta di uno sport molto aggressivo (anche se privo di contatto fisico e con i contendenti separati dalla rete), in cui l'unica cosa che veramente conta è vincere: non esiste possibilità di pareggio e giocare bene non basta, dal momento che il valore personale non è oggettivo, ma basato sulla capacità di imporsi, di superare, di sopraffare l'avversario.

Rivivere la propria crescita
Giocare a tennis perciò permette di rivivere, con personaggi e scenari diversi, i tentativi di controllo motorio, di relazione con l'altro, di auto affermazione a scapito dell'altro, che hanno caratterizzato la propria crescita. Ma porta anche a ripetere le difficoltà incontrate, che si manifestano attraverso problematiche specifiche che possono condizionare in modo più o meno grave il raggiungimento dell'obiettivo che ognuno, a qualsiasi livello, si prefigge. Vale a dire la vittoria.