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DJOKOVIC E SERENA: GIGANTI IN GINOCCHIO

I due n

di Enzo Anderloni | 10 agosto 2016

I due n.1 al mondo al tappeto e già fuori dai… Giochi. Nole sconfitto da Del Potro esce dal campo in lacrime, perde l'oro ma guadagna punti in popolarità. Per la Williams invece, out da singolare e doppio, è la peggior Olimpiade di sempre

di Gabriele Riva - foto Getty Images

Nelle Olimpiadi al contrario del tennis a Rio, dove succede anche che si interrompa un match per una rissa sugli spalti come se si fosse al Maracanà durante Flamengo-Fluminense, le lacrime di gioia dei grandissimi previste dal copione diventano invece lacrime di dolore, delusione e rabbia. E così i due vincitori designati, quelli dell'oro della vigilia, sono già fuori dai Giochi. Novak Djokovic nel tabellone maschile ha salutato la compagnia addirittura all'esordio, mentre Serena Williams non ha dovuto attendere molto (3° turno) per raggiungere il collega-dominatore sulle prime pagine dei quotidiani con la faccia trasfigurata dall'eliminazione.

Djokovic, ancora Del Potro
Da testa di serie numero 1 del torneo olimpico, da fresco vincitore del 30° Masters 1000 in carriera (Toronto) e con due Slam 2016 in tasca, Novak Djokovic si era presentato a Rio con le stesse credenziale appuntate al petto per tutto l'anno, dicevano: uomo da battere. Peccato che l'urna gli ha giocato uno scherzetto quasi degno di quello orchestrato a Wimbledon da Sam Querrey. Olimpiadi o no, incrociare in un tabellone Juan Martin Del Potro significa sempre poter perdere. Anche se sei il numero 1 del mondo, più o meno incontrastato.

Nole out anche in doppio
Ed è andata proprio così, con i fantasmi di Londra 2012 tornati a infestare casa Djokovic anche a Rio: se quattro anni fa l'argentino superò Nole per 7-5 6-4 e lo scippò del bronzo nella “finalina” sull'erba di Wimbledon, questa volta sono serviti due tie-break, ma quando ancora il profumo di medaglia era lontano almeno quattro match. Eppure cambiando l'ordine degli addendi il risultato non cambia: Djokovic ha lasciato la sua terza Olimpiade a secco di medaglie (già, non gli resta nemmeno il doppio, sconfitto in coppia con Nestor Zimonjic dai brasiliani Melo/Soares) e anche questa volta non può alzare l'asticella del suo miglior risultato olimpico (bronzo a Pechino 2008).

Le conseguenze sul futuro
E chi a inizio stagione parlava di Golden Slam? Lo faceva certamente ben supportato da fatti e numeri concreti, con un Djokovic sempre letale anche senza giocare bene quanto l'anno precedente. In poco più di due mesi, però, il serbo ha visto sgretolarsi due certezze: quelle dorate di Grand Slam e oro olimpico nella stessa stagione. Gli Us Open, lontani solo qualche settimana, ci diranno se e come i due colpi lasceranno i segni.

Il volto umano del Djoker
Intanto però, dopo aver tentato ogni sorta di siparietto per rendersi più popolare alle folle e strappare “consenso” soprattutto a Roger Federer (l'ultima in ordine cronologico: invitare il pubblico a Toronto ad abbracciarsi durante la premiazione), Nole ha involontariamente guadagnato punti proprio mentre la medaglia d'oro gli sfuggiva di mano. L'abbraccio a rete con Juan Martin Del Potro a fine match, e soprattutto le lacrime di sincera delusione in uscita dal campo, lo hanno avvicinato ai comuni mortali e hanno mostrato un altro lato del volto del Djoker. Probabilmente così facendo, come si direbbe in questi tempi di presidenziali, ha “guadagnato qualche punto nei sondaggi”.

Bye-bye Serena
La storia parallela arriva dal femminile. Perché incastrata nello stesso tipo di ballo, con Novak Djokovic, ci è finita pure Serena Williams. Prima fuori dal doppio - il che ha fatto esultare mezza Italia a caccia di una medaglia con la coppia Errani/Vinci, proprio da quella parte di tabellone - e poi pure dal singolare. Senza la compartecipazione di una “Del Doptro-Donna”, che a ben vedere tra le schiere Wta neanche esiste: a fermare la corsa della 22 volte campionessa Slam è stata la 21enne Elina Svitolina, di giallo e blu vestita a ricordare la bandiera della sua Ucraina. Così Serena, oltre alla caccia all'oro, ha dovuto rinunciare anche a scrivere la storia - un'altra volta - come unica tennista capace di difendere un titolo olimpico in singolare dopo il successo di Londra 2012.

Svitolina, l'anti-Serena
Il tonfo di Serena, forse, è anche più rumoroso. Arrivato comunque lontano dalle fasi calde, come per Djokovic, il suo k.o. è stato firmato da una penna non così pregiata come quella di Delpo. Anzi: tutti i numeri e le aspettative prevedevano per la 34enne statunitense un terzo turno piuttosto agile. Non solo Elina Svitolina ha 21 anni, non solo non è mai stata tra le prime 10 (n.14 al massimo, a marzo), non solo ha in bacheca 4 titoli Wta contro i suoi 71 complessivi… ma, anche, con Serena non ci aveva mai vinto in quattro confronti. E, anzi, prima della sfida a Rio le aveva sfilato un solo set su nove disputati.

La peggior Olimpiade di sempre
I conti, per Serena, non sono difficili a farsi. E la loro sentenza è chiara: Rio 2016 è la sua peggior Olimpiade di sempre, sulle quattro giocate. A Sydney 2000, 16 anni fa, prese parte solo al doppio, manco a dirlo con la sorella Venus: vinsero l'oro. A Pechino 2008 Serena uscì sì nei quarti di singolare, ma conquistò la doppietta (back-to-back) sempre in doppio e sempre con Venere. Successo che le due triplicarono poi a Londra 2012, dove Serena si prese di forza pure la medaglia più preziosa del singolare. Adesso i due k.o.: questa volta il viaggio di ritorno negli Stati Uniti sarà il più pesante dei quattro, proprio perché alleggerito dall'assenza di metalli pregiati nel borsone.