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BUON COMPLEANNO ROGER FEDERER

L'8 agosto Roger Federer compie 35 anni

di Enzo Anderloni | 08 agosto 2016

L'8 agosto Roger Federer compie 35 anni. E si regala tutto il resto dell’anno per rimettere a punto il fisico dolorante ( schiena e ginocchia) e preparsi per essere ancora competitivo ai massimi livelli per almeno due anni. Tornerà in campo, con una racchetta nuova, il 1 gennaio 2017 per giocare la Hopman Cup a Perth insieme a Belinda Bencic

di Enzo Anderloni

L’otto di agosto, cioè lunedì prossimo, Rofer Federer compirà35 anni. Nel fargli i nostri più affettuosi, partecipi e grati auguri (dopo l’ennesima esperienza religiosa che ci ha fatto vivere rimontando due set a Marin Cilic nei quarti a Wimbledon), non possiamo non notare che per un tennista si tratta di un’età dal forte valore simbolico. Segna il passaggio nel mondo degli Over.

Neonato su Facebook
Certo, quella degli Over 35 è la categoria meno significativa dell’essere ormai un veterano. A quell’età quelli davvero forti sono più solidi dei ventenni e dunque non è un discorso di immediata sostanza. Però la carta d’identità parla chiaro e quella foto di se stesso poco più che neonato che ha postato su Facebook un paio di settimane fa, la dice lunga: comincia anche lui, come tutti i mortali, a far rivivere i ricordi, a ripercorrere il passato oltrechè a guardare al futuroe soprattutto a non inquadrare più solo il campo da tennis. Da padre di due coppie di gemelli è entrato in una nuova dimensione della vita e guarda le cose con un distacco diverso. Altrimenti non avrebbe preso una decisone così drastica: salutare tutti dopo la bellissima quindicina di Wimbledon e darci appuntamento all’anno prossimo. Tra l’altro senza neanche provare ufficialmente la nuova racchetta, che ha contribuito a disegnare e ci ha mostrato tutto soddisfatto in un curioso video su facebook, che lo inquadravaontornato dalle cime delle sue verdi montagne.

Arrivederci a Perth
Oddio, un minimo di tatto nei confronti delle coronarie dei suoi milioni di tifosi l’ha avuto. Un giorno ha annunciato che aveva deciso di ripartire nel 2017 dalla Hopman Cup la gara/esibizione a squadre miste che apre la stagione australiana a Perth, intitolata al grande coach di Hoad, Rosewall, Laver e poi anche McEnroe, Harry Hopman. Dunque ci ha dato certezza del domani. Poi la mazzata. L’annuncio sempre via facebook, che i medici gli avevavo detto che se vuole tornare davvero forte e non patire i mille dolorini tra ginocchia e schiena che l’hanno martoriato quest’anno dopo l’operazione al menisco post Australia Open, deve dare tregua al suo corpo. Deve lavorare dandogli il tempo di smaltire le infiammazioni, ritrovare i suoi equilibri, rinforzando un po’ tutta la muscolatura, al fine di prevenire ricadute.

Altri due anni in campo
Roger, come è nella sua indole, ha puntato forte, pensato in grande. Si vede in campo da protagonista per almeno altre due stagioni (l’ha confidato all’amico Claudio Mezzadri, ex pro, ora telecronista e capitano della svizzera in Davis al tempo dell’esordio di Roger, che l’ha raccontato durante un match televisivo). E dunque non gli bastano le pomate, gli impacchi, i piccoli rimedi per tirare avanti. Rivuole la sua macchina da corsa e rivuole la pole position. Wimbledon 2016 gli ha detto che può ancora mettere il naso davanti a tutti (lui stesso non si sentiva pronto al 100% e aveva dichiarato all’inizio del torno che i favoriti erano altri. E invece…). Poi la finale gli è sfuggita per un pelo e lì forse ha capito che se sta bene in certe condizioni può ancora davvero battere chiunque.

Quel brusco inciampo
Contemporaneamente quel brusco inciampo (e conseguente rovinosa caduta) nel quinto set contro Raonic (che in realtà ha posto fine all’incontro) deve averlo segnato fortemente. Una cosa del genere non gli era mai successa ed è parsa proprio legata a un momento di appannamento. Non sono stati causali quel suo attimo di contraccolpo psicologico, quei centesimi di secondo in cui è rimasto lungo disteso sul prato del Centre Court , come dovesse radunare tutte le energie dopo un colpo da ko.

Uscirà dai Top 10
Non sappiamo e probabilmente non sapremo mai se in quell’attimo si è rotto qualcosa, anche solo una fibra psicofisica millimetrica. Ma l’espressione del viso, impenetrabile ma scura, un po’ come quella che aveva negli allenamenti pre match a Roma, quando, acciaccato, viveva giorno per giorno la scelta se scendere in campo o no. E poi ha saltato Parigi, rompendo l’incredibile striscia record di 65 partecipazioni consecutive nei tornei dello Slam, dagli Us Open 1999 (e a un certo punto 36 volte consecutivamente almeno nei quarti di finale!).
Sta di fatto che dalle dichiarazioni programmatiche Roger ha intenzione di lavorare sodo e a lungo, senza le interruzioni e le fatiche dei tornei, per tornare davvero più forte di prima. Possibilmente molto più forte, visto che scivolando (come fisiologicamente avverrà per la prima volta dal 2003) fuori dalla top 10 (13°? 15° posto?) dovrà cominciare a far fuori pezzi grossi sin dagli ottavi di finale dei grandi tornei.
In fondo, passato lo shock da impatto della notizia, ci si sente quasi sollevati all’idea che Federer tornerà. E anche bello carico, con l’idea giocare ancora per anni. D’altra parte lui è così. Non ama il testa a testa, la lotta gomito a gomito con gli avversario o con la sorte. Lui si prepara da dio, affila le armi e il repertorio, cerca di essere talmente più forte dei propri avversari, da non dover combattere palla su palla. Vuole vincere ancora per distacco.

Inventerà nuovi colpi?
Uscendo da una stagione 2014 sfortunata per il mal di schiena era tornato in campo a inizio 2015 con una nuova raccheta prototipo, piatto corde più ampio, più potente e più stabile. Attuava nuovi schemi più offensivi e persino un colpo nuovo, la famosa Sabr (Sneacky Attack by Roger), la risposta al servizio aggressiva di controbalzo, giocata di soppiatto entrando in campo per prendere l’avversario alla sprovvista.
Aveva funzionato. Per due volte questo nuovo tennis più propenso alla rete, agli scambi brevi, definitivi, gli aveva permesso di battere due volte Djokovic.
Adesso che cosa si inventerà? C’è da star certi che uno “malato di tennis“ come lui, passato il primo periodo che a quanto pare sarà di fisioterapia e potenziamento muscolare, penserà a qualcosa di nuovo e potente da mettere nel proprio armamentario. Del resto il fatto che avrebbe, a quanto pare, potuto rientrare per il torneo di Basilea ma, confrontandosi con Ljubicic, abbia deciso di tirare dritto fino a fine anno fa pensare che voglia lavorare su migliorie tecniche importanti.
Modifiche e miglioramenti dai propri colpi che di solito i giocatori fanno fatica a realizzare perché richiederebbero un tempo che i professionisti non hanno, dovendo limitare alle tre settimane circa di preparazione “invernale” il tempo a disposizione per tecnica, tattica , preparazione fisica e mentale di una eventuale nuova variante di gioco.

Si è regalato del tempo
Dunque possiamo dire che per i 35 anni Federer si è regalato del tempo. E di questi tempi è gran cosa, un privilegio da gran signori. Anche a noi comunque ne ha regalato, portandoci a credere che il suo addio, una volto collocato dai vaticinatori di tennis dopo l’Olimpiade di Rio, si sia ulteriormente allontanato. Di certo di qui alla Hopman Cup 2017 la fame di tennis crescerà. La sua, una volta a posto fisicamente, di sicuro, anche perché non vedrà l’ora di sfilare dal borsone queste nuove racchette nere con la sua faccina che si è fatto confezionare dalla Wilson. La nostra, beh, nel generale appiattimento degli stili, come potrebbe essere diversamente. Ci basta ricordare due o tre colpi da mandrake contro Cilic per risentire immediatamente l’acquolina in bocca. Buon compleanno vecchio Roger. Arrivederci a gennaio. Già ci manchi, però.