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LA STORIA DELLA CORSA ALL'ORO OLIMPICO

Dall’impresa di John Boland ad Atene nel 1896 a quella dello scozzese Andy Murray a Londra 2012, passando per Suzanne Lenglen (Anversa 1920) e Serena Williams (2012): ripercorriamo le vicende ...

di Enzo Anderloni | 06 agosto 2016

Dall’impresa di John Boland ad Atene nel 1896 a quella dello scozzese Andy Murray a Londra 2012, passando per Suzanne Lenglen (Anversa 1920) e Serena Williams (2012): ripercorriamo le vicende controverse del nostro sport in versione olimpica, tra campiuni che rinuncia e altri che lasciano il segno

di Alessandro Mastroluca foto Getty Images

Il barone de Coubertin, ha scritto lo storico Jean-Marie Brohm, “è al centro di un paradosso. Ad ogni Olimpiade il suo nome è pronunciato, sovente con venerazione” ma le sue idee rimangono sconosciute. “Gioca un po' lo stesso ruolo emblematico di Gandhi tra i non violenti e Clausewitz tra i militari: ognuno pretende di conoscerlo, nessuno l'ha letto”.

1896: il tennis nella prima Olimpiade
Simbolo dell'ecumenismo olimpico, ha inserito il tennis fra le nove discipline della prima edizione dei Giochi dell'era moderna. Partecipano 241 atleti in rappresentanza di 15 nazioni. Il primo campione nella storia del tennis olimpico è l'irlandese John Boland, che piega in finale il greco Dionysios Kasdaglis, futuro fondatore della National University of Ireland di Dublino e membro per 18 anni del Parlamento britannico (dal 1900 al 1918). Boland conquista anche il titolo in doppio insieme al tedesco Fritz Traun, “a conferma del fatto che l'internazionalismo del tennis prevaleva sul nazionalismo olimpico” scrive Gianni Clerici”.

1900: a Parigi i primi big
L'edizione di Parigi del 1900 segna l'avvento anche del torneo femminile. Charlotte Cooper diventa così la prima donna di sempre a conquistare un oro olimpico. Charlotte aveva già conquistato tre volte Wimbledon con lob millimetrici e un velenoso rovescio tagliato. Vincerà il titolo di singolare senza perdere un set e in doppio misto con Reginald “Reggie” Doherty, l'unico giocatore oltre alle sorelle Williams con quattro medaglie a cinque cerchi all'attivo. Charlotte si sposerà poi con un altro tennista, Rex Sterry, e vincerà i suoi ultimi titoli a Wimbledon nel 1901 e 1908.

1908: si gioca a Wimbledon
Quell'anno, con le Olimpiadi spostate a Londra, il torneo assume regole e principi moderni. I tornei, per la verità, sono due: il primo a maggio, al Queen's Club, su campi al coperto, il secondo all'All England Lawn Tennis and Croquet Club, nella vecchia sede di Worple Road, dopo Wimbledon: all'evento olimpico parteciperanno più nazioni che ai Championships nel singolare maschile. Al femminile si presentano solo in sette, tutte britanniche.

1912: in tribuna il re di Svezia
Problemi logistici continuano a penalizzare l'edizione di Stoccolma 1912, che non vede la partecipazione delle stelle britanniche, francesi e americane nei tornei maschili. Fissa invece la presenza sulle tribune dei Royal Courts della famiglia reale svedese.

1920: l’oro di Suzanne
La guerra mondiale, scrive Sergio Giuntini, è “un laboratorio sperimentale dell'effettiva qualità della preparazione psicofisica impartita al soldato”. Anche i Giochi di Anversa 1920, allo stadio Pershing, mantengono una spiccata matrice militare. La presenza di 29 nazioni, a dispetto della sistemazione a dir poco spartana (per i tennisti non c'erano acqua calda né asciugamani), rappresentano un record celebrato con un'innovativa cerimonia d'apertura, la prima con il giuramento e la bandiera a cinque cerchi. Emergono nuove nazioni, come Spagna e Cecoslovacchia, ma a trionfare è il mancino sudafricano Louis Raymond sul giapponese Ichiya Kumagai.

1924: Moschettieri sul podio
La Divina Suzanne Lenglen, che conquista l'oro ad Anversa nel singolare femminile, con c'è a Parigi quattro anni dopo. I 99 uomini e le 43 donne rappresentano il meglio del tennis mondiale: Jean Borotra, Rene Lacoste, Henri Cochet, Vincent Richards (vincitore), Helen Wills, Hazel Wightman e la campionessa di Wimbledon Kitty McKane. Ma incredibilmente il CIO non sceglie di organizzare i tornei in uno dei club meglio attrezzati di Parigi, ma in un terreno intorno allo stadio di Colombes.

Tennis fuori dai giochi
La federazione internazionale non è certo soddisfatta e il tennis esce dal programma olimpico. Tornerà solo come disciplina dimostrativa a Messico '68, nell'anno della rivoluzione “open”. Il passo decisivo per il ritorno stabile nel programma a cinque cerchi è l'evento riservato agli under 21 a Los Angeles 1984. David Gray, allora segretario generale dell'International Tennis Federation (ITF) che morirà prima di vedere realizzato il suo sogno, è il primo sostenitore dei meriti del tennis fra gli sport olimpici, sostenuto dal presidente Philippe Chatrier e dal vice-presidente Pablo Llorens.

1988: un ritorno difficile
A Seoul le stelle si dividono. Wilander, allora numero 1 del mondo, vede il torneo olimpico come un evento inferiore agli Slam. Non partono nemmeno Lendl, Agassi e Connors. Non c'è nemmeno Martina Navratilova, che protesta per le restrizioni in materia di accordi commerciali (tanto in discussione anche quest'anno con gli atleti che in teoria rischiano di vedersi revocate le medaglie perfino se uno sponsor personale non compreso fra i partner dei Giochi pubblica un twit di incoraggiamento). “Non è uno sport olimpico” spiegava allora, ma alla fine un'edizione la giocherà, a 47 anni: uscirà ai quarti in doppio ai Giochi di Atene 2004. Non ha intenzione di partire nemmeno Chris Evert, preoccupata anche per la difficile situazione politica. Chris America è fidanzata allora con lo sciatore Andy Mill, ed è proprio l'atmosfera delle Olimpiadi invernali di Calgary che le farà cambiare idea. “So come ci si sente a vincere Wimbledon o lo Us Open” diceva, “ma nessuno di noi tennisti oggi sa come ci si senta con una medaglia olimpica al collo”. Per esserci, insieme a Pam Shriver e Zina Garrison, posticiperà anche la data del suo matrimonio. Non può evitare, però, il Golden Slam di Steffi Graf che accompagna il trionfo a sorpresa di Gattone Mecir.

1992: Barcellona, tutti i big in campo
Il consolidamento comincia già da Barcellona, con la presenza di tutti i top-5 nel singolare maschile, Jim Courier, Stefan Edberg, Boris Becker, Goran Ivanisevic, portabandiera croato e finalista battuto da Rosset, e Pete Sampras. L'oro di Jennifer Capriati, che gioca uno dei suoi match migliori contro Steffi Graf, aumenta l'entusiasmo ad Atlanta dove Mary Joe e Gigi Fernandez diventano la prima coppia di doppio di sempre a difendere l'oro, seguite poi da Venus e Serena Williams a Pechino 2008 e Londra 2012.

E poi Agassi, Nadal, Murray, Serena Williams…
Agassi, osservato dal padre presente nella nazionale di pugilato ai Giochi del 1952, e Kafelnikov (primo russo ad arrivare numero 1) considerano l'oro olimpico il più grande traguardo della carriera. È un cambio di prospettiva segnato dalla decisione di assegnare punti validi per il ranking anche al torneo olimpico, almeno fino a Londra 2012. Il trionfo cileno di Atene e il dominio russo accompagnano i Giochi nel terzo millennio. A Londra, Murray diventa il primo britannico a vincere una medaglia nel tennis dal maggiore Josiah Ritchie a Worple Road nel 1908. E il cripwalk di Serena sui campi senza più il bianco dominante di Wimbledon raccontano tutta la primaria magia delle Olimpiadi. Quando il mondo si ferma e la storia lascia il posto alla speranza.