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PAOLO LORENZI e FABIO FOGNINI? SUPERGIOVANI

Qual è l’età giusta per vincere

di Enzo Anderloni | 27 luglio 2016

Qual è l’età giusta per vincere? Nadal l’ha fatto a 17 anni, Fognini a 26, la Schiavone a 27, Lorenzi a 34 e ora ha sicuramente molta più fame di altri successi di giocatori più giovani ma già appagati. Lo stesso vale per Fabio Fognini, che ha l’età di Djokovic e Murray ma non ha ancora colto i grandi successi che sono nel suo potenziale

di Enzo Anderloni

Qual è l’età giusta per vincere? Se lo chiedi a Rafael Nadal o Boris Becker ti rispondono: 17 anni. Se lo chiedi a Paolo Lorenzi, dice 34. Francesca Schiavone ti direbbe 27. Roger Federer 19. Roberta Vinci 24. Laura Siegemund 28. Fabio Fognini 26. E stiamo parlando per tutti della prima volta. Dunque forse non è l’età che conta. Conta solo riuscire a vincere. Qualcuno comincia a farlo a 26 anni, qualcuno a quell’età smette di giocare (vedi un certo Bjorn Borg). Qualcuno a 26 anni decide di fare la mamma annunciando che tornerà a giocare poi (grande Azarenka!). Dunque ormai è chiaro che non c’è fretta e non c’è una regola. Dunque non si capisce tutta quest’ansia che sta intorno al tennis giovanile, questa mania di giudicare senza appello e iperselezionare entro i fatidici 18 anni.

Paolo Lorenzi è arrivato sabato scorso alla sua prima vittoria Atp. Oggi è n.41 del mondo, una posizione di eccellenza assoluta. Davanti lui solo 40 uomini al mondo, fenomeni compresi: i Djokovic, i Murray, i Federer… Non mi ricordo che cosa Lorenzi abbia vinto da under. Mentre mi ricordo altri nomi, italiani e non, con in tasca un torneo Avvenire, un Trofeo Bonfiglio, uno Slam under 18 di cui poi si son perse le tracce.

C’è da essergli davvero grati, a Paolino. Ma anche a Laura Siegemund, 28 anni, che ha vinto questa settimana a Bastad il suo primo torneo Wta. Perché ci aiutano, per prima cosa, a ricordare che tutti possono inseguire i loro sogni. E acchiapparli, anche senza essere fenomeni. Poi, e questo è ancora più importante, ci rammentano che l’intelligenza, la preparazione, la profondità e una certa cultura non sono componenti opzionali, utili solo dopo il tennis. Iscriversi all’Università, studiare, pensare che ”dopo” si potrebbe fare il medico, come aveva fatto Lorenzi; oppure riuscire addirittura a laurearsi “mentre” (come ha fatto la Siegemund, in psicologia) sono scelte che denotano teste molto pensanti, capaci di darsi delle regole, di impostare dei lavori duri con obiettivi precisi. Giorno dopo giorno. E allora si arriva. Tutti così possono arrivare.Chi avrà le doti per vincere Wimbledon, si laureerà là. Chi lo farà a Kitzbuehel, avrà comunque il suo alloro e il suo diploma di dottore delle racchetta, coronando un percorso che si è scelto. E che lo stuzzicherà a tentare la scalata di una montagna ancora più alta. Perché è nell’aver saputo cogliere la bellezza di quel sogno che sta il segreto per arrivare in cima. È la forza del desiderio che conta, non l’età.

In questo senso Lorenzi è giovanissimo perché, dopo tanti anni di tornei Challenger, chi più di lui può avere una voglia matta di vedere che panorama si gode da ancora più in alto? Avrà sicuramente più motivazione lui di un Nadal (quattro anni meno di Paolo) che ha già vinto tutto, giusto?

E quanto giovane in questo senso è Fabio Fognini, non ancora trentenne, coetaneo di Djokovic e Murray. Se guardiamo a quanto è fatata la sua manina e per lunghi tratti incontenibile il suo tennis, possiamo dire che, a differenza di Nole e Andy, non ha ancora vinto niente di quello che è alla sua portata. E dunque, da questo punto di vista, è molto più fresco di loro, che ormai per desiderare qualcosa devono chiamarlo Grande Slam o prima posizione mondiale. Dunque godiamoci la formidabile doppietta di Paolo e Fabio e approfittiamo per allentare la pressione su noi stessi e sui nostri ragazzini in crescita, che sono pure bravi. Non preoccupiamoci troppo di insegnargli a vincere le partite di oggi. Facciamogli sognare quelle di domani. Saranno loro a trascinarci per prenderle. Prima o dopo, che cosa cambia?

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 29 - 2016

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SuperTennis Magazine – Anno XII – n.29– 27 luglio 2016

In questo numero

Prima pagina: Supergiovane Pag.3

Circuito Mondiale Atp e Wta: mare o montagna? Fognini e Lorenzi Pag.4

New Balls, please: Paolino e Fabio ci indicano… la luna Pag.5

Focus: Francesca Jones, quattro dita le bastano Pag.8

Terza pagina: Miloslav Mecir, il primo oro Pag.9

I numeri della settimana: Storico 2 in 1 azzurro Pag.10

Il tennis in tv: regine (live) a Montreal Pag.12

Giovani: Musetti & Rottoli, under 14 da medaglia Pag.14

In Italia – campionati di 3° categoria: Busonera da favola Pag.15

Circuito Fit-Tpra: il benessere al Centro Pag.16

Personal coach: il corpo che parla Pag.17

Racchette e dintorni: dal frassino al graphene, nella foresta dei materiali Pag.18

La regola del gioco: calcio alla pallina: si continua a giocare? Pag.20