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ATTENTI AL LINGUAGGIO DEL CORPO

Spesso lo fa più della bocca, soprattutto nel tennis e nel suo insegnamento, che è individuale e di situazione

di Enzo Anderloni | 01 agosto 2016

Spesso lo fa più della bocca, soprattutto nel tennis e nel suo insegnamento, che è individuale e di situazione. Non sottovalutiamo quindi l'importanza della comunicazione intra-personale e della cinestesica. Ecco le linee guida

di Francesco Giorgino, I.S.F. R. Lombardi - foto Getty Images

Ho già avuto modo, in precedenti articoli, di mettere in evidenza le peculiarità dell'approccio comunicativo alla didattica del tennis. Ho sottolineato, in particolare, la sovrapponibilità, in termini connotativi, fra la relazione dinamica esistente fra la dimensione dell'insegnamento e quella dell'apprendimento, da un lato, e il valore aggiunto, dall'altro, apportato dalla capacità di stabilire un reale scambio di significati e di senso fra insegnante di tennis e allievo. Ho altresì richiamato l'attenzione sull'importanza della cultura del feedback, declinata in modo direttamente proporzionale alla complessità del passaggio dalla fase dell'avviamento a quella della specializzazione.

Inter o intra-personale
Ritengo che la questione dell'approccio comunicativo (ma anche di quello integrato, che recupera le suggestioni epistemologiche dell'immaginazione sociologica) possa essere compresa meglio se si affronta la distinzione esistente fra comunicazione intra-personale e comunicazione inter-personale. La comunicazione intra-personale si sviluppa sia nel gioco del tennis che nell'insegnamento di questo sport, che non dimentichiamolo è individuale e di situazione. Nel primo caso rappresenta una bussola certa relativamente alle aspettative, paure, ansie, desideri, voglia di riscatto, programmazione del giocatore. La cinestesica da questo punto di vista costituisce una soluzione utile per quanti sono impegnati nell'attività agonistica, a qualsiasi livello. Il corpo parla più di quanto non riesca a fare la bocca e ciò è utile anzitutto a noi stessi, quando siamo in campo e proviamo, fra un colpo e l'altro, a cercare conferme dentro di noi su ciò che vogliamo e che dobbiamo fare. E ciò semplicemente perché il nostro avversario ci costringe a fare certe scelte tecniche e, ovviamente, tattiche.

I nostri due Io
Ma la comunicazione intra-personale vale anche nell'insegnamento del nostro sport. Qui il dialogo fra l'io locatore e l'io ascoltatore (la parte di noi cioè che parla e quella che ascolta) serve a formare il feedback interno, ovvero quella risposta che si sviluppa dentro la nostra mente e che serve poi a generare il feedback esterno verso i nostri allievi. E che fa la differenza.
La comunicazione inter-personale invece rileva sopratutto nella didattica. Quando? Dove? Come? Perché? Anzitutto rileva nel rapporto fra insegnante di tennis e allievo. Ma non solo: anche nel rapporto con la famiglia, con le altre figure tecniche e con il dirigente sportivo. In tutte queste forme di comunicazione si deve far ricorso a un uso appropriato del lessico all'interno di una sintassi semplificata (parola parlata più che parola scritta), a una prosodia amministrata con sapienza e lungimiranza e, appunto, a una cinestesia capace di spaziare dal linguaggio dello sguardo all'aptica e alla prossemica, al fine di mettere a fuoco il problema del contatto corporeo e della distanza dell'atto comunicativo.

Occhio al singolo
Nella didattica del tennis, fase del Minitennis, assume un significato anche la capacità (e la possibilità materiale) di rendere disponibili le tecniche di una comunicazione one-to-one. L'insegnante deve essere bravo, governando le diverse opzioni disponibili dentro i parametri del feedback, a stabilire una forma di comunicazione con il singolo allievo, pur quando si muove dentro una dimensione di 3/4 allievi. Deve essere bravo a mixare il linguaggio verbale con quello non verbale (paraverbale ed extraverbale) e a eliminare interferenze e rumori fra la codifica del messaggio e del referente e la loro decodifica da parte di un ricevente, che nella logica circolare della comunicazione, diventa egli stesso emittente.
Utopia? No, è solo questione di volontà e di disponibilità a mettersi in gioco, una disponibilità che origina dalla consapevolezza che nel tennis tanto (o troppo?) sta cambiando, a volte anche molto in fretta.