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DAL LEGNO ALLA GRAPHITE, I MATERIALI DELLE RACCHETTE

Chiusa l’era del legno con gli Anni '80, insieme al dominio della grafite si è sviluppata una ricerca continua per trovare nuove fibre che consentissero forme e strutture molto leggere, ...

di Enzo Anderloni | 29 luglio 2016

Chiusa l’era del legno con gli Anni '80, insieme al dominio della grafite si è sviluppata una ricerca continua per trovare nuove fibre che consentissero forme e strutture molto leggere, aerodinamiche ma performanti. Da nylon e boron fino al nanotube e al graphene

di Raffaello Barbalonga

Come tennisti, avete mai pensato a quale sia la vostra personale componente di tradizionalismo e in quale percentuale si contrapponga alla voglia di sperimentare e scoprire nuove soluzioni? Ebbene sì, anche in questo il tennis ci pone in un continuo conflitto, due nature diverse che emergono e si danno incessante battaglia. Lo sviluppo delle tecnologie nella storia di questo sport ha subìto altalenanti periodi di staticità e di boom e se fino agli Anni Settanta il legno imperava nel segno della tradizione, la rivoluzione che ne seguì fu altrettanto assoluta. Dallo sviluppo dei materiali ne conseguì un adeguamento delle forme e delle dimensioni. Le tappe salienti di questa rivoluzione le possiamo concentrare in pochi punti:

nel 1963 Renè Lacoste propone il metallo e il cuore aperto come nuove frontiere tecnologiche; nel 1972 dalle fabbriche Völkl escono i primi telai in fibra sintetica; nel 1976 Howard Head, tramite Prince, lancia sul mercato l’oversize; nel 1978 Kunnan Lo, da Taiwan, invade il mercato con le “Black Ace” e apre al grande periodo della graphite.

Anni '80, addio al legno
Lo sviluppo sulla nuova materia sintetica e nuovi formati andò letteralmente in fibrillazione all’inizio degli anni ’80.
Parola d’ordine: Graphite! Le aziende legate al mondo sciistico furono quelle che si posero subito alla testa del movimento di rinnovamento. Oltre a Pro Kennex, Völkl, Fischer, Kneissl e Head proposero le fibre sintetiche come unica direzione della ricerca. Wilson, Prince, Slazenger e Dunlop si adeguarono ben presto. Yamaha, Toalson e Yonex dall’Oriente erano già sulla strada giusta e incrementarono le produzioni studiando sistemi innovativi e mix di materiali davvero eterogenei. Donnay, ma soprattutto Snauwaert, fecero fatica ad abbandonare il legno: fu infatti molto difficile rinunciare al contributo delle foreste di pregiato frassino che ne avevano decretato il grande successo commerciale degli Anni Settanta.

Dal nylon al boron, all’astroceramica
Il progresso in ogni caso non guardava in faccia a nessuno e se nel 1982, dalle fabbriche Dunlop si stampavano racchette super elastiche in “Nylon”- graphite e si invadeva il mercato con le “Max 200g”, dall’altra parte Prince proponeva il “Boron” come nuovo elemento combinabile alla struttura dei telai. Costoso e rigido, il filamento di tungsteno “pirolizzato al boro”, creava una lega ottimale con la grafite, contribuendo in maniera significativa a sviluppare rigidità e conseguente potenza. La diffusione di telai addizionati al “Boron” non fu impedita dagli alti costi: il tennista era disposto a spendere cifre oggi impensabili per avere uno status symbol tecnologico tra le mani.
Seguendo questo concetto, Slazenger alla fine del 1984 con “Astroceramic” proponeva l’introduzione di un nuovo elemento che aveva caratteristiche simili alla fibra di vetro e all’aramide: il silicio di carburo. Questo materiale, con maggiori doti di resistenza e di leggerezza rispetto ai suoi predecessori, ebbe vita lunga e fu impiegato da diverse aziende. Gli altissimi costi iniziali vennero gradualmente diminuiti fino a fargli perdere quella apparente esclusività e conseguentemente anche l’appeal. Alla fine degli anni ’80, col boom dei telai “profile”, i materiali dovettero subire una progressiva raffinazione. La grafite, per garantire resistenza e leggerezza venne impiegata in forme sempre più pure e scremata dall’impiego di materiali pesanti come il fiberglass. Nel 1989 una Snauwaert in forte difficoltà economica tentò di rilanciare il legno attraverso un progetto controcorrente ma affascinante, un telaio dalle forme moderne che rivendicava il pregio della materia naturale. Al costo di 880.000 lire italiane veniva commercializzata “Ultimate”, una racchetta esclusiva e meravigliosa che comunque naufragò nell’oblio del mercato.

Dentro il vortice delle fibre sintetiche
Non c’era alternativa, le fibre sintetiche dilagavano e quindi la ricerca di materiali di ultima generazione (Il Noryl, il Nicalon, il Dyneema, il Technora, la graphite Torayca, l’FRP, il Vectran, il Noene, il Quartzel e tanti altri) era spinta al massimo. Il culmine probabilmente venne toccato da Prince con la mitica “Vortex”, una racchetta dalla particolare rigidità “variabile” dovuta a un polimero viscoelastico misterioso, che sviluppava diversa reazione a seconda dell’accelerazione e dell’impatto.
Con la crisi del settore e il conseguente restringimento del portafoglio delle aziende, dalla metà degli anni ’90, si è assistito a una scrematura di tanti materiali, focalizzando l’attenzione sulla rigidità dei telai, ottenibile soprattutto lavorando sulla materia prima: la graphite. Sicuramente non si è rinunciato a “condire” la base con una grande varietà di “spezie”.

Tungsteno e basalto, graphene e… di nuovo legno?
Head nel corso di questi ultimi anni ci ha proposto diverse soluzioni: il “Liquid Metal” (strisce di gel metallico a irrobustire le zone fragili del telaio), il “Microgel” (una gelatina che si espande nelle cavità del telaio durante l’impatto), l’Innegra, il “D3o”, fino al Graphene e alla sua stessa evoluzione, il Graphene “XT”. Wilson ha sperimentato con grande successo l’N-Code, cioè micro particelle di biossido di silicio e cristalli di silicone nella tramatura delle fibre per stabilizzarle, successivamente il “Karophite Black” e infine il Basalto. Yonex ha impiegato materiali come il Fullerene e il Nanotubo, cioè allotropi del carbonio, come la graphite e il Graphene ma con forma molecolare e prestazioni diverse. Babolat ha rispolverato il tungsteno (negli anni ’80, ricordate, si usava il “Boron”) per irrobustire in maniera differenziata le Pure Drive e le Aeropro Drive/Pure Aero. Nella nuova produzione Völkl i telai utilizzano il C3 un composto graphilitico che utilizza Nanotubo, Graphene e Black Carbon.
Insomma la ricerca è ripresa e sta sviluppando nuove strade partendo invece che dal legno, come negli anni 70, dalla base sintetica della graphite. Le nanotecnologie favoriscono costantemente nuove idee di applicazione e possiamo aspettarci da un momento all’altro, rivoluzioni copernicane. In questo tripudio di fantascienza e progresso, Lacoste ha presentato lo scorso anno ( in tiratura limitata) la “LT12”, una racchetta di… legno. Forte provocazione, ma avranno poi tutti i torti?