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DJOKOVIC, MURRAY, FOGNINI E LO SPIRITO OLIMPICO

Dopo i quarti di Davis, il torneo Olimpico si avvicina

di Enzo Anderloni | 20 luglio 2016

Dopo i quarti di Davis, il torneo Olimpico si avvicina. E alle defezioni illustri nella caccia all'Insalatiera, arrivano tanti forfait in vista di Rio: Isner, Thiem, Raonic, Halep, Gasquet. Sarebbe ora che il tennis facesse chiarezza sull’importanza degli eventi nei quali si veste la maglia della Nazionale. L’esempio di Fognini

di Enzo Anderloni

La squadra del n.1 del mondo (Serbia) incontra in Coppa Davis quella del n.2 (Gran Bretagna), detentrice del trofeo, e loro non giocano. Né Djokovic né Murray. Uno è in vacanza, l’altro invece parte lo stesso per Belgrado con la tuta della squadra addosso e vive la sfida in panchina a fare il tifo per i suoi. Poi però spiega che salterà anche il prossimo Masters 1000 a Toronto, perché è stanco e stanno per arrivare le Olimpiadi.

Le Olimpiadi arrivano ma c’è chi le snobba perché non danno punti Atp (il n.1 statunitense Isner, nella foto sotto), chi le salta perché o è preoccupato per il virus Zika (la rumena Halep) o considera più importante il resto della stagione sugli hardcourt pre-Us Open, o tutte e due le cose insieme (il finalista di Wimbledon Milos Raonic, il ceco Thomas Berdych, l’emergente austriaco Dominik Thiem, lo spagnolo Feliciano Lopez, il lettone Gulbis). Oppure chi grazie a un mal di schiena tre settimane prima dell’evento (il francese Gasquet) evita possibili polemiche e rinuncia serenamente a vantaggio del connazionale Paire.

Poi c’è chi non va perché è punito (Maria Sharapova) o perché è troppo discolo secondo la sua Federazione (gli australiani Kyrgios e Tomic). Nel frattempo invece Rafael Nadal (che pure l’oro olimpico l’ha già vinto nel 2008) fa i salti di gioia perché i medici gli dicono che può andare a Rio, dove sarà addirittura il portabandiera della comitiva spagnola.

Viviamo un’epoca molto complessa, per non dire confusa, dove la bussola dei valori umani sembra smarrita o impazzita. Sarebbe bello che il tennis, nel suo piccolo, mantenesse saldi i suoi, facendo chiarezza e aiutando i giovani atleti che lo praticano a crescere culturalmente. Dunque dovrebbe chiarire bene qual è il senso che attribuisce alla sua presenza Olimpica, uno dei pochi momenti (insieme alla Coppa Davis e alla Fed Cup) in cui si gioca per vincere indossando i propri colori nazionali.

Sotto questo bombardamento di informazioni senza filtro di cultura, educazione e spesso nemmeno di razionalità diventa altrimenti difficile spiegare a un bambino perché, mentre Gianmarco Tamberi piange disperato perché non potrà cercare di fare il suo salto più alto sopra l’asticella delle Olimpiadi brasiliane, ci sono fior di tennisti che le saltano ridendo. E magari trovano una buona scusa per sfilarsi dall’impegno di infilarsi la maglia della Nazionale e andare in campo a mostrare di che pasta sono fatti quando vincere o perdere non è solo un loro fatto privato.

Dobbiamo in questo senso dire grazie a uno come Fabio Fognini, che alcuni (che non lo conoscono) continuano a criticare per le facce che fa o per certi atteggiamenti in campo. Nella sfida contro l’Argentina a Pesaro ha mostrato che per quanto a un tennista perdere faccia schifo, lo si può fare uscendo dal campo moralmente vincenti. Perché quando sei capace di mettere te stesso e il tuo ego non al primo posto come oggi è d’uso ma in fondo alla fila di tutti quelli per i quali hai capito che è giusto e bello batterti, sei un vero n.1. Indipendentemente dal risultato.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 28 - 2016

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SuperTennis Magazine – Anno XII – n.28– 20 luglio 2016

In questo numero

Prima pagina: Spirito olimpico Pag.3

Coppa Davis: Fabio cuor di leone Pag.4

Coppa Davis: Fattore campo a rovescio Pag.6

Focus: La quarta carriera di Stephane Robert Pag.9

Terza pagina: Tony Trabert, gentleman made in Usa Pag.10

I numeri della settimana: Paes da record in Davis Pag.12

Il tennis in tv: 5 tornei in 7 giorni Pag.14

In Italia - Veterani: squadre da scudetto, ecco i campioni over Pag.16

Giovani: Francesini all’orizzonte Pag.18

Circuito Fit-Tpra: A Serramazzoni l’estate raddoppia Pag.20

Paddle: Il paradiso dei padeleros Pag.21

Personal coach: Così Andy Murray legge le traiettorie Pag.22

Racchette e dintorni: Impatto morbido, ma che cannonata! Pag.23

La regola del gioco: Qual è il segno giusto? Niente suggerimenti… Pag.24