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COME (E COSA) VEDE ANDY MURRAY QUANDO RISPONDE

Vediamo come i campioni si preparano a rispondere al servizio avversario: lo facciamo analizzando la ribattuta del fresco vincitore di Wimbledona a una 'prima' di Milos Raonic a 236 km/h

di Enzo Anderloni | 25 luglio 2016

Vediamo come i campioni si preparano a rispondere al servizio avversario: lo facciamo analizzando la ribattuta del fresco vincitore di Wimbledona a una 'prima' di Milos Raonic a 236 km/h. Ecco i due 'momentum' fondamentali

di Andrea Cagno e Max Rinaudo, I.S.F. R. Lombardi

Nello scorso numero avevamo anticipato che rispondere in modo efficace ed efficiente a servizi ormai sempre più vicini alla velocità di 250 km/h si può. Questa volta, in particolare, analizziamo l’organizzazione visuo-motoria durante la ribattuta di Andy Murray al servizio più veloce del torneo di Wimbledon, effettuato da Milos Raonic in finale alla velocità di 147 miglia orarie (236 km/h). Prima di fare un attenta analisi, soffermiamoci sulla parola ribattuta e sul suo significato, non un semplice colpo di risposta e ancor meno rimessa in gioco ma un modo per opporsi, in modo attivo, propositivo, veloce, con processi di cognizione semplificati (dovuti al tempo ridotto per poter agire) ma non per questo inefficace.

100 millisecondi di cecità
Gli studi sulla visione hanno dimostrato che uno stimolo in movimento non può essere fissato con continuità e che tra 2 fissazioni gli occhi fanno un movimento veloce a salto durante il quale c’è un periodo di latenza di circa 200 millisecondi e di questi 100 millisecondi circa sono di cecità, nei quali il cervello deve ricostruire le traiettorie. Inoltre è importante sapere che questo movimento veloce a salto non può essere corretto, pertanto se errato implica il rifacimento dello stesso con la perdita di 200 millisecondi. Da questi presupposti è chiaro che per ottimizzare una ribattuta a livello visivo abbiamo bisogno, in particolare, di alcune fondamentali abilità. Intanto quella di ottimizzare i tempi dei movimenti oculari in modo da non doverli ripetere. Poi possedere muscoli estrinseci oculomotori veloci e precisi nell’individuazione dello stimolo, della pallina. Infine, avere un sistema visivo ben integrato con il sistema nervoso centrale in modo da ricostruire brevissimamente le traiettorie.

È chiaro che la reattività muscolare è indispensabile per ottimizzare il gesto, ma anche in questo caso se il gesto motorio è collegato alla fissazione ci rende più veloci, è dimostrato che leggendo un testo o una situazione si attivano le aree motorie e pre-motorie del cervello, in particolare alcuni studi sul tennis hanno dimostrato che effettuare lo split-step nello stesso momento in cui si fissa la palla produce un elevato aumento della produzione di forza, fino al 60% di forza massimale e ricadute positive sull’elasticità muscolare.

Due momenti chiave
Tornando in particolare alla ribattuta di Murray e analizzandola nel dettaglio sotto l’aspetto visuo-motorio, dobbiamo soffermarci su due momentum importanti del servizio. Il primo corrisponde alla palla che lascia la mano di chi serve, in questo caso di Raonic: è il momento in cui si effettua la fissazione sulla palla correlandola a un passo in avanzamento. Il secondo è correlato alla fissazione della palla all’impatto sulle corde dell'avversario, ovvero alla partenza della palla, quando Andy finisce lo split-step. In questo modo agisce in acuità visiva statica, ovvero la palla è ferma per pochi millisecondi, lui terminato lo split è altrettanto fermo e questo gli rende più semplice la lettura della traiettoria. Nello spazio tra la palla che lascia la mano e quella in cui viene impattata, Murray trascina il piede inseguendola con gli occhi lungo la salita, come ad aiutarsi nella gestione dello spazio-tempo.

Risposta efficace? Meno di una su 3
Una curiosità legata alla rispsota: i migliori ribattitori sono efficaci mediamente nel 30% delle volte. Il migliore di tutto il 2015 tra i professionisti è stato Novak Djokovic con il 36%, ma solo nel 20% di queste è riuscito a ottimizzare i tempi secondo lo schema descritto in questa pagina. In quei casi ha ottenuto un'ottimizzazione del timing, questo a dimostrazione che lavorandoci su - probabilmente - si può migliorare l’efficacia di questo fondamentale.