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MURRAY E RAONIC: QUELLI CHE… MIGLIORANO

E’ nella mentalità che li porta a porsi sempre obbiettivi più ambiziosi, a scegliere i migliori allenatori e a lavorare quotidianamente per raggiungerli il segreto dei due grandi protagonisti della ...

di Enzo Anderloni | 13 luglio 2016

E’ nella mentalità che li porta a porsi sempre obbiettivi più ambiziosi, a scegliere i migliori allenatori e a lavorare quotidianamente per raggiungerli il segreto dei due grandi protagonisti della finale di Wimbledon. Che si conoscono bene e si stimano molto reciprocamente

di Enzo Anderloni – Foto Getty Images

Roma come Wimbledon, il vincitore è lo stesso: Sir Andrew Barron Murray, per gli amici Andy. L’unico reale competitor di Novak Djokovic per i titoli che contano ma soprattutto per quello che è l’unico grande traguardo che manca allo scozzese: lo scettro di n.1 del mondo. Perché come tutti i grandi campioni lui è così: non si ferma, non si accontenta, vuole migliorare sempre e raggiunto un traguardo punta a quello successivo, più alto, più impegnativo, che magari sembra impossibile.

Murray ha riportato nel Regno Unito il titolo dei Championships (ora raddoppiato) che mancava dagli Anni ’30. Ha conquistato la medaglia d’oro olimpica facendo onore così al ruolo di ospitante dei Giochi a Londra quattro anni fa. Poi ha voluto la Coppa Davis (anche quella mancante da oltre 70 anni), ed è andato a prendersela insieme al fratello Jamie, valente doppista. A quel punto ha lanciato la sfida a Novak Djokovic, dominatore unico e indiscutibile dell’attuale universo tennistico. Ci ha perso in finale agli Open d’Australia, poi ha voluto provare a batterlo sulla terra battuta, la superficie sulla quale era sempre sembrato meno adatto. Sconfitto con lotta in finale a Madrid, l’aveva spuntata con una grande prestazione a Roma. Poi di nuovo sotto al Roland Garros, combattendo. A Wimbledon era pronto a ribaltare i ruoli di nuovo, come aveva fatto sul centrale del Foro Italico. Ma Djokovic ha dato buca all’appuntamento con l’ennesima finale faccia a faccia: è crollato prima.

Così Murray in finale ha trovato un altro fissato come lui con il miglioramento quotidiano, i traguardi da raggiungere: il 25enne canadese Milos Raonic che sulla strada aveva rimontato due set al talento belga Goffin, messo sotto il giustiziere di Djokovic Sam Querrey e combattuto 5 set per avere la meglio su un Federer “con la schiena dritta”, cioè a posto, vincitore della partita più bella vista quest’anno a Wimbledon, il suo quarto di finale contro il croato Marin Cilic (due set rimontati, tre match-point annullati, alcune giocate da brivido caldo, come solo Roger sa e può).

Per battere questo Raonic, contro il quale era stato sotto di un set nella finale del Queen’s Club 20 giorni prima, Murray ha dovuto studiare insieme a Ivan Lendl e al suo team una tattica controffensiva rigorosa e metterla in pratica alla perfezione. Perché dall’altro lato del campo il lavoro di perfezionamento tecnico-tattico di Riccardo Piatti e Carlos Moya, con l’innesto sull’erba del genio offensivo di John McEnroe, aveva preparato il canadese a un tennis sempre proiettato a rete (alla fine saranno 68 le discese, con 47 punti raccolti), cosa che nessuno sembrava poter più fare. Nemmeno Federer così sistematicamente. Raonic è molto migliorato. Ma domenica non aveva ancora l’esperienza e la sicurezza nei colpi al volo necessaria per strappare il trofeo di Wimbledon a un campione come Murray, che con umiltà e rabbia gli ha piazzato la palla sulle stringhe ogni volta che lo ha visto avvicinarsi al net, invece di rischiare subito il passante.

Murray ha capito che ormai Raonic gli è molto molto vicino. Vincere è stata un’impresa che lo ha impegnato allo stremo, fino alle liberatorie lacrime finali. Non a caso, evento senza precedenti, si è complimentato sul campo con John, Riccardo, Carlos e il preparatore fisico e il fisioterapista, tutti gli uomini del team del suo avversario. Sa bene come è difficile e duro migliorare. E ha rispetto e stima di quelli che come lui si impegnano tutti i giorni per farlo, consapevole che è il percorso tipico dei n.1. Djokovic, in vacanza, è avvertito.

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 27 - 2016

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SuperTennis Magazine – Anno XII – n.27– 13 luglio 2016

In questo numero

Prima pagina: quelli che… migliorano Pag.3

Wimbledon maschile: perché adesso Murray è davvero felice Pag.4

Batch-point: E io pago Pag.3

Focus: Sam Querrey, l’anti-Slam Pag.8

Wimbledon femminile: 22 volte grande Pag.10

Wimbledon Junior: Campioni in erba Pag.12

I numeri della settimana Pag.14

Il tennis in tv: Tango (live) da Pesaro Pag.14

Terza pagina: Clerc, l’argentino n.2 Pag.18

IBI17: Biglietteria aperta Pag.21

Giovani: sognando Ivanisevic Pag.18

Circuito Fit-Tpra: Anche a Gaibledon vince Serena Pag.22

Paddle: Calendario da Slam Pag.24

Personal coach: Occhio ai servizi-bomba: rispondere si può Pag.25

Racchette e dintorni: Volkl V1 Pro, potenza soft Pag.26

La regola del gioco: Non si rifa il punto, ma il servizio sì Pag.28