-
Archivio News

JOSÉ LUIS CLERC, L’ARGENTINO NUMERO 2

Un campione vissuto all’ombra di Vilas, con il quale ha raggiunto la finale di Davis, e dei grandi di quella generazione

di Enzo Anderloni | 16 luglio 2016

Un campione vissuto all’ombra di Vilas, con il quale ha raggiunto la finale di Davis, e dei grandi di quella generazione. N. 4 del mondo, due volte semifinalista al Roland Garros, fu protagonista del match contro l’Italia del 1983 che chiuse la carriera azzurra di Adriano Panatta

di Alessandro Mastroluca

“I tennisti si dividono in due categorie, le macchine e gli esseri umani. Io ho sempre fatto parte della seconda”. Parola di José Luis Clerc, secondo argentino più vincente di sempre, ex numero 4 del mondo e due volte semifinalista al Roland Garros. Un campione vissuto nell'ombra, senza l'egocentrismo ingombrante del meglio della sua generazione.

Introverso, autocrítico fino all'eccesso, non si rivede quasi mai, eppure il suo topspin di dritto è un colpo di rara efficacia sulla terra rossa e il rovescio, gli han detto più volte come ha raccontato, “sembra un quadro”. Come i campioni dal volto umano, ha imparato contro il più diffuso degli avversari e dei compagni, il muro, all'Aviron Club di Tigre dove suo padre lavorava. Ma quel lato umano ha rischiato di tradirlo, nell'estate del 1975. Il giovane Clerc è a Dinard per la tradizionale esibizione fra i prima categoria francesi e le migliori speranze del Sudamerica al Tennis Club de la Côte d'Emeraude a Dinard. José Luis non ha mai giocato all'estero prima di quell'estate; l'entusiasmo per il tennis di quel piccolo centro, che ha una via intitolata a Henri Bolelli, compagno di doppio di Borotra, lo carica. Al circolo, creato nel 1879 dall'inglese Williers Forbes, hanno giocato Ken Rosewall, Pancho Gonzales e Lewis Hoad. Ma José Luis cade dal balcone della sua camera: se la cava con una cinquantina di punti di sutura e dodici giorni di degenza all'ospedale Gardiner.

Il doppio più vincente

Sei anni dopo, Clerc è al top della condizione. Raggiunge la prima semifinale al Roland Garros e vince quattro tornei di fila negli Usa. La lunga coda della popolarità di Vilas lo aiuta, le sponsorizzazioni piovono, gli aiuti finanziari non mancano. Ma con il campione-poeta i rapporti non esistono. I due non si parlano. Eppure, formano il doppio argentino più vincente di sempre in Coppa Davis. In quel 1981, sentono la grande occasione possibile a Cincinnati. Dopo l'1-1 nella prima giornata, McEnroe e Fleming conducono due set a uno in doppio quando la situazione precipita. La partita è iniziata in ritardo per riparare il campo, perciò l'arbitro cancella la pausa tra il terzo e il quarto set. Vilas e Clerc impacchettano le loro cose nella borsa come se volessero tornare in spogliatoio. Batata, così chiamano Clerc da quando era un bambino un po' sovrappeso, provoca McEnroe: «Quanto sei carino». La risposta di SuperBrat, e sì quella volta era serio, è facilmente intuibile. McEnroe vincerà il doppio (11-9 al quinto set) e batterà Clerc nel singolare decisivo per il 3-1, 7-5 5-7 6-3 3-6 6-3 perdendo solo quattro punti nei suoi turni di battuta durante tutto il quinto set.

La battaglia del Foro

José Luis Clerc anche il giorno dell'addio al tennis di Panatta, ha scritto il capitolo chiave del 5-0 all'Italia al Foro Italico del 1983, la battaglia con Barazzutti da quasi sei ore spalmate in due giorni, la vittoria in doppio con Vilas su Bertolucci e Panatta. Non è lontano il ritiro dal tennis, che arriverà nel 1985, ma la lontananza è come il vento. Compra un terreno a Santiago del Cile, si mette a produrre vino, ma nel 1997, mentre gioca il Senior Tour, moglie e figli vengono attaccati. Su due piedi si sposta a Miami e organizza un centro di allenamento con Pancho Segura. Una strada singolare, quella di Batata. Ma in fondo, diceva, “noi argentini non siamo stati uniti: siamo tipi strani”.