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VIRGINIA WADE E IL TROFEO… DELLA REGINA

In un'Inghilterra disillusa, simile a quella post Brexit, la campionessa britannica vinse Wimbledon 1977 e fu premiata direttamente da Sua Maestà la Regina

di Enzo Anderloni | 09 luglio 2016

In un'Inghilterra disillusa, simile a quella post Brexit, la campionessa britannica vinse Wimbledon 1977 e fu premiata direttamente da Sua Maestà la Regina. “Non ricordo cosa mi disse ma sapevo che non potevo deluderla…”

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

Nel centenario di Wimbledon, nell’anno del giubileo della regina, Virginia Wade fa impazzire l’Inghilterra. Elisabetta II torna a Church Road per la prima volta dal 1962, con il suo vestito rosa pastello e bianco e il cappello in tinta e le consegna il Rosewater Dish mentre tutto il Centrale intona “perché è una brava ragazza”.

Il morale della nazione
Una brava ragazza, Virginia, lo è davvero. Molto razionale, dai giudizi precisi, ha spesso messo la carriera davanti alle relazioni. È figlia di un arcidiacono che dopo la guerra ha lasciato la Gran Bretagna per il Sudafrica. È cresciuta a Durban per 15 anni, finché l’apartheid non ha convinto il padre a tornare a casa, nel Kent. Il tennis diventa un rifugio dove esprimersi. Virginia si laurea in matematica e fisica e diventa una delle prime giocatrici professioniste, negli anni della disillusione, dei Clash, di una generazione scontenta e senza obiettivi precisi. A pensarci bene, la generazione che subirà la Brexit non è poi tanto diversa. Dieci giorni prima dell’inizio del torneo, il 10 giugno, è uscito il singolo “God save the Queen”, l’inno provocatorio e dissacrante dei Sex Pistols. Ma per due settimane, Virgina Wade solleva il morale della nazione. Batte in semifinale Chris Evert, numero 1 del mondo. A due settimane dal 32° compleanno, si prepara alla prima finale fra over 30 nella storia dei Championships dal 1913 contro Betty Stove, che ha tolto agli inglesi la soddisfazione di un derby in finale con Sue Barker. “Sono stata qui sedici anni di fila e non ero mai arrivata nemmeno vicina a questo punto. Ora la finale è arrivata”, scrive Wade nella sua autobiografia, Counting Triumph.

La finale con sua maestà
La tensione è evidente, Wade cede un break sul 2-2, lo recupera, ma perde nuovamente il servizio. Stove si trova così a servire per il set sul 5-4. Sul set point, Virginia prende la rete al quarto colpo, ha la possibilità di chiudere la volée di rovescio, ma la fretta la induce all’errore. Dopo 40 minuti, è 6-4 Stove. “Dovevo restare in campo più a lungo - scrive - ma avrei giocato anche tutto il pomeriggio se necessario. Non avrei lasciato il campo da sconfitta”.
Virginia rimonta, chiude il secondo 6-3 e la partita cambia. Il pubblico che la incita a ogni punto e applaude a ogni errore dell’avversaria. Al secondo match point, Virginia stampa una perfetta risposta di dritto che costringe l’olandese a mettere in rete una volée non facile. Poi c’è solo la regina che scende dal Royal Box e le consegna il trofeo. “Non ricordo cosa mi abbia detto - ha ammesso Virginia Wade anni dopo in un’intervista al Guardian -, c’era troppo rumore. La Regina non è un’appassionata di tennis, penso che questo sport l’abbia sempre annoiata. Però sapevo che sarebbe stata una delusione se lei fosse venuta e io non avessi vinto, perciò dovevo vincere”.
E così fu. Ma quella vittoria non è affatto il punto di arrivo di una carriera e di una vita poi spesa a ricordare i giorni di gloria ormai passati. Quel primo luglio 1977 è un punto di partenza. “È interessante ripensare al passato - ha detto - ma preferisco vivere nel presente. Ci sono ancora un sacco di cose che non ho ancora fatto”.