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LA TERZA DIMENSIONE DELLE RACCHETTE

Quando si parla di forma di una racchetta si pensa quasi sempre a quella del piatto corde o dell’attrezzo in generale con il cuore aperto attuale o chiuso come le ...

di Enzo Anderloni | 01 luglio 2016

Quando si parla di forma di una racchetta si pensa quasi sempre a quella del piatto corde o dell’attrezzo in generale con il cuore aperto attuale o chiuso come le vecchia racchette in legno. Ma la rivoluzione moderna viene dalla sezione del telaio che condiziona prestazioni e sensazioni

di Raffaello Barbalonga

Se oggi prendiamo un bambino e gli chiediamo di disegnare una racchetta da tennis, solo nel 30% dei casi ci disegnerà un telaio a cuore aperto. A distanza di 40 anni l'aspetto monoshaft (quello della classica racchetta di legno) resta ancora un'icona del tennis.
L'evoluzione delle forme, che si sviluppò verso la metà degli anni '70, ridiede immagine e proporzioni a un oggetto che pareva inalterabile da sempre. Il cuore aperto (che pure era presente già negli anni Venti, vedi la racchetta di Bill Tilden n.d.r) significava maggiore penetrazione all'aria e pertanto più maneggevolezza. Materiali e sagome, di pari passo si svilupparono per ottenere risultati sempre più performanti.
Il legno, prima di lasciare il passo alla fibra sintetica, si adeguò alle nuove architetture e telai compound legno e graphite, a cuore aperto, invasero il mercato, tra la fine degli anni 70 e la prima metà degli anni ottanta (es. Head Vilas, Prince Woodie).
Tutti s’ingegnarono sulle dimensioni del piattocorde, sulla foggia del telaio, sul materiale e sui particolari ma pochi lavorarono sulla terza dimensione, cioè il profilo e quasi nessuno sul disegno della sezione degli steli.

L’evoluzione del profilo e la sezione degli steli
Fu così che, attingendo dall'archetipico sandwich usato precedentemente in ogni occasione, la più rapida conclusione fu di costruire racchette con sezione rettangolare. Pro Kennex e Prince, con le rispettive “Black Ace” e “Graphite”, d'altro canto gettarono le solide basi per prodotti di grande successo e prestigio.
Andando a cercare in archivio quale soluzione alternativa fosse mai stata studiata, già dagli anni '70 viene lampante il concetto “OPS” di Yonex. “Oval pressed shaft”, per i tecnici nipponici significava un'alterazione della continuità di sezione per creare schiacciamenti in punti nevralgici del telaio, al fine di incrementarne la rigidità. Varie serie in alluminio furono quindi prodotte con questa particolare concezione e ancora oggi sono particolarmente ricercate dai collezionisti (es. Yoneyama).

La concezione della cassa di torsione
Verso la fine degli anni ’70, anche Völkl s’ingegnò sull’argomento e, producendo la famosissima gamma “Servo”, introdusse un concetto ancora oggi assolutamente attuale, quello della cosiddetta “cassa di torsione”. La sezione tradizionale in questo caso veniva “scavata” esternamente, creando un disegno multi angolare a vantaggio di un incremento di rigidità strutturale dello stelo. Negli anni ’80 del boom, lo sviluppo dei materiali garantì la possibilità di creare forme nuove anche nelle sezioni. La più eclatante e innovativa fu senz’altro, nel 1985, quella della splendida Kneissl “White Star Aero”. Quest’azienda austriaca, oggi giustamente mitizzata dagli appassionati di tutto il mondo per le splendide “creature” realizzate durante tutta la sua storia, puntò molto su questa racchetta, introducendo concretamente e originalmente il concetto di aerodinamicità degli steli.

Aerodinamicità e sezione triangolare
Per la prima volta possiamo notare come la sezione diventi in alcuni punti quasi triangolare. Il vantaggio concepito era puramente aerodinamico ma anche sotto l’aspetto della sensazione d’impatto si verificava un’alterazione del suono, del tutto inedita per le racchette del tempo. Stesso concetto verrà in seguito ripreso a più ondate da Rossignol, che in tal modo produrrà prima “Vectris” e successivamente con la serie “VTS” (Variable Triangular Section), l’antesignana dell’odierna Babolat Pure Aero.
Nello stesso periodo Maxima, affidando al famoso designer Giorgetto Giugiaro la produzione di due telai avveniristici, la “Class” e la “Logic”, andava a rompere la tradizionale sezione rettangolare, inserendo tagli e curve per una migliore funzionalità aerodinamica e strutturale.
Furono però quasi tutti progetti di scarsa fortuna commerciale. Il prodotto tradizionale continuava a conquistare la maggior parte del pubblico e degli agonisti.

Head Prestige, un profilo filante e sibilante
Fu il 1986 a decretare un nuovo concetto. Head con “Prestige” rivedeva, con misura, il concetto di sezione tradizionale, assottigliandola e snellendola, ottenendo un oggetto sibilante e fendente che conquistava tutti. Gli angoli smussati e il profilo filante le consegnavano eleganza e funzionalità. Il bumper-cap, in realtà già comparso proprio nella Kneissl “White Star Aero”, contribuiva a renderla comunque originale e futuristica.
Nel 1987, la rivoluzione di Kuebler e dei suoi widebodies riguardò ovviamente anche le sezioni dei telai, ora esageratamente più larghe e ingombranti ma per quello che riguarda il nostro argomento, il passo più significativo e innovativo fu compiuto nel 1988 da Pro Kennex, che introdusse la “mamma” di tutte le racchette ellissoidali-tubolari di oggi (prima fra tutte la Babolat “Pure Drive”): la “Destiny”.

Pro Kennex Destiny - La mamma delle “tubolari”
“You are my Destiny” era la scritta che, parafrasando il famoso pezzo di Paul Anka, imperversava su tutti i trafiletti pubblicitari dell’epoca e alla luce dei fatti sembra ora più che mai una realtà, peccato che invece si rivelò un progetto quasi fallimentare. Ci furono vari tentativi, infatti, di riprodurre racchette a sezione tubolare, anche da altre aziende come Maker’s, Estusa e Snauwaert, ma ebbero tutti esiti deludenti.
Dagli anni ’90 a oggi il passo è davvero breve. Se “Prestige” ancora oggi rappresenta l’esempio immutabile del telaio Boxed, “Pure Drive” è l’icona della sezione tubolare. In mezzo però ora c’è il resto del mercato.

Ora si cerca la… quadratura del cerchio
Le soluzioni di “quadratura del cerchio” o se volete di “arrotondamento del quadrato” sono al centro della ricerca di tutte le aziende. Il motivo è la sensibilità. Il tipo di sezione comporta un’alterazione della rigidità del fusto, e conseguentemente delle doti prestazionali, ma anche del suono generato durante l’impatto, un elemento importantissimo nella ricerca della sensibilità. Molti tennisti, in relazione al suono grave o acuto prodotto dalla propria attrezzatura, pongono un metro di percezione. E allora ecco fiorire una serie smisurata di prodotti che con minime differenze vanno a cogliere ogni sfumatura della percezione da impatto. Dall’ellisse totale di Babolat Pure Drive, Donnay Formula, Wilson Juice, Tecnifibre T-Flash, Mantis 300, One Strings Spin Deeper, Solinco Protocol alle semiellittiche Head Instinct, Völkl Super G8, Wilson Burn e Ultra, Head Extreme, dove in una sezione tipica ellissoidale la curvatura dell’arco si frammenta con varie spigolature, alle sezioni poligonali di Wilson Burn FST, Yonex EZone, Babolat Pure Aero, Gamma RZR, Head Radical, alle boxed “old style” come Züs Custom, Wilson Pro Staff, Pro Kennex Q-Tour, Mantis Tour, Solinco Pro, Prince Textreme Tour e la sempreverde Head Prestige.

Dalla sezione parte la tua sensazione
Possiamo trovare questi ma centinaia di altri esempi per addentrarci nella ricerca che conduce a un solo obiettivo: produrre un ricchissimo ventaglio di modelli per proporre sensazioni diverse o adeguarsi alle disparate sensibilità dei tennisti.
A ogni sezione un suono differente, una rigidità differente e una percezione differente. Infine, un aspetto che ancora oggi si trascura ma che rappresenta un altro elemento di grande importanza ai fini della prestazione, il cosiddetto “front beam”, cioè lo spessore della sezione frontale del telaio. Maggiore spessore = minore aerodinamicità ma anche maggiore stabilità del telaio. Chi ha provato Prince Textreme Tour ha da subito ricevuto sensazioni particolari e inedite. Il segreto sta forse nel front beam?
Gli ultimi anni hanno mostrato un deciso incremento della varietà dei telai, a fronte di un mercato sempre più esigente. E’ segnale positivo di un risveglio della ricerca sui materiali e sulle architetture. A tutto vantaggio di chi gioca.