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ESSERE JIMMY CONNORS, L'IRRAGGIUNGIBILE

Roger Federer ad Halle ha raggiunto le 1072 partite vinte in carriera e superato le 1071 di Ivan Lendl

di Enzo Anderloni | 17 giugno 2016

Roger Federer ad Halle ha raggiunto le 1.072 partite vinte in carriera e superato le 1.071 di Ivan Lendl. Ma in questa classifica è ancora secondo: ha davanti il campione statunitense vincitore di 109 tornei (tra cui 8 Slam) e di ben 1.253 match. In virtù di un temperamento unico

di Alessandro Mastroluca - Foto Getty Images

Come si vincono 1253 partite in carriera? Semplice. Basta essere Jimmy Connors. E mai come nel Labour Day del 1991, nel giorno del suo trentanovesimo compleanno, New York ha imparato cosa volesse dire essere Jimmy Connors. Jimbo, diceva Ilie Nastase, “ci avrebbe uccisi tutti per un’altra partita”, per un’ultima occasione, per un ultimo giro di giostra. Per dirla con Mary Carillo, “rendeva tutti quelli che lo guardavano parte dello spettacolo. Aveva la straordinaria abilità di farti sentire che, anche solo da spettatore, tu potessi cospirare con lui e portarlo alla vittoria”.

In undici giorni, rimonta due set a Patrick McEnroe, batte facilmente Michiel Schapers e Karol Novacek, e diventa l'incubo peggiore di Aaron Krickstein, di 15 anni più giovane che qualche anno prima aveva passato diverso tempo e guardato perfino il Superbowl a casa dei Connors. Chiude col pubblico che gli canta Happy birthday, e arriverà fino a un'incredibile semifinale in cui però non riuscirà mai a entrare davvero in partita. “Ha pagato l’età, alla fine” ha scritto il giornalista Steve Flink, firma di punta di Tennis Channel. “Anni dopo, comunque, a Wimbledon, Connors mi disse: sono stati gli 11 giorni migliori della mia vita. Nessun grande campione avrebbe mai potuto dire lo stesso. Loro giocavano per vincere”.

L'esultanza col pugno
Connors no. Jimbo racconta se stesso in quella tipica esultanza col bacino in avanti e il pugno alzato verso le tribune. È profondo, naturale, quasi primigenio. È insieme la reazione all'amore soffocante della mamma e della nonna che l'hanno reso adulto senza essere cresciuto, è il marchio di una carriera costruita sul senso di rivalsa, verso i ricchi che giocano nei country club, verso i campioni più eleganti, affascinanti, amati. Gloria gli ripete sempre che l'ambiente tennistico non vuole avere niente a che fare con lui e gli insegna quel gioco tutto anticipi e corsa perfetto per beffare l'establishment. Catch me, if you can.

Jimbo sempre più distante
E no, nessuno ti prende, Jimbo, nemmeno Federer che ha superato Lendl al secondo posto a quota 1072. Sei sempre più lontano, sei sempre più distante. Nemmeno in due vite si possono vincere oggi 1.256 partite, che suonano ancora più irrealistiche, irraggiungibili dei 109 titoli certificati (altro record, tra cui 8 Titoli del Grande Slam: Australian open ‘74, Wimbledon ’74 e ’82, Us Open ’74,’76,’78,’82,’83). Anche se una parte consistente è arrivata in tornei a inviti con quattro o otto giocatori, magari organizzati in hotel o in casinò di lusso. E i dubbi su chi meriti davvero il titolo di numero 1 del 1977 fra Vilas, Jimbo e Borg dimostra che la matematica, qualche volta, può anche essere un'opinione. Quando Connors inizia a giocare, infatti, non esiste solo il circuito ATP, in cui infatti all'inizio non entra, e per questo il presidente Ashe non gli permette di iscriversi al Roland Garros e, di fatto, di provare a completare il Grande Slam. Prima di iscriversi al World Championship Tennis Tour, che si spartisce i giocatori con lo Usta Tour e non solo, e tutti sono riconosciuti come eventi professionistici, Connors ingrassa il suo palmares in tornei minori contro avversari modesti. Nel giro li chiamano “tomato can”, come si usa nel pugilato per quelli come Wepner, che ha ispirato Rocky, gli ex un po' bolliti o i combattenti modesti che rappresentano una vittoria sicura per promesse in rampa di lancio.

Con loro, Connors alimenta il suo odio viscerale per la sconfitta, la spinta che fa grandi i campioni. In fondo, si chiedeva negli anni '90, “io vivo per competere. Per di più, mi piace dimostrare alla gente che si sbaglia quando dice che non sono più in grado di farcela”