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LILÌ DE ALVAREZ, PRIMA DIVA DI SPAGNA

Nel giorno in cui nasce la star Muguruza torniamo agli Anni Venti con la sua antesignana, n

di Enzo Anderloni | 11 giugno 2016

Nel giorno in cui nasce la star Muguruza torniamo agli Anni Venti con la sua antesignana, n. 2 del mondo, vincitrice della prima edizione degli Internazionali d’Italia, tre volte in finale a Wimbledon. Ma soprattutto una personalità e un talento fuori dagli schemi

di Alessandro Mastroluca

Corre l'anno 1931 quando Lilí de Álvarez sconvolge Wimbledon. Si presenta ai Championships con l'antenata degli shorts, una gonna pantalone che Elsa Schiaparelli ha disegnato apposta per lei. Quel giorno la Señorita, come la chiamavano gli inglesi, ha cambiato per sempre l'immagine della donna nello sport. Solo tre anni prima, infatti, lo scrittore britannico Radclyffe Hall era stato processato per il romanzo The Well of Loliness, considerato osceno, e da allora gli shorts e ogni altra forma di abbigliamento di foggia maschile, se indossate da una donna, era immediatamente associata all'omosessualità.

In più, Elsa Schiaparelli è praticamente Lady Gaga ottant'anni prima. Disegnava gioielli a forma di insetto, attaccava scarpe sui cappelli, abbonda di rosa shocking e nei decenni successivi si ispirerà per le sue collezioni a Cocteau e Dalì. Chi indossa i suoi abiti (compresa la Duchessa di Windsor) si manifesta, scriverà Meryle Secrest nella sua biografia della stilista, “come una persona individualista e con un forte sense of humor”.

Tennis moderno e aggressivo

Quel gesto rimane ancor più delle tre finali a Wimbledon del lustro precedente di Elia Maria González-Álvarez y López-Chicheri, questo il suo nome completo. Alla prima, nel 1926, risale il suo rimpianto maggiore. Contro la britannica Kathleen McKane, sotto gli occhi del re Alfonso XII e della regina Victoria Eugenia di Spagna, Lilì perde il primo set ma rimonta fino ad allungare sul 3-1 40-15. Poi, ha spiegato, “è come se mi fossi completamente dimenticata dove fossi”. Eppure, ha indicato quella finale come la sua partita più bella in carriera, probabilmente perché era comunque riuscita a dimostrare di essere la migliore in campo. Nei due anni successivi, si fermerà di fronte alla miglior giocatrice dell'epoca, la statunitense Helen Wills.

Col suo tennis moderno, aggressivo e veloce la Señorita, numero 2 del mondo in quelle due stagioni, vincitrice a Milano della prima edizione dei campionati Internazionali d’Italia e finalista in doppio misto al Roland Garros con Bill Tilden nello stesso 1930, ha sempre inteso lo sport in senso contrario al professionismo. Nata all’Hotel Flora di Roma durante uno dei viaggi dei suoi facoltosi genitori, battezzata nella basilica di San Giovanni in Laterano, cattolica ma non retrograda, si definirà alla fine degli anni '70 “più che femminista, convinta dell'incontro paritario fra uomo e donna nel matrimonio, favorevole al divorzio, ai metodi contraccettivi e all'aborto purché terapeutico”, li ha provati tutti gli sport. A 12 anni batte molti uomini a biliardo, cresce fra la Svizzera, la Germania, la Francia e l'Italia, scia a Saint Moritz, pattina su ghiaccio, va a cavallo, corre in auto e moto e vince perfino una gara di tango.

La prima alle Olimpiadi

Prima atleta spagnola alle Olimpiadi insieme a Rosa Torres nel 1924, a 36 lascia lo sport e si dedica al giornalismo. Per il quotidiano argentino La Nación scrive i due articoli “Il grande nemico della stella del tennis, l'ammiratore” e “Il tennis e la donna”. Per il Daily Mail segue la creazione dell'Assemblea Costituente del 1931, la Guerra Civile del 1937-39 e la caduta della seconda Repubblica. Solo molti anni dopo si scopriranno poi l'intimo scambio epistolare, durato sette anni, con la scrittrice Carmen Laforet (1951-58), autrice di romanzi intrisi di misticismo religioso.

Ma la Señorita è soprattutto la prima grande diva sportiva di Spagna. Con quel fisico svelto e solido e l'immancabile fascia sulla testa, compare nelle celebri illustrazioni di Penagos per Blanco y Negro. E finisce immortalata nei versi di Lawn Tennis del poeta Enrique Diez Canedo. “Raccogliendo memorie che si sfumano” scrive, “evoco oggi di nuovo quell'estate che ci unì. E torno al ricordo mio della tua giovanil prestanza di sportswoman”.