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DJOKOVIC E MUGURUZA: AMORE E PHYSIQUE DU ROLE

A Parigi Nole e Garbine compiono due grandi imprese: la conquista del Career Grand Slam Djokovic, il primo Rolannd Garros la Muguruza, abbattendo il monumento di Serena Williams

di Enzo Anderloni | 08 giugno 2016

A Parigi Nole e Garbine compiono due grandi imprese: la conquista del Career Grand Slam Djokovic, il primo Rolannd Garros la Muguruza, abbattendo il monumento di Serena Williams. Lei convince nel ruolo della nuova grande star, lui continua invocare amore dai tifosi e non ne riceve abbastanza. E se smettesse di preoccuparsene?

di Enzo Anderloni – Foto Getty Images

Ci vuole pioggia, vento e sangue nelle vene, direbbe Jovanotti, per compiere imprese. A Parigi quest’anno pioggia e vento non sono mancati e di sicuro Garbine Muguruza e Novak Djokovic hanno dimostrato di averne, sangue nelle vene. Lei, la spagnola di origine venezuelana ha dato una spallata, dal sapore rivoluzionario, al monumento di Serena Williams. L’ha abbattuta. Non approfittando dei suoi errori, non abbindolandola con cambi di ritmo o geniali tatticismi: ha semplicemente tirato mazzate più forti delle sue, dal servizio in poi. L’ha buttata giù dal suo piedistallo con l’aria di una che ha il physique du role per stare proprio a suo agio lì, un gradino sopra tutti. Una Sharapova meno algida e con ampi margini di ulteriore miglioramento. Parigi ha dato l’idea di amarla subito, nuova star. Primadonna vera per la quale lo sponsor tedesco non ha previsto un abito da zebra come per le altre (Ivanovic e Halep incluse) ma un delizioso completino cortissimo, firmato dalla stilista Stella McCartney.

Non è così sicuro invece che sia veramente grande amore tra il pubblico (del Roland Garros come di altri Grand Slam) e Nole Djokovic, nonostante il grande cuore disegnato sulla terra rossa prima di sdraiarcisi dentro, secondo la moda lanciata quasi 20 anni fa dal solare brasiliano Kuerten (tre volte campione). L’uomo da 100 milioni di dollari vinti (record assoluto), dai 12 Slam e soprattutto dagli ultimi quattro conquistati consecutivamente, insiste nel volere a tutti i costi l’amore del pubblico. Lo vuole dimostrato. Vuole sentire di aver smosso quei cuori e non si rassegna al fatto che, nonostante una bravura mostruosa, quasi mai ci riesce. E paradossalmente il suo comportarsi nel modo giusto per farsi amare, da gran simpatico che balla ed esulta con i raccattapalle, è quasi controproducente. Perché sa di troppo preciso, perfetto, allenato come il suo tennis oggi, impossibile da smontare. E se la smettesse di disegnare cuori, di recitare il ruolo del “tanto buonino” e fosse un po’ più se stesso?

Nole a inizio carriera era quello che faceva le imitazioni delle star, da Nadal alla Sharapova. Sì, non era proprio politically correct e qualcuno se la prendeva: così ha smesso. Ma era simpatico, si capiva che gli piaceva davvero scherzare. Non a caso il suo profilo twitter dice: “Non smettere di ridere finché respiri, non smettere di amare finché sei vivo”. E allora, perché non infischiarsene dei giudizi altrui? In fondo a chi vince si finisce sempre per dare ragione. Era forse simpatico o gentile Jimmy Connors? Eppure un boato come quello di Flushing Meadows che lo sostiene, 39enne, fino alle semifinali Djokovic non l’ha mai sentito. Lo stesso Ivan Lendl, che come impatto estetico/sentimentale sta a Djokovic come il Ralph Fiennes/Voldemort sta a Brad Pitt/Joe Black, è stato ammirato e anche amato, nel suo fallimentare sogno di vincere anche a Wimbledon.

Gli imbattibili quando perdono diventano umani e di conseguenza vicini a noi. Non a caso a Roma, quel Nole stanco, nervoso, che sbatte la racchetta, litiga con l’arbitro e alla fine perde con Andy Murray (ecco uno più schietto, che potrebbe giocare con il kilt e non perdere un libbra di credibilità), ha trovato una casa. Al Foro Italico ha sentito un po’ di quell’affetto vero che lui vorrebbe sgorgasse istintivo dagli stadi di tutto il mondo. Forse, perché questo succeda, basterebbe che smettesse di preoccuparsene così tanto e lasciasse trasparire anche qualche fragilità. Perché le ha anche lui, come tanti. Non ci vede benissimo (gioca con le lenti a contatto) e ha problemi alimentari (intollerante al glutine, deve seguire pedissequamente la sua dieta). Eppure sta strapazzando tutti i record: non è un’impresa ancor più straordinaria?

Articolo tratto da SuperTennis Magazine n. 22 - 2016

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SuperTennis Magazine – Anno XII – n.22– 8 giugno 2016

In questo numero

Prima pagina: amore e physique du role Pag.3

Roland Garros maschile: il Djokovic perfetto? Pag.4

Batch-point: questa è brutta Pag.5

Terza pagina: Lilì de Alvarez, prima diva di Spagna Pag.7

Roland Garros femminile: E’ Garbine Muguruza la nuova étoile mondiale Pag.8

Roland Garros l’intervista: Knapp: “Ora sto bene. Ed è già una vittoria” Pag.12

I numeri della settimana Pag.12

Il tennis in tv: dal Queen’s ad Halle Pag.14

Lo studio – Provato: il tennis non fa venire la scoliosi Pag.15

Circuito Fit-Tpra: loro hanno vinto … gli Internazionali Pag.16

Paddle –Un circuito… mondiale Pag.19

Personal coach – Tecnica: sfide di rovescio: una mano contro due Pag.20

Racchette e dintorni – Scusi che tennis è? Te lo dice l’orologio Pag.22

La regola del gioco- Dopo la sospensione, come si ricomincia? Pag.24