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IBI16: I SEGRETI DELLE RACCHETTE DEI CAMPIONI

Dai report degli incordatori degli Internazionali d'Italia si scopre che la tensione media delle giocatri è ben 3 chili superiroe a quella dei maschi: 25 kg contro 22

di Enzo Anderloni | 20 maggio 2016

Dai report degli incordatori degli Internazionali d'Italia si scopre che la tensione media delle giocatri è ben 3 chili superiroe a quella dei maschi: 25 kg contro 22. A Barbora Strycova spetta il record della massima: 35 kg. Tra gli uomini anche i 12 kg di Volandri e i 13 di Kukushkin. E le racchette d’oro dei fratelli Bryan…

di Enzo Anderloni

“Non date da mangiare agli incordatori”: questo l’ironico cartello appeso quest’anno nella buca degli stringers, nella pancia del Campo Centrale del Foro Italico. Un po’ come succede per gli orsi a Yellowstone, il parco di Yoghi e Bubu.
In effetti chi incorda di professione fa parte di una specie rara: quella dei maggiori esperti in tema di attrezzi dei campioni ma anche di quelli degli altri protagonisti del circuito. Fino ad arrivare in realtà anche alle racchette dei quarta categoria, perché appena si chiude il grande evento gli stringers tornano a casa, nei loro negozi specializzati (perché da lì provengono tutti) e ricominciano a incordare, passando, da un giorno all’altro dalla racchetta di Nadal a quella del signor Rossi, che spesso è più pignolo di Rafa.
Dunque è scendendo nella loro buca che si possono scoprire i segreti delle customizzazioni più particolari, degli attrezzi-novità ma soprattutto si possono cogliere le tendenze.
Quelle degli IBI16 le carpiamo dal “log” aggiornato di Marco Rossani (uno dei 12 incordatori del team guidato da Silvano Stefanini). Gli altri sono Michele Fabbretti, Paolo Facci, Sergio Aiello, Paolo Foschi, Simone Scaturro, Andrea Piacini, Andrea Cotugno, Valerio Morisi, Millo Cosmo e Alessia Bezziccheri.
Marco, milanese, 48 anni, fa parte anche del team degli stringers di Wimbledon (unico italiano). E registra minuziosamente passo dopo passo il suo lavoro. Quest’anno ha incordato in 8 giorni 161 racchette, tra uomini e donne, segnando per ciascuna: tipo di corda e tensione, separatamente per verticali e orizzontali. Alle fine questo lavoro ci offre una visione, dal suo piccolo punto di vista, di quello che vogliono oggi i professionisti. E non sono dati ovvi.

Le donne tirano di più le corde
Per esempio scopriamo che le giocatrici del circuito Wta utilizzano tensioni decisamente più alte dei maschi dell’Atp. Apparentemente un controsenso, perché con le corde più tese si ha più controllo e meno potenza, si fa più fatica a sfondare. La media femminile al Foro, tra le racchette incordate da Marco, è risultata 25,2 kg, contro 22,1 kg degli uomini. E tre chili in meno di media non sono pochi.
Il dato è ancora più eclatante se andiamo a osservare i valori minimi e massimi. La tensione più bassa Atp è quella di Filippo Volandri: 12 kg. Quella Wta è 19 kg, e l’hanno richiesta Sara Errani e Cristina Mladenovic.
L’incordatura più tirata tra gli uomini è stata quella di Ernests Gulbis, 30/29 kg, mentre tra le ragazze si è arrivati fino ai 35/35 kg di Barbora Strycova. Un fenomeno interessante, questo delle donne “più tese”, da analizzare a fondo.
Intanto è interessante anche sapere che per il 75% il mondo Wta sceglie ancora il “fullbed” cioè l’incordatura realizzata con un unico tipo di corda, contro un 25% di ibridi (di solito budello naturale e monofilamento sintetico, ma ci sono anche ibridi con due diversi tipi di sintetico). In campo maschile gli ibridi diventano il 31%. E stiamo parlando del campione di Marco Rossani (27 giocatori e 23 giocatrici), quindi un dato non da prendere come valore assoluto ma che se si considera che i Top Player (Djokovic, Murray, Federer per esempio) usano tutti l’ibrido e hanno incordatori personali (dunque sono fuori dai rilevamenti) si capisce che questo mix di materiali sta prendendo davvero piede. Ma ora veniamo agli aspetti più curiosi e originali dell’attrezzo e ella sua customizzazione che abbiamo potuto cogliere nella buca del stringers.

Personalizzare anche l’estetica: le racchette d’oro
La prima cosa che salta all’occhio è che non si limitano ad avere attrezzi fatti su misura: amano personalizzarne anche la veste estetica. Clamorosa quella dei fratelli Bob e Mike Bryan che si sono presentati con due Prince color oro fatte apposta per loro. Una versione “gold” delle loro Tour? Nion è chiaro. Di certo tutto brillava, a partire dai passacorde. Ma il tocco di classe assoluta erano le grafie all’interno del cuore: tre trofei (ovviamnete d’oro) a celebrare il numero degli Slam conquisati (16), la prima posizione in classifica mondiale e il numero dei tornei vinti (109, aggiornato a fine 2015). Per distinguere i telai, quello di Mike ha un piccolo adesivo con la M sul tacco. Per entrambi incordatura ibrida con budello Babolat VS e sintetico monofilamento Prince Poly. Tensioni basse: 19/17,5 kg più o meno per entrambi.

Il nome sul telaio, come sulla maglia
Senza arrivare a questi livelli di finitura, quasi tutti i big (ma non solo) vogliono il nome serigrafato sulla racchetta, un po’ come i calciatori lo hanno sulla maglia. Nadal ha un bel Rafa grande sul telaio della sua Babolat Pure Aero Play, Gasquet il cognome all’interno del cuore della sua Head Extreme Pro, stesso posto dove Juan Monaco, nella sua Yonex VCore Si 98, ha voluto farsi scrivere “Vamos Pico!”, il suo soprannome. Sempre nel cuore della sua Wilson Burn 95, Nishikori ha scritto “Kei”. La Kuznetsova (Head Extreme Pro) si è invece fatta mettere “Svetlana” all’interno del piatto corde.

Le sorelle Williams? Curate nei dettagli
Anche Serena Willimas ha voluto l’oro. Il suo nome è serigrafato bello grosso all’interno del cuore della sua Wilson Blade 104 (stessa racchetta anche per Venus). Il telaio, a nudo pesa 304 grammi e la numero 1 del mondo lo fa incordare con ibrido reverse, come Federer: budello sulle verticali (29,5/30 kg la tensione con un pre-stretch del 10% perché non si lascino andare), monofilamento Luxilon 4G sulle orizzontali (29 kg). Nel montaggio abbiamo potuto notare una cura particolare da parte degli stringer, che oltre a proteggere il telaio dalle pinze con dei distanziatori, avvolgevano con lo scottex il grip bianco, affinché arrivasse candido (e incellophanato) nelle mani della campionessa di 21 Slam.

C’è anche il Pro con la racchetta di Decathlon
Racchette d’oro ma anche attrezzi alla portata di tutti i portafogli: l’austriaco Oliver Marach, impegnato nel doppio insieme al polacco Matkowski, ha utilizzato un’Artengo TR 990, telaio agonistico proposto nella gamma realizzata dal colosso della grande distribuzione sportiva Decathlon e in vendita al pubblico a 89,95 euro (così dice il sito web). Dunque risparmiare si può, a qualunque livello.

Novità Thiem, esotismo Anderson
Molta cuiriosità intorno all’attrezzo di Dominic Thiem, il grande emergente che ha eliminato Federer e messo alla frusta Nishikori. Il 22enne austriaco brandiva al posto della sua solita Babolat Pure Strike un prototipo (sopra c’era scritto, piccolo piccolo, “PROJECTONE7”), bianco con una fascia arancione, che dovrebbe essere l’evoluzione dell’attezzo, in uscita nei prossimi mesi, non si sa con quale livrea difinitva. Thiem, per la cronaca, incordava con ibrido (budello VS e monofilo RPM Blast) a 25/25 kg.
Particolare anche la racchetta di Kevin Anderson, il bombardiere sudafricano dal servizio devastante. La sua Srixon Revo X 2.0 Tour non è disponibile sul nostro mercato. Il marchio è giapponese, legato a Dunlop Sports. Interessante notare gli abbondanti piombi che il n.20 del mondo fa piazzare sull’ovale. L’incordaura è anche per lui un ibrido: budello Babolat VS e monnofilamento Luxilon Alu Power a una tensione variabile tra i 20 e i 21 kg. Dunque, stiamo bassi, con queste tensioni delle corde. Se lo fanno loro (Nishikori 19 kg, Goffin 22/21…), perché noi al circolo dovremmo farle tirare di più?