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LE 7 MERAVIGLIE DI STAN SMITH, RACCHETTA D'ORO A ROMA

Ripercorriamo la carriera del grande campione americano, vincitore di Slam e della Coppa Davis negli Anni '60 e divenuto popolare per le calzature che portano il suo nome

di Enzo Anderloni | 15 maggio 2016

Ripercorriamo la carriera del grande campione americano, vincitore di Slam e della Coppa Davis negli Anni '60 e divenuto popolare per le calzature che portano il suo nome. Quest’anno al Foro è stato premiato con la Racchetta d'oro

di Alessandro Mastroluca

Ha vinto 36 titoli, è stato numero 3 del mondo, per Jack Kramer è uno dei 20 migliori giocatori di sempre. Ma la scarpa che porta il suo nome resterà sempre più famosa di lui. È il destino di Stan Smith, cui sarà assegnata la Racchetta d'Oro agli Internazionali BNL d'Italia 2016. Il destino di un campione un po’ sottovalutato. Ingiustamente.

1 Rimanda la leva per il primo Masters
Il 14 dicembre 1970, Stan Smith compie 24 anni. Sa che dopo due giorni deve essere a Los Angeles per rispondere alla chiamata di leva. Ma è a Tokyo per il primo Masters. Batte Rosewall mentre il pubblico gli canta Happy birthday. Il giorno dopo torna in America, ottiene un permesso speciale, rientra in Giappone ma perde da Ashe: partirà per il servizio militare solo dopo Natale.

2 I due titoli Slam
In carriera, ha conquistato due titoli Slam. Memorabile il primo, lo Us Open del 1971: supera in cinque set Tom Okker in semifinale e in finale rimonta Jan Kodes dopo aver perso il primo. È il secondo anno della Sudden Death, la prima versione del tiebreak, e Smith ne vince cinque su cinque. L'anno dopo, a Wimbledon, la pioggia costringe gli organizzatori a rinunciare alla tradizione e giocare la finale di domenica. Smith perde il primo set contro Nastase, che però si innervosisce e inizia a cambiare una racchetta dopo l'altra. L'americano chiuderà 46 63 63 46 75. E’ la finale più equilibrata dal 1933 quando Jack Crawford sconfisse Ellsworth Vines.

3 Vince la prima Davis col nuovo formato
Nastase lo ritroverà al Romania Club Sportiv Progresul, di Bucharest in finale di Coppa Davis. L’edizione 1972 è la prima con il nuovo formato, senza il Challenge Round: un’innovazione introdotta soprattutto grazie a Tiriac. Si gioca al Tennis Club Progresul, dove Nastase è di casa in tutti i sensi, ma Smith lo batte nel primo singolare. È lui a firmare tutti e tre i punti per gli Stati Uniti. Insieme a Van Dillen conquista il doppio su Nasty e Tiriac e nell'ultimo singolare supera l'attuale proprietario del torneo di Madrid, cui non basta l'aiuto di un raccattapalle che si improvvisa massaggiatore.

4. Masters 1972: il ritiro dell'amico Gorman
Nel 1972 anche il Masters passa al format che conosciamo oggi. In semifinale, a Barcellona, affronta Tom Gorman: i due sono grandi amici, e lo resteranno anche al termine della carriera: saranno perfino l'uno testimone di nozze dell'altro. Avanti 6-7 6-7 7-5 5-4, sul 30-40, Gorman è a un punto dalla finale. Ma anziché tornare a fondo campo per rispondere va a stringere la mano dell’arbitro e si ritira. “La schiena mi sta uccidendo” dice al giudice di sedia, “non ce la faccio ad andare avanti”. “Tom sapeva che gli sponsor contavano su una finale fra me e Nastase” commenterà Smith al New York Times. “Si era fatto male alla schiena nel quarto set e sapeva che il giorno dopo non sarebbe stato in grado di giocare la finale. Non so davvero se qualcun altro avrebbe fatto lo stesso al posto suo”.

5. Molto più di una scarpa
Nel 1970, l'ex capitano di Coppa Davis Donald Dell diventa il manager di Arthur Ashe. Costituisce inizialmente uno studio legale, ma allora gli avvocati non possono procurare affari né fare pubblicità. Per questo, crea la Professional Services Inc., presto nota come ProServ. Insieme al primo tennista di colore a trionfare a Wimbledon, ha un solo altro cliente: Stan Smith. È lui che nel 1972 gli fa firmare il contratto con Adidas per la produzione delle storiche scarpe con tomaia in pelle e linguetta verde, riproposte sul mercato nel 2014. All'inizio, però, il modello era intitolato all'allora numero 1 di Francia, Robert Haillet, che era un grande amico di Horst Dasser, il figlio di Adi, fondatore del gruppo. E tra il 1972 e il 1974, sono rimasti entrambi i nomi impressi sulle calzature, prima che diventassero per tutti le Stan Smith, vendute in oltre 22 milioni di esemplari.

6. Mai più lo stesso
Nel 1973, Smith partecipa al boicottaggio a Wimbledon e rinuncia alla possibilità di difendere il titolo. Senza rimpianti, però, perché l'appena nata ATP va al di là delle esigenze individuali. Da quel momento, però, non sarà più lo stesso. Perderà in semifinale allo Us Open dopo aver mancato un match point contro Kodes. La scena si ripeterà poi a Wimbledon nel 1974, contro l'antico rivale Ken Rosewall: non potrà così giocarsi il titolo contro Jimmy Connors che aveva battuto sull'erba solo poche settimane prima. Da ormai tre stagioni, però, ha problemi al braccio e soprattutto al gomito. La sua carriera è finita, ma l'amore per il tennis continua.

7. Tennis e business
Negli anni '80, Smith viene scelto come “Director of Coaching” dalla USTA, quando la federazione Usa lancia il programma di Player Development, di sviluppo giocatori di alto livello. Ora continua a gestire la Smith Stearns Tennis Academy (con Billy Stearns) a Hilton Head, in South Carolina. Il tennis scorre nel sangue della famiglia. Tutti i suoi figli, infatti, giocano: Ramsey, il maggiore, è stato capitano e coach della squadra della Duke University; Trevor ha seguito le orme della madre a Princeton, mentre Austin guida il team di tennis alla UNC. Il suo coinvolgimento nel gioco passa adesso anche per la Stan Smith Events, una società che organizza eventi per aziende e relativi clienti in occasione dei grandi tornei, anche di golf, e delle Olimpiadi.