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ROMA-STORY: L'ERA D'ORO DI PIETRANGELI AGLI INTERNAZIONALI

Oggi ambasciatore del tennis azzurro, Pietrangeli disputò 22 edizioni degli Internazionali d'Italia dal 1952 al 1973

di Enzo Anderloni | 08 maggio 2016

Oggi ambasciatore del tennis azzurro, Pietrangeli disputò 22 edizioni degli Internazionali d'Italia dal 1952 al 1973. Vinse due volte, conquistò altrettante finali, tre semifinali e quattro volte i quarti di finale…

di Viviano Vespignani

Gli Internazionali d'Italia ebbero, lungo la loro gloriosa storia, una vera e propria Era Pietrangeli. Che durò oltre vent'anni. Tra il 1952 e il 1973 Nicola Pietrangeli arriva a disputare 22 edizioni degli Internazionali e a collezionare due vittorie, altrettante finali, tre semifinali e quattro quarti di finale, oltre a cimentarsi invano in otto finali di doppio, sette delle quali a fianco di Orlando Sirola. Dopo di lui, con 19 partecipazioni, i più affezionati attori del Foro avranno i nomi di Beppe Merlo e Lea Pericoli. Il secondo successo di Nicola coincise, nel 1961, con l’edizione straordinariamente trasferita al Circolo della Stampa Sporting di Torino, fulcro delle manifestazioni celebrative del Centenario dell’Unità d’Italia alle quali anche il tennis volle dare il proprio contributo. E quasi a sottolineare l’eccezionalità dell’evento, Pietrangeli giocò probabilmente il suo miglior torneo di sempre, coronato dalle vittorie riportate su Roy Emerson e Rod Laver.

Donne leggendarie

Non era stato da meno, negli Anni '50, il torneo femminile. Venne firmato da due leader mondiali quali Maureen Connolly e Althea Gibson e fu capace di lanciare una futura n.1e tre volte vincitrice, la brasiliana Maria Ester Bueno che Rino Tommasi dichiarò “una delle giocatrici più spettacolari di tutti i tempi”. Lo straordinario tris di vittorie composto da Jaroslav Drobny venne eguagliato negli Anni '60 da Martin Mulligan e Margaret Court Smith, sette volte leader mondiale e autrice di un Grand Slam, ma sul palcoscenico degli Internazionali tra il 1974 e il 1982 fece ancor meglio Chris Evert. Cinque volte salì sul più alto gradino del podio, tra l’altro ripetendosi tre volte consecutive dal 1980 allorché le gare femminili, alla ricerca di una maggiore visibilità e di un consistente rilancio, approdarono sui campi dell’accogliente Junior Perugia. Gli Internazionali femminili faranno tappa anche al Circolo Italsider di Taranto, che promosse Raffaella Reggi, e torneranno al Foro Italico nel 1987 per regalarci il successo di Steffi Graf.

L’era degli australiani

Sottolineata da una finale maschile tutta australiana, in assoluto una delle migliori nella storia del torneo, con John Newcombe e Tony Roche, l’edizione 1969 segnò l’arrivo a Roma del tennis Open mettendo in palio un montepremi decisamente modesto anche per quei tempi, 18.650 dollari. A distanza di 9 anni, nella portentosa edizione del 1971, Rod Laver vestì di nuovo i panni del protagonista d’eccezione, offrendo un’ulteriore prova di una classe cristallina che nemmeno una lunga milizia nel mondo professionistico aveva potuto scalfire. Sempre nella fascia degli Anni '70 altri tre eventi meritano una nota. Nel 1973 Ilie Nastase replicò il titolo conquistato tra anni avanti: vinse sulla scia del trionfo riportato a Parigi e nella più breve delle finali rifilò un triplice, impietoso, 6-1 a un Manuel Orantes svuotato di energie fisiche e mentali.

L'era del giovane Borg

L’anno successivo, il torneo non solo si concluse raccogliendo giudizi trionfali, ma incoronò a 17 anni, 11 mesi e 27 giorni il più vincitore di sempre, Bjorn Borg. E a tal proposito va ricordato che nel 1990 Monica Seles riuscì a imporsi alla sbalorditiva età di 16 anni, 5 mesi e 11. E arriviamo al 1976, l’anno di Adriano Panatta. A distanza di 15 anni un azzurro tornò a salire sul più alto gradino del podio. Lo fece dopo aver fornito esaltanti prestazioni nei turni conclusivi giocati al cospetto di Newcombe e Guillermo Vilas e dopo aver salvato undici, storici, match point a Kim Warwick nel primo round.

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