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ROMA-STORY, QUANDO AL FORO ARRIVARONO GLI INTERNAZIONALI

Nel 1930 a Milano nascono gli Internazionali d'Italia, per volontà del conte Alberto Bonacossa

di Enzo Anderloni | 07 maggio 2016

Nel 1930 a Milano nascono gli Internazionali d'Italia, per volontà del conte Alberto Bonacossa. Comincia da lì la storia di uno degli eventi tennistici più importanti e prestigiosi al mondo. Nel '35 la prima edizione al Foro Italico di Roma

di Viviano Vespignani

A Milano nel 1930, e precisamente il 28 aprile, il Tennis Club Bonacossa tenne a battesimo i Campionati Internazionali d’Italia. Ne fu ideatore e artefice una sola persona, uno dei Padri del tennis italiano, il conte Alberto Bonacossa. Lo animò la fortissima, ma realistica, ambizione di dar vita in Italia a un torneo che doveva rappresentarne la bandiera nel mondo e, nello stesso tempo, offrire uno spettacolo agonistico di elevatissimo livello. Da taluni ritenuto temerario, il progetto, che mirava anche ad inserire l’Italia nel più elevato ambito internazionale, non incontrò ostacoli logistici in quanto un anno avanti il Tc Bonacossa si era dotato di un campo centrale, poi intitolato a Gilberto Porro Lambertenghi.
Le cronache del tempo raccontano che Milano fu teatro di un evento sportivo di grande risonanza, oltre che di un avvenimento mondano sottolineato da alcuni fastosi ricevimenti. La qualità agonistica del torneo, alla cui promozione nel mondo si dedicarono tutti i più forti azzurri a cominciare da Giorgio De Stefani e Lucia Valerio, risultò ottima specie in campo maschile. Per di più il torneo trovò nello statunitense “Big” Bill Tilden, sei volte n.1 del mondo a partire dal 1920, un vincitore straordinariamente rappresentativo, un vincitore capace di travolgere ogni avversario sino a infliggere un drastico 6-1 6-1 6-2 in finale, in poco più di un’ora, a Uberto De Morpurgo. Il titolo femminile fu appannaggio della spagnola Lilly De Alvarez ai danni di Lucia Valerio che nei cinque anni seguenti collezionerà un successo nel 1931 e altre tre finali.

Le prime vittorie italiane

Nel 1933 il genovese Emanuele Sertorio firmò in campo maschile la prima delle sei vittorie azzurre, con ciò raggiungendo il più prestigioso traguardo della sua carriera. L’anno seguente salì alla ribalta un personaggio straordinario che sino al 1929 aveva vestito i panni del maestro sui campi romani del Parioli, Giovannino Palmieri (nella foto con Hines). In quella che fu la prima delle tre finali tutte italiane superò Giorgio De Stefani (Fausto Gardini nel 1955 e Nicola Pietrangeli nel 1957 sconfissero Giuseppe Merlo). Nel frattempo due statunitensi avevano dato lustro al torneo in gonnella: nel 1933 Elisabeth Ryan e l’anno successivo Helen Jacobs, allora n.1 al mondo.

Da Milano al Foro Italico

Con gran rammarico del conte Bonacossa, l’edizione del 1935 venne trasferita da Milano a Roma, sia perché la massima espressione tennistica non poteva non approdare nella Capitale, sia perché a ospitare il torneo sarebbe stato un imponente complesso sportivo che l’architetto Enrico Del Debbio aveva ideato e realizzato tra il 1927 e il 1933, il Foro Italico. Tutto questo però non impedì al torneo di chiudere i battenti già l’anno successivo. L’onda lunga della Grande Depressione, l’acuirsi delle tensioni politiche connesse all’invasione italiana dell’Etiopia, soprattutto la debilitata situazione economica provocata dallo sforzo bellico e dall'uscita dell’Italia dalla Società delle Nazioni, imposero al presidente Alessandro Lessona e al Consiglio della Federtennis di assumere una decisione quanto mai dolorosa.

Si riparte dal 1950

Soltanto nel 1950 fu possibile riannodare un filo quasi spezzato a motivo della disastrosa situazione economica e sociale nella quale la Seconda Guerra mondiale aveva fatto precipitare l’Italia. E fu Carlo Della Vida, illuminato organizzatore ed ex giocatore, ad assumersi l’onere di ridare vita agli Internazionali, in particolare convogliando a Roma un cast d’eccezione. Vinsero Jaroslav Drobny, campione tra i più amati dal pubblico del Foro e collezionista di passaporti, e Annelies Ullstein Bossi, un’austriaca che aveva acquisito per matrimonio la nazionalità italiana e che l’anno avanti aveva guadagnalo la Top 10 mondiale. Drobny si ripeterà nel 1951 ai danni di Gianni Cucelli e nel 1953 ai danni di due 19enni australiani, simpaticamente chiamati “gemelli”, Ken Rosewall e Lewis Hoad, che scriveranno capitoli esaltanti della storia del tennis.