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GABRIELA SABATINI, LA REGINA DI ROMA

Vinse gli Internazionali d'Italia 4 volte in cinque anni, e il Foro Italico s'innamorò di lei

di Enzo Anderloni | 30 aprile 2016

Vinse gli Internazionali d'Italia 4 volte in cinque anni, e il Foro Italico s'innamorò di lei. Nel 2003 diventa italiana, ma resta un'icona argentina, l'unica con una medaglia olimpica nel tennis. Oggi promuove la sua linea di profumi

di Alessandro Mastroluca - foto Getty Images

“Gabymania stupenda malattia”. Lo striscione che campeggia mentre Gabriela Sabatini dimostra di poter far tutto contro Monica Seles e conquista Roma per la quarta volta in cinque anni, racconta una corrispondenza d'amorosi sensi, un intreccio di destini sulle terrazze del Foro. Il pubblico l'adora per quel suo modo così personale di unire l'eleganza e la garra, con l'arrotata gentile di dritto e il rovescio glamour. E gli uomini over 14 invidiano non poco Eugenio Rossi, che l'ha frequentata per una stagione e certo non solo come coach.
Italiana lo diventerà, Gabriela, nel 2003: con lei Potenza Picena comincerà ad acquistare la fama di città degli oriundi. È l'allora sindaco Mario Morgoni a presentarle Rosalba, Sergio e Gianfranca, i cugini di papà Osvaldo, dietro la finestra e sotto il lampadario a goccia dell'ufficio anagrafe.

Pesce fuor d'acqua
Amata, ammirata e insieme riservata, racconta una storia e conserva un mistero mentre il vento si arrende ai suoi capelli spessi. Racconta la paura e la voglia di vincere di una campionessa che avrebbe voluto passare inosservata, che in più di un'occasione, ha confessato, ha preferito perdere per non incontrare giornalisti e fotografi. “Se fossi diventata la numero 1, sarebbe stato un problema”, ha detto in un'intervista alla Nacion. E non c'è paradosso più grande per chi, come Gabriela, ha la competizione nel sangue e vive ogni sconfitta come una frustrazione, come un fallimento. In troppe occasioni, però, le è mancato l'acuto nel momento decisivo: è l'imperfezione della sensibilità, di chi si è trovata stretta fra il moderno e il futuro, di chi ha visto sotto i suoi occhi il tennis cambiare a suon di anticipi, potenza, velocità. Sono proprio le sue due grandi rivali a guidare la rivoluzione, Steffi Graf (11-29 il bilancio negli head to head) e Monica Seles, che Gabriela ha battuto tre volte su quattordici, due in finale agli Internazionali BNL d'Italia. Eppure, quando un anno dopo Gunther Parche tinge la terra rossa di Amburgo del rosso del sangue, è proprio Gabriela Sabatini la giocatrice che rimane più vicina a Monica Seles. “Non ero mai stata molto amica della Sabatini - dirà - ma mentre quasi tutte le colleghe si dimenticarono di me dopo l'aggressione, Gaby mi chiamava, mi stimolava: si è dimostrata un'amica”.

Il fisico non regge
È proprio per contrastare un tennis in evoluzione che nel 1990 cambia coach. Sceglie Kirmayr, vuole trasformare il suo gioco, renderlo più offensivo. In quella prima stagione trionfa allo Us Open, l'anno dopo vince 62 partite su 73, sale al numero 3 del mondo e lascia cinque game a Roma alla Seles, che è la numero 1 Wta. Esagera però con i pesi, cambia la meccanica di servizio, ma sul lungo periodo la scelta non paga. Perde l'agilità tipica del suo tennis e si fa male alla schiena. Rimane però un'icona nazionale, l'unica argentina con una medaglia olimpica nel tennis. Rimane soprattutto, anche ora che fa da testimonial di se stessa e della linea di profumi col suo nome, la vera regina dei Roma.

Gabriela Sabatini è nata il 16 maggio 1970, ha vinto 27 titoli Wta ed è stata n.3 al mondo nel febbraio del 1989. Conquistò Roma nel 1988, '89, '91 e '92