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IL DIRITTO MODERNO SI GIOCA COSÌ

Velocità di braccio e spin da dare alla palla, due elementi cardine del colpo

di Enzo Anderloni | 11 aprile 2016

Velocità di braccio e spin da dare alla palla, due elementi cardine del colpo. E allora occhio al movimento dell'avambraccio e all'inclinazione del piatto-corde…

di Gennaro Volturo, I.S.F. Roberto Lombardi

Uno degli aspetti tecnici più significativi del diritto moderno è il movimento di pronazione dell’avambraccio attorno al gomito. Di solito tale azione è associata alla fase che intercorre tra l'impatto e il finale, ed è facilmente riconoscibile dall’angolazione che l’avambraccio presenta (parallelo rispetto al terreno) quando il tennista ha terminato il colpo. In realtà tale movimento di pronazione è ancora più importante se associato alla prima fase di accelerazione, cioè quella corrispondente alla caduta verticale della racchetta a seguito di un movimento di preparazione semi-circolare o circolare.

Occhi all'avambraccio
Se proviamo a completare la preparazione del diritto, possiamo riscontrare come l’avambraccio presenti una naturale posizione di supinazione con la parte interna di tale segmento corporeo rivolta verso l’alto. Se il tennista mantenesse stabile tale assetto, durante la fase di accelerazione inevitabilmente colpirebbe la palla con la testa della racchetta perpendicolare al terreno e con la mano in posizione di iperestensione. In tal modo riuscirebbe a svolgere una buona azione di contrasto rispetto alla palla, ma limiterebbe in maniera importante la produzione di spin riducendo l’intervento dei flessori della mano come ulteriore componente di accelerazione dell’attrezzo.

Produciamo più spin
Per tale motivazione i tennisti di elevata qualificazione, al termine della fase di caduta verticale della racchetta, producono un movimento di pronazione dell’avambraccio che porta le corde ad essere orientate verso il basso, con gradi di inclinazione che differiscono in base all’impugnatura utilizzata. In tal modo sarà possibile colpire la palla con il piatto corde leggermente inclinato verso il basso, favorendo la produzione di rotazione in top-spin e soprattutto incrementando la velocità dell’attrezzo e la complessità di palla attraverso la flessione della mano che interviene come ultimo segmento corporeo pochi millisecondi prima dell’impatto.

Due consigli pratici
Per ottimizzare tale azione si ricordi di prestare attenzione ai seguenti accorgimenti didattici:
1) In corrispondenza del movimento di pronazione è necessario che il tennista non fermi l’attrezzo, nemmeno per una frazione di secondo: un’eventuale fase di arresto, se pur minima, comporterebbe una dispersione di energia elastica che limiterebbe l’efficacia del movimento di accelerazione.
2) L’inclinazione del piatto-corde all’impatto è la naturale conseguenza di un movimento biomeccanicamente corretto e pertanto non può essere controllata volontariamente. Il tentativo di controllare coscientemente tale azione, inevitabilmente, comporterebbe un rallentamento della fase di accelerazione e quindi un peggioramento della prestazione.