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LO SGUARDO DI ANDRE AGASSI DIVENTA UN'OPERA

Da una foto del grande Andre che fissa la palla, l’opera-filmato dell’artista albanese Anri Sala esposta nella rassegna L’image volée alla Fondazione Prada di Milano

di Enzo Anderloni | 31 marzo 2016

Da una foto del grande Andre che fissa la palla, l’opera-filmato dell’artista albanese Anri Sala esposta nella rassegna L’image volée alla Fondazione Prada di Milano. Un incontro tennistico imprevisto. Mandateci i vostri…

di Enzo Anderloni

Giri l’angolo e te lo trovi di fronte: lo sguardo di Andre Agassi fisso sulla palla. Se ti fermi e osservi bene in realtà è uno sguardo in ritardo. Lui, Andre in realtà fissa un punto dal quale quella palla gialla che lui sta per colpire è già passata. Ed è proprio per questo infinitesimale scarto temporale, che fa una grossa differenza nell’immagine che questa foto è finita sull’International Herald Tribune. Per lo stesso motivo l’artista albanese Anri Sala l’ha scelta per una sua opera visiva, intitolata Agassi, 2006, esposta in questi giorni a Milano, alla Fondazione Prada all’interno della rassegna L’image volée (L’immagine rubata, dal 18 marzo al 28 agosto).

Thomas Demand è ideatore e curatore della mostra che riunisce vari esempi di appropriazione artistica, vale a dire opere che evidenziano da parte degli artisti l’utilizzo del lavoro di altri, la rielaborazione di idee e di immagini altrui per realizzare le proprie. Anri Sala ha trasformato la foto in un filmato 16 mm muto (un proiettore analogico riproduce la pellicola in loop), con un particolare tocco di rielaborazione. A un certo punto in alto a destra compare per due volte un cerchio bianco accanto alla pallina (simile ai dispositivi visivi che si usano per segnalare ai proiezionisti che è il momento di cambiare la bobina). Compare nel punto verso cui Agassi rivolge lo sguardo. Il tempo tra l’apparire dei due cerchi è pari a 0,79 secondi, e corrisponde a quanto impiega la palla colpita da Agassi per raggiungere il campo avversario.

Nella corposa didascalia che accompagna l’opera nella guida, si dice che “l’evocazione di questa velocità attraversa la rappresentazione di un picco istantaneo di concentrazione e potenzialità visivamente sospeso nel tempo”. Noi che passeggiavamo nel nuovo affascinate spazio espositivo di Prada (in zona Ripamonti, due passi dalla nota per noi appassionati di racchette Bottega del Tennis) abbiamo colto soprattutto l’emozione di incontrare un volto famigliare lì, tra un ritratto di Raffaello realizzato da Ingres e una Gioconda con i baffi, dadaista, firmata da Francis Picabia, le tele tagliate di Francis Bacon e i concetti spaziali di Lucio Fontana. E poi in fondo, indipendentemente dalla originale trovata di Anri Sala, il tennis di Agassi era a suo modo arte. Veloce. Futurista.

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